Colpo di mano, con voto di fiducia, sulla missione in Iraq

Con un colpo di mano senza precedenti il governo ha inserito nel decreto «milleproroghe»da approvare a colpi di fiducia al Senato il pacchetto di rifinanziamento delle missioni all’estero, Antica Babilonia inclusa. A prescindere dalle valutazioni prettamente politiche relative a questa inusuale modalità di rapporto con il Parlamento, vanno svolte alcune considerazioni di merito. L’ennesimo rifinanziamento di Antica Babilonia segna l’inizio di una svolta, di una transizione nella presenza italiana in Iraq. Nel suo intervento reso alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato lo scorso 19 gennaio il Ministro Martino ha annunciato infatti la progressiva riduzione del contingente italiano a Nassirya, ed il passaggio – nella seconda metà del 2006 – alla nuova fase – Nuova Babilonia – di investimenti privati sotto tutela militare. La strategia italiana da geopolitica, caratterizzata cioè dall’uso dello strumento militare, si trasforma in geoeconomica, di stampo nettamente imprenditoriale. Al di là delle parole, resta il fatto che questa rappresenterà la terza fase della partecipazione italiana alla guerra all’Iraq. La prima fase, in occasione dell’attacco angloamericano, era quella della legittimazione politica e morale della guerra illegale, la seconda, aveva l’obiettivo – attraverso l’invio del contingente italiano – di controllare una fetta di territorio per partecipare alla spartizione delle risorse naturali e dell’economia del paese, la terza, quella prossima, segnerà il passaggio all’incasso. La presenza italiana sarà duplice. Verrà costituita una Provincial Reconstruction Team (PRT) a Dhi Qar , ovvero una struttura civile-militare, già sperimentata dall’Italia in Afghanistan, ad Herat con scarsi risultati. Già esistono tre PRT a stelle e strisce in Iraq, la cui ispirazione di fondo sarebbe di conquistare le menti ed i cuori degli iracheni, ammorbidendo il profilo militare con un aspetto relativo alla ricostruzione. L’altro aspetto, più imprenditoriale, comprende la costruzione a Nassiriya di un’area attrezzata per le strutture economiche italiane, una sorta di riedizione neoliberista dei i vecchi protettorati d’oltremare. Ritorna il sospetto dell’interesse dell’ENI nei giacimenti petroliferi della zona. Del resto la torta petrolifera irachena fa gola a tutti. I contratti di produzione petrolifera (ammontanti al 64% delle riserve petrolifere del paese) offerti dal governo iracheno alle multinazionali straniere, sono della durata di 25-40 anni. Il popolo iracheno perderebbe dai 74 ai 194 miliardi di dollari, mentre le imprese transnazionali avranno un tasso di ritorno sui loro investimenti pari al 42-162%. Per chi avesse dubbi sulla correlazione tra guerra globale permanente e neoliberismo, basti pensare che tale intervento capillare del settore privato non sarebbe possibile se non grazie alla cornice di regolamentazione, o meglio di deregulation, attuata dall’allora governatore Bremer. Con la sua miriade di decreti, passati a filo di spada, Bremer ha aperto tutto l’Iraq alle attività predatorie delle transnazionali, con il sostegno delle politiche macroeconomiche della Banca Mondiale e del FMI. Una vera e propria occupazione manu militari del mercato e dell’economia: è evidente allora che parlare di fine dell’occupazione significa anche porre fine a tali imposizioni ed annullare gli editti di Bremer. Questo aspetto va tenuto a mente per il futuro. L’altro aspetto drammatico è che una volta finiti i 18 miliardi del cosiddetto Piano Marshall per la ricostruzione, gli esperti dell’amministrazione Bush prevedono, accanto al rilancio degli investimenti privati, l’imposizione di un piano di austerità fiscale che aggraverà senz’altro le condizioni di vita del popolo iracheno in vista di un ipotetico miglioramento sul lungo periodo. «No pain no gain» ha detto un funzionario USA. Come se i costi già enormi della guerra, (1-3 trilioni di dollari secondo i calcoli di Joseph Stiglitz) non avessero già dato abbastanza dolore al popolo iracheno. Roba da cani a sei zampe.