Che fine hanno fatto le leggi vergogna?

In campagna elettorale s’era molto parlato di cancellazione delle «leggi vergogna», quella manciata di provvedimenti ad personam contro la quale nella passata legislatura il centrosinistra s’era battuto, in piazza e in Parlamento. A che punto siamo? Indietro, il primo anno di governo passerà senza risultati

Difficile, anzi praticamente impossibile che il primo anno del governo Prodi si chiuda con un risultato tangibile sul fronte dell’abolizione delle leggi-vergogna targate Berlusconi. Solo in un caso questo potrebbe accadere, ma la politica non c’entra: la legge Pecorella. Del resto il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata l’ha detto con chiarezza a l’Unità: «Non abbiamo nè il tempo nè l’intenzione di tenere occupato il parlamento per mesi e anni a distruggere le leggi sbagliate del centrodestra».
LEGGE PECORELLA
L’ultima nata in casa Cdl, rinviata al Parlamento da Ciampi e approvata nel febbraio 2006 a Camere sciolte, potrebbe cadere prima del compleanno della legislatura, ad opera della Corte Costituzionale presso cui pende un giudizio di legittimità sollevato all’inizio del 2006 da diverse Corti d’Appello (sono più di 160 le obiezioni pervenute alla Consulta). È costituzionale la legge 46 del 2006 che prevede l’inappellabilità per le sentenze di assoluzione in primo grado? Questa la domanda cui risponderà la Consulta il 24 gennaio. Il punto è se sarà accolta o meno l’obiezione di chi ritiene la Pecorella incompatibile con l’articolo 111 della Costituzione, che prevede nel processo «la condizione di parità tra le parti». Infatti, allo stato attuale, mentre l’imputato può ricorrere in appello tale possibilità è preclusa all’accusa. E così, ancora una volta, spetta alla Consulta rimediare ai mostri giuridici partoriti dal Parlamento targato centrodestra, come già era accaduto nel gennaio 2004, quando la Consulta bocciò il cosiddetto «lodo Schifani», che prevedeva lo stop ai processi per le 5 più alte cariche dello Stato per tutta la durata del loro mandato. La maggioranza si regolerà di conseguenza. «Attendiamo la sentenza e le eventuali linee di riforme indicate», spiega il senatore ds Massimo Brutti.
EX CIRIELLI
Quanto alle altre leggi-vergogna, dalla Cirami (legittimo sospetto) alla Cirielli (dimezzamento dei termini di prescrizione per una serie di reati tra cui corruzione, corruzione giudiziaria, usura, furto in abitazione, furto aggravato, contrabbando, favoreggiamento della prostituzione, reati tributari, bancarotta), si prevede un complesso iter parlamentare, che dovrà fare i conti, come ricorda Brutti, «con la maggioranza risicata che ci ritroviamo in Senato». Per Cirami ed ex Cirielli sono già state presentate a palazzo Madama due proposte di legge con Brutti come primo firmatario. Ma la priorità per la maggioranza è proprio la ex-Cirielli, chiamata a suo tempo salvaPreviti prima che un emendamento Udc in zona Cesarini escludesse i processi per i quali era già iniziato il dibattimento (dunque anche l’Imi-Sir, mentre per Berlusconi la legge ha funzionato). La ex Cirielli, sconfessata subito dal suo autore, un ex maggiore dei carabinieri arrivato alla Camera con An, fu duramente contestata dalla Cassazione (l’allora primo presidente Marvulli la definì un «obbrobrio») per il numero di processi che rischiava di cancellare, tra il 40 e il 50%, dal Csm che aveva definito «devastanti» i suoi effetti, e criticata anche dalla Conferenza episcopale. La proposta di modifica firmata Brutti ridisegna i termini della prescrizione e abroga totalmente la parte più repressiva della legge, quella che inasprisce le pene per i recidivi, mentre la parte che limita i benefici agli stessi recidivi è già stata respinta dalla Consulta nel giugno 2006. Che iter è previsto per la pdl Brutti? «È in Commissione giustizia ma non si è ancora iniziato a discutere», spiega il senatore Ds. «Dobbiamo fare una ricognizione delle posizioni per capire quali spazi di manovra abbiamo, sapendo che possiamo contare solo sui nostri voti che, come noto, non sono sufficienti senza la presenza dei senatori a vita. An sarà certamente contraria, bisogna capire come si muoverà Forza Italia visto che l’effetto voluto a favore di Berlusconi è stato già ottenuto e che, anche in caso di modifica della legge, il processo per i diritti televisivi Mediaset cadrà comunque in prescrizione». «E tuttavia- prosegue Brutti- è sulla ex Cirielli che vanno concentrati tutti i nostri sforzi, perchè si tratta di una legge pessima e assurda, che continua a creare serie disfunzioni». C’è però anche un problema di affollamento, visto che la stessa commissione Giustizia nelle prossime settimane dovrà occuparsi di testamento biologico e unioni civili.
CIRAMI
Tempi lunghi dunque, mentre rischiano di diventare lunghissimi quelli per la Cirami: «Non è la cosa più urgente- dice Brutti – Si è trattato sostanzialmente di una legge inutile, che non è servita neppure per gli obiettivi di Berlusconi e Previti visto che la Cassazione stabilì che in quei casi non c’era legittimo sospetto: il centrodestra ha soltanto perso energie e tempo».
FALSO IN BILANCIO
Anche sul tema del falso in bilancio la lentezza del percorso parlamentare rischia di allontanare la «abrogazione» della riforma del centrodestra, di cui pure parla esplicitamente il programma dell’Unione. Allo stato attuale, dunque, sulla legge sul risparmio è in corso una indagine conoscitiva presso la Commissione Finanze del Senato, che dovrebbe concludersi entro giugno 2007. Obiettivo della maggioranza, spiega il presidente Giorgio Benvenuto, è «sanare l’anomalia della legge attuale, portando l’Italia in linea con le normative degli altri Paesi europei». Dunque no alle pene severissime sul modello Usa, ma «norme più severe e tali da rappresentare una serie deterrenza». E tuttavia Benvenuto, consapevole della «lentezza» dell’iniziativa parlamentare, invita il governo a intervenire direttamente: «Mi auguro che il governo prenda un’iniziativa perché non possiamo lasciar passare troppo tempo su un tema così delicato per i risparmiatori e su cui ci siamo impegnati fortemente in campagna elettorale».