Cinquantamila

Cinquantamila persone hanno sfilato ieri per le strade di Roma. Tre anni fa i primi bombardamenti statunitensi gettarono Baghdad in un incubo dal quale il popolo iracheno non è ancora uscito.
Per questo a Roma e in decine di capitali e in centinaia di città nord-americane il popolo della pace è tornato a manifestare. Quello romano è stato un corteo colorato, partecipato, pacifico e determinato nel ribadire le parole d’ordine di un movimento che ha di nuovo dimostrato il suo dinamismo e la sua vitalità: tantissime le bandiere di Rifondazione Comunista, molte anche quelle degli altri soggetti della sinistra di alternativa.
Gli obiettivi sono chiari: ritirare immediatamente le truppe d’occupazione militare dall’Iraq, ma anche dagli altri teatri di guerra, ed esprimere una solidarietà internazionalista ai popoli che resistono. Al fianco delle bandiere irachene quelle palestinesi, a porre ancora una volta l’accento sul Medio Oriente e sull’importanza degli sforzi di chi si oppone ai progetti neo-coloniali ed imperialisti.
“Pesa, in questo contesto, l’assenza della componente moderata dell’Unione” – dice Claudio Grassi dietro lo striscione arcobaleno de l’ernesto – “in una manifestazione combattiva ma assolutamente pacifica, a dispetto di quanto strumentalmente paventato nei giorni scorsi non solo dalle destre ma anche da molti esponenti del centrosinistra”.
“Oggi il movimento per la pace ha dimostrato quanto è attivo e radicato nel nostro Paese” aggiunge Francesco Maringiò, coordinatore nazionale dei Giovani de l’ernesto.
“Va segnalata in particolare la massiccia partecipazione dei giovani, anche di coloro i quali sono addirittura alle prime esperienze di mobilitazione”.
Dal Palco di Piazza Navona molti i moniti all’Unione: la politica estera del Paese deve svoltare ad ogni costo. Perché il prossimo appuntamento del popolo pacifista sia l’occasione per festeggiare, finalmente, il primo giorno di un Iraq libero e sovrano.