«Combattiamo l’occupazione»

L’occupazione americana dell’Iraq e la partecipazione al Consiglio di governo provvisorio nominato dal «marja bianco» Paul Bremer del Segretario del Pc iracheno, non in quanto tale ma come «esponente della comunità sciita» hanno provocato una profonda spaccatura del movimento e molti quadri del partito avrebbero deciso di rompere gli indugi, di denunciare la leadership attuale e di passare alla resistenza armata. Questo gruppo ha recentemente redatto un appello-documento a nome del «Partito Comunista Iracheno (Quadri di base)» nel quale viene delineata come priorità assoluta la difesa della sovranità dell’Iraq calpestata dalle truppe di occupazione americane. Un partito quindi che riprenda il suo carattere «nazionale» e che promuova l’unità tra tutte le forze del paese, al di là delle divisioni politiche o confessionali, che si oppongono all’occupazione. Una scelta questa che hanno fatto anche altri quadri dell’area comunista facenti riferimento al Partito comunità iracheno- Fronte Patriottico, già attivo nella resistenza armata nell’ambito di una coalizione con settori del movimento nasseriano, del partito baath pro-siriano, e dei Fratelli musulmani. Diversa la strategia del Partito comunista operaio dell’Iraq secondo il quale è necessario si opporsi all’occupazione ma con mezzi non-militari privilegiando la costruzione e la mobilitazione di un movimento di massa. I Quadri del partito comunista iracheno, nel loro appello, salutano invece per prima cosa la resistenza contro gli occupanti ed in particolare alcune azioni armate condotte da cellule del partito nella città di al-Nakhilah (Kerbala) e nel governatorato di Dayala. Il nuovo Iraq, secondo i quadri del partito non potrà nascere dal collaborazionismo con gli occupanti ma dalla resistenza che dovrebbe segnare un vero e proprio risorgimento della Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, e che segnerà «l’inizio della fine dell’arroganza americana». L’odio che sembra diffondersi tra la popolazione irachena nei confronti degli Stati uniti, precisa il documento, non riguarderebbe però «il grande popolo americano» ma solamente i militaristi dell’Amministrazione Bush, «una banda di oppressori» che portano avanti «le indicazioni delle lobby dell’ultradestra sionista» e che stanno tagliando in maniera drastica le libertà degli stessi cittadini americani. Dopo aver ricordato come i Partiti comunisti siano sempre stati all’avanguardia della lotta contro le occupazioni militari e il colonialismo -da Cuba al Viet-nam fino al Libano dove i compagni libanesi dettero vita alla resistenza contro l’occupazione sionista insieme agli Hezbollah e alle altre forze nazionali- i Quadri del Pc sostengono la necessità, seguendo la linea di Fahd il fondatore del partito -«sono un patriota ancor prima di essere comunista»- di abbandonare «tatticismi», «attendismi» e un presunto «realismo» che porterebbero ad accettare la realtà dell’occupazione. Al centro delle critiche del documento sono in particolare l’ex segretario generale Aziz Muhammad e Fakhri Karim membro dell’ufficio politico responsabile delle finanze, della propaganda e degli apparati di sicurezza. Sotto la loro leadership, sostengono i dissidenti, il partito divenne prima «il megafono delle tendenze più scioviniste dei movimenti curdi» e poi dal `91 si sarebbe avviato verso una sostanziale accettazione di un intervento americano in Iraq. Tale tendenza si sarebbe accentuata con l’ascesa al vertice di Hamid Majid, rientrato nel paese con le truppe americane e messo da Bremer nel Consiglio provvisorio a patto di accettare l’introduzione di un criterio confessionale nella scelta dei membri del governo e di lavorare per pacificare la comunità sciita riducendo l’influenza dei gruppi al Sadr e al Khalis e rafforzando invece le correnti pro-Usa di Baqir al Hakim e a Bahr al Ulum. Il documento, dopo aver ricordato il ruolo centrale della Cia e degli Usa nelle brutali repressioni seguite ai colpi di stato del 63 e del 68, sostiene che il segretario Hamid Majid, avendo accettato di collaborare con gli occupanti, «non rappresenta più né il Partito comunista né i patrioti iracheni» e che invece «il Partito sta dalla parte del popolo che resiste con le armi all’occupazione».