Chi è Alassane Ouattara?

da Michel Collon – www.michelcollon.info/Qui-est-Alassane-Ouattara.html?lang=fr
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/01/11

In Costa d’Avorio, il signor Ouattara, ex direttore generale aggiunto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) – a tutti gli effetti uno dei principali agenti di intelligence utilizzati in Africa da questa istituzione finanziaria che pretende di essere internazionale e la cui azione principale è quella di generalizzare la povertà nel mondo e, notoriamente, agevolare i paesi industrializzati nel mettere le mani sulla ricchezza dei paesi sottosviluppati – è rimasto, fedele a se stesso.

La prospettiva che egli ha proposto al popolo ivoriano durante la sua campagna elettorale e che riflette in gran parte la sua visione di sviluppo in Costa d’Avorio, è basata sul rafforzamento delle relazioni con l’FMI e la Banca Mondiale, le due istituzioni finanziarie cosiddette internazionali.

L’obiettivo sarebbe quello di “alleviare il debito estero della Costa d’Avorio e quindi di ritrovare la capacità di contrarre prestiti all’estero.” Questo in definitiva servirebbe alla Costa d’Avorio per raggiungere gli ultimi obiettivi necessari per accedere allo status privilegiato di HIPC (Higly Indebted Poor Countries – Paesi Poveri Altamente Indebitati). Questa è la condizione per la riduzione del debito nei paesi africani. Tutti sanno, tuttavia, i risvolti degli attuali sviluppi economici dei paesi già “HIPC”: nessuno è diventato “un paese emergente” “come accadrà presto la Costa d’Avorio, sotto la mia guida”, come Mr. Ouattara amava proclamare durante la sua campagna elettorale.

Tuttavia, durante questa campagna, il signor Ouattara non aveva spiegato al popolo ivoriano le ragioni per cui la capacità di accedere al prestito detenuta un tempo dalla Costa d’Avorio aveva determinato il debito estero del loro paese, un debito di cui si dovrebbe chiedere l’annullamento in quanto non in grado di essere restituito, e perché non riusciva a generare lo sviluppo.

La posizione del sig. Ouattara di fare della Costa d’Avorio un HIPC, non dovrebbe sorprendere. Egli è stato a capo del Fondo Monetario Internazionale nel momento in cui questa istituzione ha imposto i SAPs (Structural Adjustment Programs – Programmi di Aggiustamento Strutturale) ai paesi del Terzo Mondo, per poter beneficiare di un prestito esterno… o meglio, per creare disoccupazione, instaurare la precarietà per milioni di persone e la flessibilità (in particolare modo con la riduzione degli stipendi) per coloro che avevano ancora la fortuna di avere un lavoro.

I SAPs prevedono lo snellimento dell’amministrazione pubblica e dei servizi pubblici, attraverso la drastica riduzione del personale e obbligano i governi ad esternalizzare i servizi a società private, riducendo significativamente le sovvenzioni statali per la salute pubblica, l’istruzione, il cibo, ecc.

Le devastazioni dei SAPs hanno provocato rivolte popolari in molti paesi del Terzo Mondo ove esistono sindacati coscienziosi. Davanti a tale clamore, entrambe le istituzioni hanno finito per battere in ritirata. Con una falsa auto-critica diversiva, hanno guadagnato tempo con sotterfugi per escogitare nuove forme di saccheggio della ricchezza dei paesi, in particolare dei paesi sottosviluppati. Hanno così preso corpo “le iniziative HIPC”, dove sono state riprese gran parte delle disposizioni raccomandate dai SAPs.

È vero che il povero è quella persona fisica o giuridica, che non è più capace di rimborsare i propri debiti. Ma per convincersi di esserlo, bisogna non possedere alcunché. Inoltre il fallito, è sempre spogliato della maggior parte dei suoi beni. E poiché uno Stato può detenere un patrimonio, lo Stato fallito deve venir sottilmente derubato (con il ritiro dello Stato dalle attività economiche, suggerendo privatizzazioni) del patrimonio sul quale fanno man bassa le società multinazionali e transnazionali appartenenti alle potenze schiaviste.

In quest’ottica vengono incoraggiati i paesi del Terzo Mondo a diventare “HIPC” sotto la falsa promessa della riduzione del debito estero, quando in realtà è già stato integralmente rimborsato più volte nel corso dei decenni.

Davanti alla gravità di questa situazione, la UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development – Commissione delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo), una delle istituzioni specializzate dell’ONU, ha espresso grande preoccupazione. Nel 2003, ha presentato una relazione annuale denunciando le ‘”acquisizioni-ricolonizzazioni” perpetrate dalle grandi potenze in particolare attraverso il FMI e la Banca Mondiale. E ciò, a causa della mondializzazione neoliberista.

Tuttavia, non lo si può oggettivamente contestare, che l’Africa non fa più parte, dal 16° secolo, dell’evoluzione storica della normale umanità. Non si può negare il fatto che di tutti i continenti, l’Africa sia quello che è ancora, nel complesso, allo stesso punto di sviluppo umano di quell’epoca. Non si è ancora sviluppata, per lo meno non abbastanza.

Nella maggior parte dei casi, i mezzi di produzione disponibili sono sorpassati e questo non può, ovviamente, generare progresso. Si intenda questo non solo rispetto alla padronanza della natura e dello spazio, ma anche e soprattutto, alla riduzione dello sforzo e dei tempi di produzione, all’acquisizione di beni e servizi necessari agli esseri umani per vivere con dignità.

Per le potenze schiaviste, l’Africa deve essere mantenuta a questo livello per continuare a soddisfare gli obiettivi dell’imperialismo. Questa dottrina, dal 16° secolo, ha sostenuto l’istituzione di un sistema di dominazione di paesi stranieri e la sottomissione dei popoli al fine di perpetuare il loro stato di serbatoi di materie prime, discariche dei paesi sviluppati (abiti usati di ogni genere, pezzi di ricambio, veicoli usati, ecc), e la possibilità di sfruttare manodopera a bassissimo costo da parte delle multinazionali installate in questi paesi dominati.

L’imperialismo organizza le relazioni tra i paesi come un sistema di vasi comunicanti, ma unidirezionale. Si caratterizza fondamentalmente per il trasferimento nelle metropoli schiaviste di tutti i profitti derivanti dallo sfruttamento spudorato dei popoli e del saccheggio sistematico delle ricchezze dei paesi dominati. La mondializzazione permette oggi di perpetuare e accentuare questo sistema.

Per questi poteri, di cui il FMI e la Banca Mondiale rappresentano la rampa di lancio dell’azione predatrice, la Costa d’Avorio che negli ultimi anni è diventata paese produttore di petrolio, l’oro nero, va dunque “eletta HIPC”, come la stragrande maggioranza dei paesi africani.