Cofferati: «In carcere prima della condanna»

Nessuna sospensione della pena mentre è in corso il dibattimento. Decenni, anzi, secoli di diritto buttati al vento da un sindaco ansioso di fare ordine nella propria città. L’ultima uscita del primo cittadino di Bologna Sergio Cofferati ha lasciato di stucco qualsiasi persona con un minimo di conoscenza del Diritto e della Costituzione.
Nel corso dell’incontro tra il ministero dell’Interno e l’associazione dei sindaci, che si è svolto ieri per discutere il tanto sospirato “pacchetto sicurezza”, Cofferati ha infatti riferito di una proposta, anzi, di una vera e propria «norma scritta – scritta a quanto pare con il concorso del ministero dell’Interno – che toglie la possibilità della sospensione della pena mentre è in corso il dibattimento». Questo perchè: «I cittadini non vogliono più vedere persone incriminate, alle quali è stato contestato un reato, rimesse in libertà in un breve volgere di tempo e dunque in condizione di poter nuovamente commettere reati che a volte sono particolarmente pesanti».
Parole forti, pronunciate nel contesto di un confronto istituzionale che aveva l’obiettivo di rassicurare i sindaci e delegare loro maggiori poteri per contrastare la deriva del cosiddetto “decoro urbano”. Insomma, più strumenti per cacciare rom, lavavetri, mendicanti e writers.
Non a caso, proprio sulla questione rom, è stato ideato un provvedimento grazie al quale i prefetti potranno avere mano libera nell’espellere anche i cittadini comunitari. Una misura cucita addosso ai cittadini romeni – solo da poco membri Uè ma a quanto pare vera emergenza del momento – che in questo modo potranno essere trattati nuovamente come cittadini extracomunitari. Ovvero senza alcun diritto. Ma a farla da padrone sono state proprio le parole di Cofferati sull’estensione della custodia cautelare, quella misura preventiva che dovrebbe tenere in galera un semplice sospettato solo e soltanto nel caso in cui vi fosse un oggettivo pericolo di fuga o di inquinamento delle prove. Una misura drastica dunque, che la difesa ha il diritto di mettere in discussione e contestare in qualsiasi momento e che dovrebbe essere utilizzata con il contagocce per il semplice motivo che rischia di negare quell’inviolabilità della libertà personale tutelata dall’ articolo 13 della nostra Costituzione.
Ma il sindaco di Bologna nel suo intervento all’assemblea dell’Anci ha mostrato scarso interesse per le garanzie degli inquisiti. E di fatto, con la dichiarazione di ieri, prefigura uno scenario in cui l’indagato debba rimanere in carcere ben prima dell’inizio del processo e finché non abbia dimostrato la propria innocenza. Al di là delle interpretazioni cofferatiane del Diritto il confronto tra i sindaci e il ministero dell’Interno si è svolto nelle stesse ore in cui un tabaccaio di 47 anni veniva rapinato e ucciso a Sant’Antimo, nel napoletano. Ed allora anche il sindaco del piccolo centro ha pensato bene di chiedere più poteri e più presenza delle forze dell’ordine: «La nostra città è una delle realtà a rischio e lo sanno tutti. Non so che cosa debba accadere di più affinchè si decidano ad aumentare gli organici delle forze dell’ordine. È la seconda volta che purtroppo la nostra città, in poco meno di un mese, sale agli onori della cronaca per fatti di criminalità. La gente è stanca e occorrono interventi – prosegue il sindaco – noi avevamo un presidio di polizia che è stato ridotto». Dal pacchetto sicurezza restano invece fuori misure contro droga e prostituzione, che saranno materia di disegni di legge ad hoc. Il viceministro dell’Interno, Marco Minniti ha presentato una nuova scrittura dell’art. 54 del Testo sugli Enti locali che prevede l’allargamento dei poteri di ordinanza del sindaco nei casi di attentato alla sicurezza urbana o di fatti che arrechino grave pregiudizio al decoro urbano. «Prima – ha precisato Leonardo Domenici, presidente dell’Anci e sindaco di Firenze – nell’art. 54 si parlava soltanto di “gravi pericoli che minacciano l’incolumità”, ora si introduce il principio di “sicurezza urbana dei cittadini e di gravi pericoli che arrecano pregiudizio al decoro urbano. Con queste modifiche si ampliano i poteri dei sindaci ma si supera anche il dibattito sugli “sceriffi”».
Soddisfatto il sindaco di Roma Walter Veltroni: «Sono misure molto importanti – ha detto il sindaco – spero che possano diventare oggetto di un provvedimento che venga approvato il prima possibile». «Ci sono diverse misure che contengono richieste che avevamo fatto. In particolare – ha aggiunto Veltroni – sono soddisfatto dell’accoglimento di una richiesta che avevo avanzato personalmente al ministro degli Interni e cioè la possibilità che il prefetto possa intervenire per disporlo per coloro che sono responsabili di reati contro la sicurezza nazionale ma anche nei confronti della sicurezza pubblica che è un concetto che va oltre il terrorismo e che riguarda la sicurezza di tutti i cittadini. Il governo ha accettato questa proposta e mi auguro che ora possa diventare legge il più rapidamente possibile con il concorso di tutte le forze del parlamento». Dal sindaco di Genova Marta Vincenzi arriva invece la richiesta di «più uomini e più finanziamenti». Deluso Riccardo de Corate, vice sindaco di Milano: «È sbagliato l’iter parlamentare scelto per il provvedimento mentre la modifica all’art.54 del Tuel delimita poco chiaramente i rispettivi poteri di sindaci e prefetti, e non definisce bene i rapporti».
Drastico il sindaco di Milano, Letizia Moratti, «in nome di ragioni puramente ideologiche il governo ignora le richieste dei cittadini e di chi amministra le città, cioè di chi ha la responsabilità quotidiana di rispondere ai drammi personali dei più deboli». Il primo cittadino milanese ha stigmatizzatola scelta del governo di portare avanti il proprio pacchetto attraverso un disegno di legge invece del più rapido decreto legge. «Chi amministra le città – ha commentato Letizia Moratti – sarà lasciato ancora per molto tempo solo e senza strumenti adeguati». Anche nel merito delle decisioni che il Viminale intende portare in Consiglio dei ministri venerdì prossimo, il sindaco Moratti dà un giudizio negativo : dai problemi legati allo spaccio al nomadismo, dall’immigrazione clandestina alla prostituzione».