Ci sarà una base militare americana in Repubblica Ceca

Si sa che è l’industria delle armi quella che produce i profitti più
elevati. Nel 2001, George W. Bush sembrava preferire altro, ma gli
avvenimenti dell’11 settembre 2001 gli hanno fornito l’occasione per
dichiarare “guerra al terrorismo”, il che ha portato al rapido aumento, da
un anno all’altro, del bilancio militare, nel momento in cui veniva
scatenata la guerra contro l’Afghanistan e contro l’Iraq. Il bilancio
militare degli Stati Uniti rappresenta circa la metà delle spese militari
mondiali.
Gli USA nello sforzo teso a realizzare l’egemonia mondiale hanno fatto di
tutto per togliere la Russia dalla lista delle potenze. Gli USA (dopo la
dissoluzione dell’URSS) nella lotta scatenata per diventare l’unica
superpotenza hanno orientato la loro politica alla disintegrazione della
Federazione Russa stessa, all’indebolimento del complesso
militare-industriale russo e all’installazione di regimi vicini agli USA nei
paesi prossimi alla Russia. Hanno costruito diverse basi militari. Hanno
fatto di tutto per cambiare a loro favore i regimi, i governi degli Stati
vicini alla Russia (la “rivoluzione delle rose” in Georgia, la “rivoluzione
arancione” in Ucraina, i continui tentativi di rovesciare il regime in
Bielorussia, ecc.).

I nuovi rappresentanti degli Stati dell’ex blocco sovietico avevano
proclamato che, nell’epoca in cui il mondo stava diventando unipolare, non ci sarebbe stato più bisogno di patti militari e, allo stesso tempo, per non irritare le popolazioni dei propri paesi, avevano proposto la liquidazione dei due patti militari. Però, pur avendo subito proceduto alla liquidazione del Trattato di Varsavia, hanno fatto di tutto per ottenere l’adesione dei loro Stati alla NATO. Così la Nato, sebbene rappresenti una reliquia della guerra fredda, ha cominciato ad allargarsi verso Est.

Per facilitare l’adesione di questi Stati alla NATO, i rappresentanti della
NATO hanno promesso di non costruire basi militari, tenendo in tal modo la popolazione all’oscuro delle decisioni. Nella Repubblica Ceca, né la decisione di disintegrare la Cecoslovacchia in due repubbliche (ceca e slovacca), né la decisione riguardante l’adesione alla NATO (decisioni molto importanti per i popoli) sono state prese rispettando la volontà della maggioranza della popolazione; le proposte di organizzare referendum su questi problemi sono state respinte. Gli unici oppositori dell’adesione della Repubblica Ceca alla NATO sono stati i comunisti, messi però in minoranza.

L’accerchiamento della Russia, in quanto al momento uno degli oppositori dell’egemonia mondiale USA, può trasformarsi in una tra le cause principali dell’installazione di una base cosiddetta anti-missilistica in Europa centrale (o orientale). Il dialogo tra i rappresentanti degli USA e della Repubblica Ceca sulle basi americane è stato avviato nel 2002. Il governo ceco, diretto dai socialdemocratici, ha nascosto questo dialogo anche al parlamento. I parlamentari comunisti hanno più volte interpellato il capo del governo, ma ogni volta hanno ricevuto risposte negative, nebulose e rassicuranti. Dopo le informazioni pubblicate nell’aprile 2005 dalla stampa americana, i comunisti hanno nuovamente interpellato il capo del governo ed hanno reso questa causa un problema serio in vista delle elezioni legislative. Un quotidiano anticomunista ha organizzato un sondaggio tra l’opinione pubblica, in cui l’83% degli interpellati si è pronunciato contro la costruzione di basi militari nella Repubblica Ceca. Il nuovo capo del governo ha così deciso di organizzare un referendum in seno al partito socialdemocratico (PSD). Per parte sua, ha detto apertamente di opporsi, e, dopo il referendum in seno al suo partito, ha proclamato che il PSD era contro la costruzione di basi americane nel nostro paese.

Dopo le interpellanze comuniste e le risposte ricevute, l’Unione della
Gioventù Comunista (UGC) ha presentato alla vigilia delle elezioni di giugno una petizione che invita la Camera dei deputati a rifiutare qualsiasi richiesta straniera relativa alla costruzione di basi militari nel nostro paese. Ma la situazione politica dopo le elezioni è diventata precaria. Alla Camera dei deputati, il Partito democratico civico (PDC) (il più a destra) ha ottenuto 81 seggi, il Partito cristiano-democratico (PCD) che collabora strettamente con il PDC 13 deputati e il Partito dei Verdi – i cui deputati si posizionano a destra, in disaccordo con la gran parte degli aderenti – ha ottenuto 6 seggi; il PSD ha 74 deputati e il Partito Comunista (PC) ne ha 26. In questa situazione la destra dispone di 100 (?) voti, come la
sinistra. E’ stato solo 3 mesi dopo le elezioni che il Presidente della
Repubblica ha dato al presidente del PDC l’incarico di formare il governo.
Il nuovo governo è formato solo da rappresentanti del PDC e da qualche
“senza partito”. Nel nostro paese, si tratta probabilmente del governo più a destra dopo la Seconda guerra mondiale. Questo governo, che è apertamente filo-americano, è favorevole alla costruzione di basi militari americane e rifiuta il referendum.

