Colono israeliano fa strage in un bus: linciato dalla folla

E’ sostanzialmente fallita la “marcia su Gush Khatif” dei militanti di destra e ultranazionalisti israeliani tesa a contrastare – e in prospettiva a impedire – il ritiro delle truppe dalla Striscia di Gaza e lo smantellamento delle colonie; ma quasi a fare da contraltare a questo successo del governo Sharon, un feroce attentato di un estremista ebreo, che ha causato la morte di quattro arabi israeliani, è venuto a far salire la tensione alle stelle.
Il gravissimo episodio è avvenuto nella località di Shefaran in Galilea (nord di Israele) e ha avuto come protagonista un 19enne militante del partito razzista Kach, illegale e che propugna l’espulsione di tutti i palestinesi dalla “Terra di Israele”; disertore dall’esercito perché contrario al ritiro da Gaza e rifugiatosi nella colonia di Tapuah, presso la “linea verde” del 1967, ha messo in atto con freddezza la sua provocazione. Indossando l’uniforme dell’esercito e con la kippà sul capo, ha aperto il fuoco in modo indiscriminato contro un autobus di linea uccidendo tre passeggeri arabi (4 secondo altre fonti) e ferendone una decina, 4 dei quali in modo grave. E’ stato subito dopo linciato da una folla inferocita accorsa sul luogo della strage. Ingenti forze di sicurezza sono affluite sul posto e presidiano la zona per contenere le possibili ulteriori reazioni della popolazione araba.

Una sanguinosa provocazione a sangue freddo, come si è detto, che è venuta a turbare una giornata tutto sommato positiva per il governo, con il citato fallimento della marcia su Gush Khatif. Dopo una nottata passata a fronteggiare lo schieramento di soldati e poliziotti che sbarrava loro il cammino, la folla dei dimostranti è rifluita verso la cittadina di Ofakim, diventata per così dire la loro base operativa. A convincerli a desistere è stata la fermezza dimostrata dalle forze dell’ordine: i dimostranti erano almeno 10mila ma si sono trovati davanti almeno altrettanti soldati e agenti delle forze speciali; alcuni gruppi che con il favore della notte erano riusciti a infiltrarsi nella “zona proibita” sono stati ricacciati a loro volta indietro e almeno 190 di loro sono stati tratti in arresto.

Quaranta sono stati fermati mentre cercavano di aggirare il posto di confine di Kissufim mentre gli altri 150, che erano riusciti a infilarsi con la complicità dei coloni nell’insediamento di Nissanit sono stati rastrellati casa per casa, letteralmente buttati fuori dalle abitazioni e poi ammanettati e portati via.

Una sonora sconfitta insomma. Naturalmente il leader degli estremisti Wallerstein continua a minacciare fuoco e fiamme e promette che Ofakim sarà «la nostra testa di ponte avanzata per ulteriori operazioni»; resta comunque il fatto che, rispetto alle minacce e ai timori delle scorse settimane, il movimento antiritiro, sembrava almeno fino a ieri mattina perdere smalto, o slancio, anche se certamente le giornate di metà agosto restano ad alto rischio.

L’impressione – o almeno la speranza – è che, anche di fronte ai “cedimenti” dei primi gruppi di coloni che hanno accettato le nuove sistemazioni fuori della Striscia, il movimento sia deciso a fare un gran chiasso ma esiti ad arrivare a uno scontro frontale con le forze di sicurezza. Il che non deve peraltro indurre ad abbassare la guardia, come conferma drammaticamente la strage di Shefaran.

Ma resta intanto aperta la discussione sul significato reale che Sharon attribuisce al ritiro da Gaza. Ieri il re Abdallah di Giordania, ricevendo il ministro israeliano della Difesa Mofaz, ha detto chiaramente che il ritiro da Gaza dovrà essere seguito da un ritiro anche dalla Cisgiordania e dalla ripresa dei negoziati di pace previsti dalla “road map”; Amman teme infatti che l’intento di Sharon sia proprio quello di congelare la situazione in gran parte della stessa Cisgiordania.

Un timore che non è fondato su un processo alle intenzioni: proprio ieri il ministro dell’edilizia ha emesso il bando per la costruzione di 72 nuove abitazioni nella colonia di Beitar Illit, presso Gerusalemme, per inglobarla poi nel grande insediamento di Gush Etzion, con complessivi 20mila abitanti.

Il governo sostiene che si tratta di «un naturale sviluppo di piani approvati in passato», mentre il ministro del piano dell’Anp Al Khatib ha parlato di «provocazione contro il popolo palestinese»; e va ricordato che l’aumento anche parziale delle colonie è vietato dalla “road map” ed è stato censurato dallo stesso George Bush. Sull’altro versante, intanto, un migliaio di militanti di Al Fatah si sono riuniti a Gaza per festeggiare in anticipo come «una vittoria» il ritiro israeliano; vittoria peraltro a dir poco amara, visto che ieri è morto anche il padre del bambino palestinese di Beit Hanun (Gaza) colpito a morte da un razzo della Jihad islamica destinato teoricamente al territorio israeliano. In seguito a questa tragedia la Jihad ha ordinato la sospensione dei lanci di razzi contro Israele; il che non ha impedito all’esercito di Tel Aviv di arrestare ieri a Ramallah il portavoce della stessa organizzazione.