Cisl e Uil: la 30 non si tocca

Continua il dibattito sul futuro della legge 30 – ribattezzata «Biagi» dal centrodestra – e ieri sono intervenuti il leader Uil Luigi Angeletti e il prossimo segretario della Cisl (verrà designato a fine mese) Raffaele Bonanni. Entrambi fanno muro, attaccando ovviamente la Cgil, e chiedendo sostanzialmente al futuro esecutivo dell’Unione di limitarsi a varare gli ammortizzatori sociali promessi e mai erogati dal governo Berlusconi, senza accettare «veti» dalla confederazione di Corso d’Italia. Il diktat di Cisl e Uil è dunque opposto all’uscita della Cgil: «La Biagi non si tocca».
In mattinata parte Angeletti, in un’intervista al Messaggero: «Noi di veti non ne accetteremo più – dice piccato il leader della Uil – Però se sulla legge Biagi e la riforma dei contratti non riusciremo a trovare un accordo, pazienza, andremo avanti lo stesso». Secondo Angeletti, se la legge Biagi venisse abolita «torneremmo ai cococò, che sono la cosa peggiore». Il capo della Uil omette di dire che la Cgil non ha chiesto l’abrogazione tout court della legge, ma una contemporanea nuova legislazione del lavoro («un pieno con cui si dovrebbe riempire il vuoto rimasto», aveva detto Epifani alla fine del direttivo Cgil, la settimana scorsa, all’indomani delle elezioni). Per Angeletti, «la Cgil dovrebbe smettere di costruire unilateralmente delle posizioni e poi cercare di esportarle. Per una politica unitaria occorre che ci sia la disponibilità a cambiare opinione».
Più articolata la posizione di Raffaele Bonanni, che individua due vie per intervenire sulla legge 30, ma invitando comunque l’Unione a non mettervi mano: «La legge Biagi – spiega in un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano della Margherita Europa – non va abrogata, come vuole la Cgil, al massimo modificata». L’unico intervento «concesso» al governo dalla Cisl è quello di «introdurre gli ammortizzatori sociali», mentre per il resto «il legislatore deve fare un passo indietro, e lasciare la regolamentazione della flessibilità alle parti sociali, ovvero a sindacati e industriali». «La legge 30 – aggiunge il futuro leader della Cisl – non ha creato più precarietà come sostiene il centrosinistra, né permesso più assunzioni come viene sbandierato dal centrodestra: non ha fatto nulla di tutto ciò perché è stata usata solo strumentalmente e a fini politici».
Messi i puntini sulle «i», i due sindacati ricevono la solidarietà dell’ala destra dell’Unione, con la «Rosa nel pugno» di Daniele Capezzone: «In materia di lavoro – spiega il radical-liberista – la linea tracciata da Rifondazione, Comunisti italiani e Cgil rappresenta il viatico per una grave sconfitta dell’Unione, già alle prossime amministrative». Appoggio alla linea di Cisl e Uil anche dal governo uscente, con il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi che annuncia barricate al Senato e addirittura manifestazioni di piazza, con i «comitati in difesa della legge Biagi».
Contro le dichiarazioni di Angeletti, invece, parla Marco Rizzo, del Pdci: «Difendere la legge 30 – spiega – è un pessimo servizio per i lavoratori. I sindacati dovrebbero tutelare innanzitutto i diritti dei propri iscritti».