Chiesa, astenuta e sconfitta

Il cattolicesimo italiano è alla ricerca di un nuovo protagonismo, con l’esercizio di una rinnovata aggressività. Una nuova stagione, certamente favorita dalla generale commozione che ha accompagnato la lunga agonia e la morte di papa Giovanni Paolo II nonché i primi giorni del pontificato di Benedetto XVI. Una nuova stagione alla quale hanno largamente contribuito – stanno contribuendo – i mass media, cattolici e laici. A guidare questa forte ripresa il cardinale Camillo Ruini, al centro dell’episcopato italiano. Tema decisamente messo in primo piano, il referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno, con il deciso invito alla astensione dal voto. Se è probabile, come sembra a tutt’oggi secondo alcuni sondaggi, che l’astensione prevarrà, non è altrettanto probabile che il ricompattamento auspicato dal cardinal Ruini sia destinato a riuscire.

E’ vero che molti – parrocchie, associazioni… – si sono affrettati ad allinearsi. Non tutti, comunque: ha fatto un certo scalpore, fra i non «alleati», oltre al tradizionale dissenso, come quello delle comunità di base, la presa di posizione di don Leonardo Zega, autorevole ex direttore del settimanale «Famiglia cristiana», tra i firmatari dell’appello di cattolici contro l’astensioni.smo referendaio (pubblicato sulla versione online dell’agenzia Adista).

Ma la debolezza del ricompattamento è indicata soprattutto dal tema, quello, ancora una volta, dell’etica sessuale. Ancora una volta l’embrione, un tema sul quale il cattolicesimo, specialmente italiano, si sente particolarmente impegnato, anche a scapito di altri temi messi quasi in secondo piano, come, ad esempio, il lavoro, la sperequazione fra ricchi e poveri, gli immigrati… Temi forse anche più «evangelici» di quelli riguardanti la vita e l’identità dell’embrione.

Sul tema della procreazione, d’altronde, il cattolicesimo italiano è stato sconfitto non molti anni fa. Forse il referendum di oggi dovrebbe servire a sanare la ferita del referendum di allora? Ma i cattolici di oggi sono più obbedienti alla gerarchia di quanto non sono stati i milioni di cattolici di allora? Non credo.

Dunque, anche nel caso non si dovesse raggiungere il quorum, non penso che la gerarchia cattolica possa pensare a un successo. Il cattolicesimo italiano rimane, infatti, profondamente diviso e sono sempre più numerosi i cattolici che optano per una religione, come si suol definire, «fai da te». Lo confermano altri dati e altre cifre: quelle, ad esempio, dei matrimoni civili oppure della frequenza alla messa festiva. Non sarà una eventuale vittoria sugli embrioni a indicare una nuova stagione felice del cattolicesimo italiano in crisi.