Cile: Insieme si può

Il Parlamento cileno, a maggioranza di centro sinistra, ha in corso di approvazione la ley de punto final, una legge che impedirebbe di fatto di processare chi ha commesso atrocità e torture durante la dittatura di Pinochet.

Contro questa legge e contro la riduzione delle pene ai militari già condannati per violazione dei diritti umani, si è svolto, il 14 settembre scorso, di fronte al Ministero della Giustizia a Santiago, un pacifico sit-in di familiari dei desaparecidos, di militanti di sinistra e di organizzazioni a difesa dei diritti umani (una sessantina in tutto).
La polizia cilena è intervenuta brutalmente con idranti e manganelli per disperdere i manifestanti, tra cui molte anziane madri. Alcuni di loro sono stati arrestati e portati in Commissariato. Tra questi Tomas Hirsch, candidato dell’alleanza di sinistra Juntos Podemos alle prossime elezioni presidenziali, Lorena Pizarro, presidente del Gruppo di familiari di detenuti scomparsi, gli avvocati Hugo Gutiérrez e Julia Urquieta, l’attore Óscar Hernández e José Manuel Guerrero, figlio di Manuel Guerriero Ceballos, i cui assassini sono stati graziati qualche settimana fa dal presidente Lagos.
La coalizione Juntos Podemos include comunisti, umanisti e altre forze di sinistra, Mentre veniva arrestato, il candidato Hirsch ha dichiarato ai giornalisti presenti: “Così viene trattata in Cile la gente che lotta per il rispetto dei diritti umani! Questa è l’impunità promossa dal presidente Lagos, questa è la democrazia bugiarda, che nessuno vuole, in cui chi viola i diritti umani viene protetto! Così si reprimono i familiari! Se io, che sono candidato a presidente, vengo trattato in questo modo, se i dirigenti di organizzazioni dei diritti umani vengono trattati in questo modo, non rimane speranza per il nostro popolo. Eppure noi continueremo a lottare perché in Cile ci sia democrazia, libertà e rispetto dei diritti umani!”
Successivamente, dopo la liberazione degli arrestati, i carabinieri hanno tentato di nuovo di disperdere i partecipanti, nel frattempo recatisi nei pressi del monumento a Salvador Allende, davanti alla Moneda. Dopo lunghe trattative il candidato di Juntos Podemos ha letto un comunicato in cui accusava il Ministro dell’Interno di aver ordinato il suo arresto. Il ministro ha difeso l’operato dei carabinieri, ma al tempo stesso ha ordinato un’inchiesta per “determinare se ci sia stato un uso sproporzionato della forza”.
Tomas Hirsch si è impegnato a continuare gli sforzi, insieme alle organizzazioni di diritti umani, per evitare l’approvazione della ley de punto final.
Per comprendere meglio il contesto in cui si sono svolti gli episodi, occorre rammentare che il Cile è un paese ancora diviso nei giudizi sul regime di Pinochet e che sta attraversando una crisi sociale ed economica che ha prodotto scontento tra la popolazione e soprattutto all’interno dell’elettorato del centro sinistra.
I comunisti, che alle precedenti elezioni ebbero un modesto tre per cento, oggi si presentano in una alleanza con gli umanisti, il Mir e la Sinistra Cristiana. Si tratta della più ampia alleanza realizzata dalla sinistra cilena dai tempi di Salvador Allende. Le elezioni amministrative dell’ottobre 2004 hanno dato all’alleanza un inaspettato 10% dei voti, 90 consiglieri comunali e 4 sindaci. Nel novembre successivo, in occasione della visita di Bush in Cile per il vertice dell’APEC, i dirigenti del Podemos hanno presentato una denuncia contro il presidente americano, il vicepresidente Dick Cheney, il segretario di stato Colin Powell, il ministro della difesa Donald Rumsfeld e l’ex plenipotenziario in Iraq Paul Bremer per crimini contro l’umanità, con particolare riferimento alle torture compiute in Iraq e Afghanistan. Il giudice ha dichiarato la denuncia inammissibile e gli avvocati del Podemos hanno presentato appello. Tra il clamore suscitato da questa iniziativa e le imponenti manifestazioni di protesta contro la politica americana, Bush è stato definito da gran parte della stampa come il presidente in visita in Cile più contestato nella storia recente del paese.
Il programma dell’alleanza comprende il rifiuto di ogni forma di dittatura, il sostegno alla democrazia reale e al pluralismo politico, l’opposizione al neo-liberismo e al capitalismo.
È evidente che questo schieramento ha concrete possibilità di erodere l’elettorato di sinistra dell’attuale maggioranza. Tuttavia, stante il sistema elettorale alla francese, il centro sinistra conta sul ritorno di questo elettorato al secondo turno, in modo di scongiurare la vittoria dello schieramento di destra. Già alle precedenti elezioni presidenziali il candidato socialista Lagos prevalse, in sede di ballottaggio, sul candidato della destra cilena Joaquin Lavin, ex collaboratore di Pinochet, per una manciata di voti. In questa situazione è immaginabile la stantia novena della rincorsa del voto di centro. Da qui la preoccupazione della sinistra riformista di non scontentare l’elettorato di centro. Da qui anche la censura della notizia della manifestazione e della sua repressione da parte della stampa italiana, compresa quella di sinistra: un altro tributo all’unione?
Podemos è l’acronimo di Poder democratico social, ma significa anche possiamo. Juntos Podemos può essere tradotto in Insieme si può. È anche il nostro augurio di cuore ai comunisti e al popolo cileno di sinistra.