Ciagate, accuse a Bush:«E’ stato lui a ordinare le fughe di notizie»

Nel Ciagate spunta il nome del presidente degli Stati Uniti. A pronunciarlo è Lewis Libby, l’ex capo di gabinetto del vicepresidente Dick Cheney che sarà processato in gennaio nell’ambito dell’inchiesta per appurare come venne svelato il nome dell’agente della Cia Valerie Plame, nel luglio del 2003. «Venne dal presidente George W. Bush l’autorizzazione a rivelare alcune informazioni riservate di intelligence sull’Iraq» ha detto Libby durante una testimonianza pre-processuale, secondo quanto rivelato ieri dal «New York Sun».
Sebbene Libby non abbia ancora tracciato un collegamento diretto fra l’inquilino della Casa Bianca e la specifica rivelazione del nome dell’agente Cia il fatto di affermare che fu Bush «ad autorizzare Cheney di dirmi di svelare alcune informazioni classificate sull’Iraq» solleva il dubbio che dietro lo scandalo possa esserci proprio il presidente in persona. Anche perché l’«autorizzazione di Bush a Cheney» avvenne poco prima dell’8 luglio ovvero il giorno in cui Libby incontrò Judith Miller, la giornalista del «New York Times» che ha poi affrontato un periodo di detenzione per non voler rivelare al procuratore Patrick Fitzgerald le proprie fonti.
Pur nell’assenza di una prova diretta di collegamento fra Bush e la rivelazione del nome della Plame – che fu fatta da Robert Novak sulle pagine del «Washington Post» – i leader dell’opposizione democratica non hanno esitato a puntare l’indice contro il presidente. «Quanto sappiamo testimonia che Bush ha voluto rendere note informazioni riservate a fini politici – ha accusato Howard Dean, presidente del partito democratico – ponendo in questa maniera l’interesse proprio e del suo partito sopra le esigenze di sicurezza nazionale e ciò dimostra che non può avere la fiducia del pubblico come difensore della nazione». Il senatore democratico di New York Chuck Schumer è andato oltre: «Più andiamo avanti e più appare evidente che la fuga di notizie partì da Bush e Cheney».
Il sospetto dei democratici è che Bush e Cheney decisero di tradire l’identità dell’agente Valerie Plame come ritorsione nei confronti di suo marito, l’ex ambasciatore Joseph Wilson, autore sul «New York Times» di un articolo nel quale smontava la tesi di un presunto tentativo del regime di Saddam Hussein di acquistare uranio in Niger. La Casa Bianca fino a questo momento ha sempre condannato le fughe di notizie ed il presidente Bush ha assicurato di voler fare piena luce sulla genesi del Ciagate. Ma ieri i portavoce non hanno voluto commentare le dichiarazioni attribuite dalla stampa a Lewis Libby.
La testimonianza di Libby è stata riportata dal «New York Sun» in un momento in cui c’è tensione fra il suo collegio di avvocati e la Casa Bianca per via del fatto che il governo ancora rifiuta di rendere accessibili documenti considerati utili alla difesa processuale. In particolare Libby chiede accesso ad alcuni dossier che testimonierebbero come tanto il ruolo della Plame che quello di Wilson furono marginali nelle indagini che portarono ad accertare l’inesistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein che erano state considerate dall’amministrazione il casus belli per attaccare l’Iraq.