Cofferati: la sinistra contrasti Blair

«Il conflitto è anche contro l’ Europa». Opposizione, trattativa difficile sulla mozione unitaria. Il leader di Aprile: manipolazioni insopportabili sulle mie parole.

MILANO – All’ inseguimento della mozione unitaria. Ci sarà tempo sino a domattina per trovare un accordo, e quasi tutti promettono che lavoreranno per arrivarci. Ma fino a ieri sera le posizioni del centrosinistra sull’ aiuto ai profughi iracheni erano profondamente condizionate dalle differenti opinioni sulla guerra in corso. Le mozioni da presentare prima del dibattito alla Camera di domani, ieri sera restavano tre: una dell’ Ulivo da cui però si sono sfilati i Verdi, una dei Comunisti italiani e una di Rifondazione. Nella prima non è indicata in modo esplicito la richiesta di un immediato «cessate il fuoco», ritenuto invece indispensabile sia dal Pdci che da Bertinotti. Ora però che Sergio Cofferati, in un dibattito a Milano sul libro di Sergio Romano Il rischio americano, ha ribadito la richiesta di «fermare la guerra» subito e «rimettere in campo la politica soprattutto attraverso l’ Onu», difficilmente il Correntone ds continuerà ad appoggiare la mozione ulivista se di questa tesi non farà cenno. Un’ uscita, quella di Cofferati, in linea con quanto sostenuto all’ assemblea di «Aprile» e destinata dunque a creare grandi imbarazzi nella maggioranza diessina. Anche perché condita con un attacco assai duro alla politica di Tony Blair, verso il quale Fassino e D’ Alema – oltre naturalmente al coordinatore della coalizione Rutelli – stanno cercando una manovra di avvicinamento basata sul rilancio dell’ Onu nel dopo-guerra. Un rilancio che anche Cofferati giudica necessario insieme a quello dell’ Europa, tenendo però ben presente che la leadership non può essere data alla Gran Bretagna di Blair, «un Paese che più di tutti ha consentito la violazione del diritto internazionale agli Usa». Dunque la scelta del premier britannico «non va accettata come un dato di fatto ma contrastata politicamente con forza a cominciare dalla sinistra», spiega il neo presidente di «Aprile». Ed è proprio l’ «Europa ferita» una vittima della guerra per l’ ex leader Cgil. Non arriva a dire che nel disegno di Bush ci fosse la volontà di metterla nell’ angolo ma spiega che il conflitto «è anche oggettivamente contro l’ Europa, contro una certa idea d’ Europa». Cofferati respinge poi come «manipolazioni insopportabili» le tesi di questi giorni che lo dipingevano fautore di «una guerra lunga»: manipolazioni di fronte alle quali però non allibisce, «c’ è una pratica per cui dove non esistono polemiche bisogna costruirle». Un altro attacco alla maggioranza del partito? Per il Cinese comunque «Saddam è un dittatore e io non lo scopro adesso». Ma il «no alla guerra come risposta» resta anche «in caso di un nuovo attacco terroristico» come quello dell’ 11 settembre o se saranno trovate «armi di distruzione di massa» al raìs.
Con queste parole sul tavolo la mediazione richiesta ai capigruppo del centrosinistra che si riuniranno oggi pare compito assai complicato. Anche se l’ ottimismo resta e Verdi e Margherita lavorano per arrivarci. A differenza dello Sdi: «Il dissenso con Verdi e Pdci è insuperabile» dice Ugo Intini. Clima più sereno, invece, nella Cdl. In serata c’ è stato l’ ok dei quattro partiti di maggioranza a un’ «ipotesi di lavoro» unitaria incentrata sugli aiuti umanitari ai profughi in territorio iracheno o «nei Paesi limitrofi».