Col mal di pancia, ma tutti dietro Fausto

Riassumendo. La carta dei valori ancora non c’è, o almeno ancora non se ne discute. La forma organizzativa nemmeno, o meglio è avvolta nelle nubi del politicismo: c’è chi vuole una federazione dell’esistente, chi una confederazione (più blanda della federazione), chi un cartello elettorale (e poi si vedrà). Per non parlare della discussione sul simbolo, derubricato quasi a oggetto ornamentale, visto che non è chiaro se quello scelto sarà usato alle elezioni o no. A tre giorni dagli stati generali, la Cosa rossa, intesa come progetto politico, non sta tanto bene. Alcuni protagonisti fanno melina (i Verdi non sono convinti, il Pdci gioca in proprio), altri si lacerano (il Prc) e i sondaggi non sono rassicuranti.
In questo quadro non è un caso che la notizia (e la politica) -al di là delle discussioni su carta dei valori, forma organizzativa e simbolo che si trascinano da mesi – l’abbia sbattuta sul tavolo Fausto Bertinotti. Il quale nell’intervista di ieri a Repubblica ha indicato la “nuova stagione” di Rifondazione (e della Cosa rossa): «Il sistema proporzionale è coerente con l’evoluzione del quadro politico: il Pd, il Partito del Popolo del Cavaliere, la Cosa rossa, lo spazio al centro. Siamo in una fase costituente di nuove soggettività politiche e la legge che scegli non è più la levatrice del cambiamento ma una sua conseguenza». Se questo è il quadro, ne derivano, per Bertinotti, due implicazioni. La prima riguarda il passato, ovvero il governo Prodi: «Il progetto del governo è fallito. Siamo già oltre l’Unione». La seconda riguarda le priorità per l’agenda del prossimo anno: «La questione salariale è intollerabile». Tradotto: per Bertinotti (e per il Prc) l’interlocutore per le riforme istituzionali è Veltroni mentre la Cosa rossa deve trovare ossigeno sul piano sociale a partire da una ripresa della conflittualità (mai nominati i sindacati confederali). E la parola d’ordine è: «autonomia» nell’azione politica.
Una presa di posizione dura (anzi durissima) che mette in conto una rottura con chi non è d’accordo. Ma a chi è in disaccordo, e però non rompe, non resta che allinearsi nonostante i mal di pancia. Come in una partita di poker, per Bertinotti, è arrivato il momento di alzare la posta e dire: vedo. E che cosa ha visto Bertinotti? Qui c’è la seconda notizia: la rottura non c’è stata. E le reazioni degli alleati hanno dato ragione – paradossalmente ma non troppo – al subcomandante Fausto: Sd si allinea con qualche malumore, i Verdi mantengono le perplessità così come i comunisti italiani che vedono nell’intervista di Bertinotti la volontà di tornare all’opposizione. Rifondazione invece preme sull’acceleratore e guida il processo. E sabato saranno tutti sul palco a parlare di soggetto «unitario e plurale».
Certo, di distinguo ce ne sono stati eccome, ma nulla che abbia fatto intravedere un percorso che non andasse a rimorchio di Rifondazione. Il leader di Sd Fabio Mussi ha criticato a Bertinotti sulla linea del “mi potevi almeno avvisare”: «Dal punto di vista del metodo, se si vuole una sinistra nuova e unita, bisogna fin da ora confrontare per tempo posizioni e decisioni politiche, e possibilmente condividerle». E ha provato a mettere qualche distinguo: «Può capitare che una grande forza politica debba stare all’opposizione, per forza di numeri o per libera scelta. Ma non esiste, voglio dirlo a Fausto Bertinotti, grande forza politica che non parta sempre da un’ambizione di governo». Anche tra i verdi, che all’interno della Cosa rossa hanno sempre mantenuto un profilo autonomo, non sono mancati mal di pancia. Il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli afferma: «Non sono d’accordo con Bertinotti. Questo governo non solo va sostenuto ma va rilanciato. Noi, tra l’altro, non siamo favorevoli a un governo istituzionale e nemmeno ad andare alle elezioni». E aggiunge: «Sul piano più generale poi noi abbiamo in mente una sinistra di governo e una legge elettorale più o meno sul modello usato per le regioni». Ma nemmeno in questo caso si è registrata una rottura.
Ma Rifondazione non è disposta a rallentare. Spiega Alfonso Gianni: «Il punto è che si è chiusa una fase politica e se ne deve aprire un’altra. A partire dal governo. E inutile continuare a fare i bambini e dire che bisogna applicare il programma dell’Unione. Bisogna fissare pochi e realizzabili obiettivi. Tra cui c’è la legge elettorale. Se riusciamo a farla con questo governo bene, altrimenti amen». Ad oggi, la Cosa rossa si farà, ma, almeno per il Prc, con un nuovo schema con chi ci sta. Parola di Fausto.