«Colonne di Sansone» a Gaza, sterminate intere famiglie

I palestinesi abbandonati a se stessi, Gaza crivellata dai missili israeliani, un conto di morti che sembra non chiudersi mai: prima 13, poi 14, poi 19 infine 23. Arranca in Libano, Tsahal, ma di certo si rifà a Gaza dove 50 carri armati israeliani sono penetrati per altri 2 km all’interno della Striscia ieri, in quella che rimane – per ora- la giornata più sanguinaria del mese di luglio. Un’ offensiva coperta da una pioggia di missili e da una flotta aerea pilotata a distanza.
Ha già un nome l’ultima operazione israeliana nei Territori palestinesi occupati: «Operazione colonne di Sansone». Con i riflettori internazionali puntati sul Libano, l’esercito israeliano non perde tempo a spiegare le vittime palestinesi della giornata di ieri. Delle 23 per ora confermate, soltanto 10 erano combattenti; fra questi, però, alcuni appartenevano alle forze di sicurezza dell’ Anp . Gli altri vanno annoverati fra i «danni collaterali», quelli che vengono presi per sbaglio.
Dunque, presa per sbaglio all’alba l’intera famiglia as-Soudy, preso Salah Hassaneen,, presa la piccola Sabah Habib, di appena 3 anni. Si affollavano lungo la via Hassanin, forse per obbedire agli avvisi trasmessi dall’esercito israeliano che intimavano alla popolazione di abbandonare le proprie abitazioni per permettere ai soldati di rastrellare l’area. Un missile sparato da un aereo senza pilota li ha centrati.
In mattinata, la risposta da parte delle milizie è stata di alcuni razzi Qassam sparati verso le vicine città israeliane. Secondoil Comitato di resistenza popolare palestinese, uno di questi avrebbe distrutto un carro armato merkava nel nord della Striscia. La risposta israeliana alla controffensiava palestinese è stata ben più poderosa di quei pochi razzi artigianali: ne hanno fatto le spese Maryia ‘ukal, di 8 anni, e la sorellina Shahd, di 5 mesi, centrate insieme alla madre a Jabaliya dai bombardamenti israeliani. Preso per sbaglio anche un padre ed un figlio da una raffica di proiettili ; sempre a Gaza City , i carri armati hanno bombardato la folla di civili in fuga, sterminando un’intera famiglia della quale non c’è stato modo neanche di raccogliere le generalità.
E’ difficile tenere infatti il numero delle vittime e degli assalti dell’esercito, che si è scatenato per tutta la Striscia con ruspe, carri armati, apaches ed Apc continuano a far fuoco su qualunque bersaglio.
I alle 22 di ieri sera i morti dichiarati ammontavano a 23 ma non è tutto. Ci sono ancora almeno 40 feriti fra la vita e la morte soccorsi con i pochi mezzi ancora a disposizione degli ospedali di Gaza, visto che la Striscia, nel silenzio internazionale, è ancora stretta in un assedio ferreo da Israele che non lascia penetrare né cibo né tantomeno medicinali da settimane, lasciando che gli aiuti si ammassino ai check-points. Ed è disperato l’appello da parte delle strutture mediche palestinesi, ormai in ginocchio, perchè i civili accorrano negli ospedali a donare sangue per le trasfusioni. Ma saranno in pochi a potervisi recare.
Israele è dunque tornata a colpire la popolazione a colpi di missili, mentre è grave la dichiarazione del Ministro della salute palestinese che, dopo l’esame di alcuni dei cadaveri di oggi, orrendamente carbonizzati, e delle mutilazioni subite dai civili coinvolti nelle esplosioni, accusa Israele di aver utilizzato bombe al fosforo contro la popolazione di Gaza.
Non c’è pace neanche per i palestinesi della Cisgiordania: a Kufur Qaddam, ad est di Qalqilia, la popolazione è stata obbligata sotto minaccia a fuggire dalle proprie case perchè sospettata di nascondere alcuni ricercati. La vittima accidentale di tutto questo è stata Mahmoud Ahmad Samha, di sessanta anni, che i soldati hanno lasciato morire al check-point di ‘Azzon non permettendogli di raggiungere l’ospedale più vicino.Infine, ieri, la beffa finale: quando a Qalqilia è scoppiato un incendio presso il tratto del muro di separazione, ed i vigili del fuoco hanno tentato di intervenire per spegnerlo, i soldati israeliani li hanno bloccati sequestrato i loro documenti di riconoscimento e lasciando che le fiamme imperversassero ed impedendo alle pompe di acqua di operare per mancanza di autorizzazione da parte del governatore militare israeliano.