Coerenza programmatica e scelte chiare sulla questione del governo

“Coerenza programmatica e scelte chiare sulla questione del governo”

LEONARDO MASELLA*

Il compagno Bertinotti ha preferito un congresso con mozioni alternative piuttosto che con un documento a tesi emendabili, con la motivazione di una esigenza di chiarezza di linea. Non sono stato d’accordo con questa tesi, tuttavia una volta assunta ci vuole un po’ di coerenza. Allora ci vuole chiarezza innanzitutto sulla questione principale che il partito ha di fronte: se dobbiamo entrare oppure no, e a quali condizioni, in un futuro governo di centro-sinistra nel caso di auspicabile sconfitta elettorale di Berlusconi. Questa è la scelta chiara di linea che deve fare ogni iscritto, scegliendo la mozione nella quale maggiormente si riconosce. Sì, è prioritario e urgente, e non da oggi, battere Berlusconi, ma contemporaneamente come si fa a governare con D’Alema, che è diventato il più oltranzista sostenitore del sistema maggioritario all’americana? E come si fa a governare con Prodi che rivendica, nell’unico manifesto programmatico finora proposto, la guerra del Kosovo ? E che solo una settimana fa ha difeso a spada tratta il patto di Maastricht su cui si è fondata la costruzione dell’Europa liberista ?
Berlusconi ha minacciato le elezioni anticipate. Noi le abbiamo giustamente sostenute. Ma se davvero vi fossero, con quale programma comune le affronterebbero le opposizioni, visto che è ancora tutto in alto mare e per mesi si è passato il tempo a discutere, su giornali e Tv, di primarie, anche da noi avallate? Non si può andare avanti così. Il congresso deve tentare di interrompere, assieme ai movimenti e alle altre forze di sinistra di alternativa, questo balletto politicista e imporre i contenuti programmatici al centro della discussione. Serve cioè proprio ciò che la maggioranza del gruppo dirigente rifiuta da mesi: alcune precise condizioni programmatiche irrinunciabili, come abbiamo fatto sempre in tutte le scadenze elettorali, nazionali e locali. Senza i voti di Rifondazione non si vince la competizione con la destra Allora il centro-sinistra deve accogliere almeno alcuni punti precisi, elementi concreti di un impianto alternativo. Per esempio: si può pensare di far parte di un governo, non dico senza uscire dalla Nato, braccio armato della globalizzazione neoliberista, ma almeno senza la certezza assoluta di non essere coinvolti in nuove guerre? Su questo non è possibile alcuna ambiguità o compromesso generico (come il semplice richiamo all’articolo 11 della Costituzione che non ha impedito la partecipazione dell’Italia a ben tre guerre imperialiste). Così come non è affatto sufficiente sostenere che c’è un problema di potere d’acquisto, senza proporre la soluzione del problema e cioè l’introduzione di una nuova scala mobile, cancellata dalla concertazione del luglio ’93Intendiamoci, sarebbe sbagliato un rifiuto pregiudiziale, a prescindere dai contenuti, ad entrare in un governo di centro-sinistra, ma sarebbe un errore ben più catastrofico andare al governo comunque, con una genericità di contenuti, come sostiene la mozione Bertinotti, affidandosi alla permeabilità (assolutamente inesistente) della sinistra moderata ai movimenti. Forse per giustificare l’ingresso al governo, la mozione del segretario sostiene la tesi che il neoliberismo sarebbe in crisi. Ma è proprio il contrario. Purtroppo, come dimostrano sia le elezioni americane che l’arretramento del movimento operaio europeo, il neoliberismo non è mai stato tanto forte e aggressivo.
Leggano gli iscritti tutte le mozioni, discutano pacatamente e scelgano sulla base del merito, dei contenuti. Evitiamo un congresso-referendum sul segretario (che nessuno mette in discussione), che farebbe male al partito perché impedirebbe un vero dibattito di merito. La cultura di Rifondazione è sempre stata contraria al presidenzialismo. Evitiamo di introdurre oggi questa ulteriore innovazione moderata nella cultura e nella natura del partito.

*capogruppo PRC regione Emilia Romagna