Colpita città a 80 chilometri all’interno d’Israele Razzo hezbollah arriva a Hadera

Due stragi di civili e il nuovo record di Hezbollah che ha raggiunto la città israeliana di Hadera hanno segnato il 24esimo giorno di questa guerra senza regole, dove da una parte e dall’altra si scaricano bombe e missili contro la popolazione inerme. Il primo bagno di sangue a Qaa, nella valle della Bekaa, al confine con la Siria, dove l’aviazione israeliana ha centrato un gruppo di lavoratori, kurdi siriani che stavano riempiendo camion del raccolto di pesche e prugne. Fonti libanesi parlano di almeno 33 morti e una ventina di feriti.
I bombardamenti dei caccia con la stella di David sono andati avanti per tutta la giornata, così come i lanci di razzi Katiusha da parte di Hezbollah. Tre missili del Partito di Dio hanno raggiunto la città di Hadera (80 chilometri all’interno del confine israeliano) atterrando in una zona di periferia disabitata. Si tratta del primato assoluto finora raggiunto ed è arrivato il giorno dopo che lo sceicco Hassan Nasrallah ha minacciato – in caso di ripresa di bombardamenti massicci su Beirut – di colpire Tel Aviv. L’impressione è che le tsahal, le forze di difesa israeliane, che stanno incontrando un’accanita resistenza da parte dei miliziani sciiti nel sud, stiano producendo in questo momento il massimo sforzo nel tentativo di portare più a nord la penetrezione delle migliaia di soldati che dovrebbero raggiungere presto il fiume Litani (30 chilometri oltre confine) e lì occupare il territorio conquistato in attesa dell’eventuale arrivo della forza internazionale in discussione alle Nazioni unite. Un altro raid ha colpito il villaggio di Taibeh, vicinissimo al confine con lo Stato ebraico: sette civili sono rimasti uccisi e dieci feriti. Secondo fonti libanesi citate dall’agenzia Reuters, si tratta di un’intera famiglia che si era rinchiusa in casa per cercare riparo dai combattimenti. In serata un altro raid ha preso di mira i civili libanesi: due abitazioni sarebbero state centrate in altrettanti villaggi del sud, con 57 persone rimaste prigioniere sotto le macerie.
Ma i bombardamenti ieri hanno risparmiato ben poche zone. Attaccata anche la roccaforte cristiana a nord di Beirut, dove sono stati distrutti quattro ponti dell’autostrada costiera e ammazzate cinque persone. In questa situazione è difficilissimo portare gli aiuti umanitari alla popolazione. «La strada principale ora è di fatto inagibile – ha dichiarato il portavoce delle Nazioni unite per i rifugiati Astrid van Genderen Stort -. Stiamo cercando strade secondarie, ma sono strette e questo ritarderà le nostre operazioni». I seguaci dello sceicco Hassan Nasrallah anche ieri hanno continuato a sparare i loro razzi, circa 200: tre persone sono rimaste uccise dai Katiusha che hanno terrorizzato la Galilea. Secondo il governo di Beirut sono 900 i morti libanesi in 24 giorni di guerra, la maggior parte di loro civili. Gli israeliani uccisi sono invece 29 ai quali vanno aggiunti 44 soldati. E l’esercito nella sua avanzata verso il Litani sta incontrando una resistenza forse sottovalutata dai comandi di Tel Aviv. Ieri nel villaggio di Markaba gli hezbollah hanno fronteggiato l’avanzata dei carrarmati Merkava a colpi di razzi anti-tank: fonti militari hanno confermato l’uccisione di tre soldati e il ferimento di altri quattro. Quattro quelli caduti 24 ore prima in quello che sembra ogni giorno di più l’Iraq di Tel Aviv.
Timor Goksel, consigliere politico dell’Unifil (la forza di 2.000 soldati delle Nazioni unite di stanza nel Libano del sud) ha assistito alla nascita di Hezbollah, all’inizio degli anni ’80. «Quelli che abbiamo visti impiegati finora sono quelli che loro chiamano i riservisti di villaggio. Hezbollah non ha ancora schierato le sue truppe effettive», ha spiegato Goksel al sito internet della Bbc. «Le hanno conservate per gli israeliani, se penetreranno più in profondità e si fermeranno sul terreno per un po’ – ha continuato a spiegare all’emittente britannica l’ex membro dell’Unifil -. È allora che vedremo i veri combattimenti nel sud del Libano, che saranno una guerriglia di tipo classico e saranno molto sanguinosi, perché penso che Hezbollah impiegherà le sue truppe professioniste».