Cofferati non cede e scarica le sinistre

E’ il monocolore del Pd. Sergio Cofferati va avanti nonostante l’uscita di tutta la sinistra dalla sua maggioranza. Non ci pensa proprio ad elezioni anticipate e lancia un messaggio alla politica nazionale. Quello che è avvenuto a Bologna sugli argomenti della sicurezza e della legalità potrà accadere anche da altre parti. «Da noi è successo solo un po’ prima», ha detto il sindaco che ieri ha convocato una conferenza stampa dopo il documento con cui Rifondazione Comunista, Verdi, Cantiere, Pdci, Sinistra Democratica e Sdi hanno decretato l’avvio del periodo della mano libera sul voto in consiglio.
Cofferati ha spiegato ieri come intende comportarsi con chi è ancora in giunta e fa parte di una di queste forze. È il caso dell’assessore all’ambiente Anna Patullo del Pdci. «Non ha alternative – ha sentenziato il sindaco – o si dimette dalla giunta o dal partito». E l’assessore che in questo momento è in India ha fatto sapere che sarà eventualmente il sindaco a buttarla fuori perché lei non sceglie, insomma non verrà riproposto il caso dell’assessore Maurizio Zamboni ex Prc che non rinnovò la tessera in polemica con il suo partito durante la discussione sulla legalità di due anni fa.
Per Cofferati questi dissidenti «avranno qualche difficoltà a spiegare ai loro elettori le ragioni della scelta» dato che in consiglio «ci saranno due opposizioni, una di centro destra che ha perso le elezioni e una di sinistra decisa ieri». In realtà la decisione di valutare di volta in volta come votare in consiglio comunale potrà avere un primo vero banco di prova nella votazione sul bilancio. Se non venisse approvato nei termini allo scadere dell’esercizio provvisorio verrebbe nominato un commissario prefettizio che deve indire nuove elezioni. Ma se questi sono scenari futuribili è il presente di questa crisi bolognese che fa nascere riflessioni che oltrepassano i confini della città. È lo stesso Cofferati a delinearli: «Forse a Roma ne avrebbero fatto a meno», ha detto con un pizzico di malizia riferendosi alla fuoriuscita della sinistra dalla maggioranza e ha aggiunto: «Se fossero coerenti dovrebbero aver già fatto la crisi anche nel parlamento nazionale». Da parte sua addirittura una previsione: «Faccio una scommessa, il futuro candidato della sinistra nel 2009 sarà Valerio Monteventi», il consigliere indipendente del Prc legato ai movimenti. Un sasso che lo stesso Monteventi ha rigettato subito fuori dallo stagno: «Cofferati ha sempre bisogno di personalizzare per trovare una figura antagonista. Questa è la sua concezione della politica, molto diversa dalla mia, ma anche un suo elemento di debolezza perché la questione posta dalle sei forze politiche che hanno approvato il documento di ieri va al di là della capacità di uno di tirare gli altri».
Ma è la legalità e la discussione sulla sicurezza, con l’intesa con An, che ha determinato la scelta della rottura. Il sindaco lo sa bene tanto da essere il principale protagonista (in tandem con il collega di Firenze Leonardo Domenici e in misura minore Walter Veltroni) della richiesta di avere maggiori poteri da parte del governo. Non una parola da parte di Cofferati sul documento che a suo tempo le forze della sinistra gli hanno fatto avere e in cui gli chiedevano di rinunciare all’accordo con il partito di Fini. Il pacchetto sicurezza alla bolognese è pronto e An porta a casa un ottimo risultato. Quattro dei sette punti che a giugno vennero presentati al sindaco che aveva chiesto «larghe intese» proprio su questo argomento. Ci sarà quindi lo spray al peperoncino in mano ai vigili urbani, l’aumento delle telecamere per il controllo, la permanenza degli agenti della polizia municipale del reparto sicurezza e una nuova ordinanza sugli orari che farà chiudere alle 21 i negozi gestiti soprattutto da stranieri che vendono alimentari e alcolici (ricalcando l’ordinanza dell’ex assessore della giunta di centro destra Enzo Raisi che venne bocciata dal Tar).
Intanto il comitato politico federale del Prc che mercoledì sera avrebbe solo dovuto ratificare la decisione presa nella riunione con gli altri partiti è stato abbastanza agitato. È passato il documento del segretario Tiziano Loreti molto più duro rispetto al documento di tutta la sinistra che apre anche alla ricerca di un candidato alternativo per le prossime amministrative. Ed è finita in minoranza la linea sostenuta dal responsabile degli enti locali Michele De Palma arrivato apposta da Roma che spingeva sull’allineamento al testo collettivo.