Se questo governo dovesse decidere sul problema delle basi americane nel nostro paese, ciò rappresenterebbe una catastrofe per noi e un problema per l’Europa. Se i deputati saranno chiamati a decidere, ai comunisti con i loro 26 voti (i più risoluti ad opporsi), si aggiungerebbe il PSD con i suoi 74 voti, che ha anch’esso proclamato il suo disaccordo e pure il Consiglio repubblicano dei Verdi che si è pronunciato contro le basi. Ma non si può essere sicuri che tutti i deputati del PSD e dei Verdi rispettino la decisione dei loro organismi dirigenti. Ecco perché è necessario che, in ogni caso, la popolazione si esprima ed eserciti pressione dalla base.

I giovani comunisti hanno manifestato con un rally di biciclette nei luoghi
dove i militari americani, dopo una loro visita, vorrebbero costruire la
base. Per ottobre, il PC ha organizzato una marcia di 7 chilometri tra due città di quella regione. La petizione dell’UGC ha raccolto finora più di
33.000 firme.

A luglio è stata avviata l’Iniziativa “No alle basi” che raggruppa 40
organizzazioni di differente orientamento politico e ideologico. Ci sono
piccoli partiti politici, come il Partito umanista, il Partito delle pari
opportunità e molte associazioni civiche come la “Società ceca per la pace”, “Solidarietà socialista”, i “Socialdemocratici autentici”, “Dialogo
cristiano”, ed anche “I soldati contro la guerra”. E’ stata organizzata una
manifestazione dal titolo “Praga piazza della pace” (simbolica!), con due
marce nel centro della capitale – una con grandi missili di carta, l’altra
la sera con fiaccole, tamburi e manifesti contro le basi. Molti
rappresentanti dell’Iniziativa si sono recati davanti alla sede della TV per
consegnare al direttore un missile di carta in segno di protesta contro la
diffusione di informazioni poco obiettive, ma nessuno si è presentato a
ritirare “questo regalo”. I rappresentanti delle organizzazioni aderenti
all’iniziativa si riuniscono ogni settimana per organizzare nuove attività,
come le riunioni con gli studenti.E’ necessario rispondere ai partigiani del
PDC e alla grande maggioranza dei mass media (salvo due quotidiani, tutti gli altri si trovano nelle mani dei magnati stranieri della stampa) che
manipolano le opinioni della popolazione, sostenendo che le basi sarebbero di nostri alleati, che proteggerebbero il nostro paese e i suoi alleati.
Questi mass media tentano di convincerci che le basi daranno lavoro al
popolo ceco, ma noi sappiamo che arriveranno centinaia di soldati americani senza che un solo ceco possa lavorare nelle basi, che tutti i materiali e i servizi necessari per le basi saranno importati dagli USA,ecc.

Solo “Halo noviny”, il quotidiano della sinistra, dà la parola agli
avversari delle basi americane. La sua redazione ha già pubblicato due
interviste a M. Tamas, presidente del Partito umanista e portavoce
dell’Iniziativa. Informa regolarmente su tutti gli avvenimenti importanti
legati alle attività contro le basi straniere. I giovani comunisti danno
puntualmente conto dell’attività dell’UGC. Il PC ha pubblicato un manifesto e degli autoadesivi con i missili barrati e delle cartoline postali con un testo contro le basi da inviare direttamente al governo.

Il Comitato per le petizioni della Camera dei deputati (il cui presidente è
membro del PC) ha ricevuto questa settimana i rappresentanti delle diverse iniziative collegate alle petizioni e ha constatato di aver ricevuto circa 40.000 firme.

Ecco il testo della petizione dell’UGC indirizzata alla Camera dei deputati:

“Noi firmatari, cittadini della Repubblica Ceca, non siamo d’accordo con
l’installazione di alcuna base militare straniera, in particolar modo se si
tratta di una base missilistica, ed esigiamo:
1. che siano resi pubblici i negoziati concernenti la dislocazione della
base missilistica degli Stati Uniti nella Repubblica Ceca
2. il rifiuto di principio di progetti simili da parte della Camera dei
deputati del Parlamento della Repubblica Ceca”.
Visto che l’installazione di basi straniere degli USA o della NATO su
territorio europeo contribuisce ad una nuova fase del riarmo, visto che le basi antimissilistiche degli USA, in qualsiasi punto d’Europa, aumentano (con l’armamento nucleare) non solo i pericoli per gli abitanti del paese in cui vengono costruite, ma anche la tensione internazionale, occorre intensificare la solidarietà internazionale.

I cechi accoglieranno con piacere tutte le espressioni di solidarietà da
parte di compagni e amici di altri paesi.

Praga, 30 settembre 2006

Ota Lev

Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare