College Usa, studi ora paghi per sempre

L’educazione dura tutta la vita, e non si smette mai di pagarla. Le ultime statistiche mostrano che i prezzi da capogiro delle università americane stanno trascinando gli studenti in un mare di debiti che non saranno in grado di cancellare prima della pensione. Negli ultimi dieci anni – secondo i dati forniti dal Census Bureau – il costo della vita è mediamente aumentato del 35%, quello per la spesa sanitaria del 58%, mentre quello di una laurea è più che raddoppiato. Negli ultimi dodici mesi il costo medio per la retta annuale dell’università è rimbalzato del 14,1% negli istituti pubblici e del 6% in quelli privati, ben oltre il tasso d’inflazione.
Quest’anno iscriversi al primo anno di corso – a seconda dell’indirizzo scelto e del nome dell’università in cui si è stati accettati – equivale a dover tirar fuori una cifra che varia da un minimo di 8mila a oltre 36mila dollari. Una laurea in medicina con successiva specializzazione in un’università di quelle che spalancano le porte dei migliori ospedali, ha un cartellino del prezzo attorno ai 300mila dollari. I tagli dell’amministrazione Bush ai fondi federale per i prestiti d’onore agli studenti hanno fatto fiorire una jungla di finanziarie in competizione con gli uffici prestiti che molte università hanno iniziato a gestire in proprio o in collaborazione con le banche. La facoltà di legge ad Harvard mette anche a disposizione una linea di credito sino a 3mila dollari per l’acquisto di un personal computer. Con un tasso annuale d’interesse medio del 6,8% – un punto e mezzo percentuale in più rispetto a quelli offerti dal mercato automobilistico – la situazione sta andando fuori controllo al punto da richiamare l’attenzione del Congresso. La senatrice Hillary Clinton ha affrontato il problema nel programma della campagna in vista delle elezioni di medio termine a novembre. In caso di vittoria, i democratici si sono impegnati a rifinanziare il sistema di prestiti federali e a regolamentare il settore privato attraverso una carta dei diritti dello studente.
Il dipartimento all’Educazione stima che l’indebitamento medio della popolazione universitaria sia pari a 27.600 dollari a testa, tre volte e mezzo rispetto a dieci anni fa. E la media include gli studenti che non hanno contratto nessun debito perché le famiglie hanno potuto provvedere. La percentuale di chi ha contratto debiti aumenta tra le minoranze: l’84% per gli afro americani e il 66% per gli ispanici. Secondo i parametri ufficiali il 39% degli studenti che hanno avuto accesso a un prestito termina il corso di studio con un livello d’indebitamento «ingestibile»; ovvero con pagamenti a restituzione superiori all’8% del reddito mensile. Un fattore decisivo è stata la contrazione del mercato del lavoro, che ha fatto registrare negli ultimi due anni una diminuzione del salario medio rispettivamente del 3,5 e dell’1,2% per i laureati e le laureate fra i 23 e i 29 anni di età. Il primo impiego arriva sempre più spesso con un contratto annuale inferiore ai 20mila dollari, senza contributi per la pensione e senza assicurazione medica. A questo si aggiunge l’indebitamento con le carte di credito: oltre il 70% degli studenti usa il denaro di plastica per l’acquisto dei libri e per mangiare, pagando un tasso d’interesse che oscilla tra il 15 e il 22 percento.
«In passato vivere con i genitori alla fine del college era considerata una vergogna per genitori e figli. Ora per molti è diventata una naturale necessità», spiega David Morrison, il direttore di Twentysomething, un’agenzia di orientamento e consulenza. Nel 2005 quattro studenti su dieci sono tornati da mamma e papà con la prospettiva di non levare le tende per parecchi anni. Un cambiamento sociale che ha creato il fenomeno dei boomerang kid. «È una rivoluzione dettata dalla situazione economica: la congiuntura tra alto livello d’indebitamento e bassi salari rende semplicemente impossibile una vita indipendente», osserva uno studio pubblicato dall’agenzia di collocamento online MonsterTraK. Il problema di avere un tetto sopra la testa e un letto per dormire sta iniziando a condizionare pesantemente anche la scelta dell’università. Quando le famiglie non hanno il portafogli abbastanza grande e raschiato il barile dei prestiti ottenibili ancora i conti non tornano, diventa inevitabile rinunciare a vivere nel campus. Se prima era quasi una regola andare a studiare il più possibile lontano da casa, adesso vale l’opposto: priorità ai college raggiungibili coi mezzi pubblici o in auto anche se il nome non è così prestigioso e il corso non esattamente quello desiderato. E intanto si moltiplicano istituzioni che negli anni del boom economico erano praticamente sparite: le case dello studente. Dove una stanza costa in media 300 dollari al mese, meno di un terzo rispetto al classico campus, diventato ormai un lusso.