Ciro Argentino (Arcobaleno): “Non si può stare con gli industriali”

Ciro Argentino ieri era a Moffetta per partecipare ai funerali dei cinque operai morti nella Truck Center. Prima di partire da Torino aveva spiegato di aver scelto «volontariamente di non candidarsi anche per evitare una speculazione politica da parte di esponenti del Pd su una contrapposizione tra me e Antonio Boecuzzi che non esiste e che offende la memoria dei miei compagni assassinati». Poi è arrivata la scelta di Oliviero Diliberto. Argentino, quello di Diliberto è un bel contropiede. Perché lo ha fatto? «Mi ha travolto come lo tsunami, ma è la dimostrazione della diversità comunista e dell’etica politica. Un gesto non abituale in Italia».
E non c’è contraddizione tra la sua rinuncia mattutina e l’accettazione di una scelta solitaria de! suo leader? «Sono un operaio, sono un sindacalista e faccio politica da una ventina di anni. Volevo evitare polemiche strumentali.
La scelta del mio segretario è una dimostrazione della nostra diversità». A dire il vero Rifondazione ha subito la sua candidatura. All’assemblea operaia davanti alla Thyssen il ministro Ferrero sottolineò la necessità di evitare strumentalizzazioni. Ieri la deputata Marilde Provera alla domanda «Perché non è stato candidato?» ha risposto: «Perché non siamo dei cinici». Come la mettiamo? «Io da sempre faccio una politica di parte. E’ quello che vuole fare la Sinistra Arcobaleno. E’ quello che faremo insieme con tutti i compagni». Il suo collega Boecuzzi aveva definito la sua esclusione come il frutto di una vecchia logica politica. E’ così? «Contano i programmi. Io e Antonio siamo operai, ma. credo che per me sia più facile difendere gli interessi del mondo del lavoro perché la nòstra alleanza ha un programma partigiano cioè che sta dalla parte della classe operaia. Antonio è in lista con gli industriali Calearo e Colaninno. Il Pd ha messo insieme l’acqua santa e il diavolo».