«Cittadinanza e nazionalità: test inutili»

Nonostante il clamore suscitato dal caso di Hina Saleem, la ventenne pachistana sgozzata dal padre a Brescia, Prodi conferma che non si farà marcia indietro: la cittadinanza verrà concessa dopo cinque anni. Ma già non si parla più del diritto di voto agli stranieri che non possiedono i requisiti per la nazionalità, con il rischio di escludere migliaia di migranti dalla partecipazione politica. Ne abbiamo parlato con Paul Oriol, studioso e attivista francese, direttore della pubblicazione Lettera sulla cittadinanza.

In Italia non si fa distinzione tra cittadinanza e nazionalità. Ma c’è differenza tra i due status?

Nella versione italiana del trattato di Maastricht c’è scritto che ha la cittadinanza europea chiunque abbia la cittadinanza italiana. Cioè in italiano cittadinanza significa automaticamente anche nazionalità. In francese abbiamo citoyenneté/nationalité e in inglese citizenship/nationality. La cittadinanza è il riconoscimento dei diritti politici di partecipazione, la nazionalità invece è un contratto tra lo Stato e la persona, dove lo Stato protegge la persona e la persona protegge lo Stato. Per esempio un bambino un bambino ha la nazionalità ma non la cittadinanza, perché non può votare né essere eletto.

Quanti sono in Europa gli stranieri che non godono né della nazionalità né della cittadinanza?

Ci sono 450 milioni di abitanti nell’Europa a 25; di questi, 5 milioni vivono in un altro Paese membro e qui hanno diritto di voto alle elezioni amministrative ed europee; poi ci sono 15 milioni di migranti regolari da Paesi terzi (marocchini, vietnamiti, cinesi, etc.) che non sono né cittadini dei Paesi dove risiedono, né cittadini europei. Questi hanno il diritto di voto alle amministrative a seconda di dove risiedono. In Italia ad esempio non godono di questo diritto, mentre è possibile in Svezia, in Olanda e in altri Paesi.

Quali problemi di integrazione comporta questa esclusione?

Non bisogna credere che la cittadinanza/nazionalità risolva tutti i problemi. Prendiamo l’esempio delle donne: in Francia hanno il diritto di voto dal 1945 e una legge ordina la parità di rappresentanza in Parlamento. Ma questo non avviene, visto che abbiamo il 12% di donne alla Assemblée Nationale.

In Italia si propone di fare un test ai migranti che desiderano ottenere la nazionalità. Servirà far loro studiare la Costituzione?

La destra non è mai stata così femminista come quando si scaglia contro gli stranieri, e dimentica che lei stessa si è opposta con forza alla completa emancipazione. In Europa la parità è ancora lontana. Ma tornando sui test per la cittadinanza: la destra ha sempre utilizzato l’arma della competenza contro la democrazia.

Dunque la cittadinanza dovrebbe essere automatica dopo un certo numero di anni?

Certamente. Sono convinto che soltanto una piccolissima percentuale di europei conosce la propria Costituzione. Perché dovremmo chiederla agli stranieri? E poi: quando si tratta di assumere un migrante, magari in nero, nessun datore di lavoro si preoccupa se conosce o meno i principi basilari della Repubblica, o se rispetta le donne. La verità è che quando si tratta di sfruttarli, si accetta tutto.

Invece credo che occorra esigere dai neo-cittadini quello che si esige normalmente dai cittadini nati in quel Paese. E basta.

Come leggerebbe la tragica storia di Hina, uccisa dal padre perché voleva una vita occidentale?

La comunità pakistana qui non c’entra. Gli elementi basilari sono la cultura patriarcale, il maschilismo. Elementi purtroppo presenti anche in Europa.

Il governo Prodi vuole dimezzare i tempi di cittadinanza. Che ne pensa?

Naturalmente è un fatto positivo. Ma temo che possa succedere ciò che è accaduto in Germania col centrosinistra: aveva promesso la nazionalità e il diritto di voto agli stranieri, e alla fine ha concesso solo la prima.

In questo modo si concede il diritto di voto ad uno spicchio ristretto di stranieri.

Esatto. In Italia c’è stato un paradosso: gli stranieri residenti da almeno 3 anni hanno potuto votare alle primarie dell’Unione ma non alle politiche. Spero che Prodi condurrà una battaglia per consentire il voto anche a chi non ha ancora ottenuto la nazionalità.

Di che voto parla?

Si parla sempre di voto alle amministrative, e mai di voto alle consultazioni europee. E’ un grave errore. In Italia una petizione ha una raccolto 50mila firme per chiedere la cittadinanza europea per tutti gli stranieri senza riguardo alla nazionalità. Se non verrà concessa, continueremo purtroppo a discriminare gli stranieri cosiddetti buoni, cioè quelli che hanno ottenuto la nazionalità, e gli stranieri “cattivi”, che non possono votare in nessun tipo di elezioni.

L’Italia non deve cadere in questo errore.