Cheney: «I detenuti vanno inzuppati»

Per Dick Cheney creare controversie non è certo una novità. L’ultima esternazione del vicepresidente degli Stati Uniti su come combattere il terrorismo non ha fatto eccezione, provocando le ire delle organizzazioni per i diritti civili e mettendo la Casa Bianca sulla difensiva.
In un’intervista radiofonica, Cheney si è detto d’accordo che «inzuppare un po’» un presunto terrorista per convincerlo a confessare è un legittimo, quando si tratta di salvare vite umane. Il riferimento era a un controverso metodo di interrogatorio, il «waterboarding», che è stato paragonato da più parti a una forma di tortura. Cheney è stato accusato di aver dato la propria approvazione a interrogatori che prevedono un finto affogamento, ma la Casa Bianca ha negato che si riferisse ad alcun metodo specifico. Nell’atmosfera politicizzata che domina negli Usa il conto alla rovescia verso le elezioni di Midterm, la vicenda ha finito per diventare il caso del giorno per i giornalisti della Casa Bianca, che hanno approfittato di un incontro tra il presidente George W.Bush e il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, per chiederne conto al presidente. «Questo paese non tortura», si è limitato a rispondere Bush nello Studio Ovale. Intervistato dal conservatore Scott Hennen, Cheney è sembrato sostenere la necessità in casi estremi di ricorrere alla tecnica di interrogatorio che prevede di stimolare i sensi di un detenuto, in modo da dargli la sensazione di essere sul punto di affogare. Il metodo sarebbe stato utilizzato dalla Cia per ottenere informazioni da Khalid Sheikh Mohammed, il presunto stratega dell’attacco dell’11 settembre 2001. Gli interrogatori a Mohammed «ci hanno permesso di rendere più sicura la nazione – ha detto Cheney -, Mohammed ci ha fornito informazioni di enorme valore». Il vicepresidente si è detto convinto che non ci sia molto da riflettere sul fatto di «inzuppare» un detenuto, se questo serve a salvare vite. Human Rights Watch (Hrw) ha sostenuto che le affermazioni di Cheney sono in rotta di collisione con le nuove direttive del Pentagono sugli interrogatori militari e con una legge contro le torture, promossa dal senatore repubblicano John McCain e approvata dal Congresso. «Se l’Iran o la Siria catturassero un soldato americano – ha detto Tom Malinowski, un dirigente dell’ organizzazione per i diritti umani – Cheney sta dicendo che sarebbe assolutamente accettabile per loro prendere il soldato e tenergli la testa sotto l’acqua fino a quando quasi affoga, se ciò è necessario a salvare vite iraniane o siriane». Anche Amnesty International, per bocca del portavoce Larry Cox, ha sottolineato che nessun leader americano, «tanto meno un vicepresidente, dovrebbe promuovere la tortura».