Cgil verso la svolta riformista

Per la Cgil si profila una governance più riformista, con un ridimensionamento delle aree vicine alla sinistra radicale e più unità d’azione con Ciste Uil. È questo il percorso delineato dal segretario generale, Guglielmo Epifani, che ieri ha presentato una proposta al direttivo – approvata con 82 voti favorevoli, 31 no e un astenuto – per l’avvio di una verifica politica che serva a chiarire il ruolo svolto dalla maggioranza della Fiom di Gianni Rinaldini e dalle aree programmatiche (Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi, Lavoro e società di Nicola Nicolosi) che al referendum avevano sostenuto il no al protocollo sul Welf are sfidando la decisione del comitato direttivo di Corso d’Italia.
L’intera confederazione sarà coinvolta in questo confronto che dovrà concludersi entro novembre, quando sarà convocato nuovamente il direttivo, per chiarire chi fa parte della maggioranza allargata scaturita dal congresso di Rimini. Il voto di ieri (ancora una volta) ha segnato una rottura in discontinuità rispetto alla conclusione unitaria del congresso: il documento è stato approvato da tutta la segreteria confederale tranne Paola Agnello Modica (di Lavoro e società), mentre nel comitato direttivo i no sono arrivati dai componenti della Rete 28 aprile, di Lavoro e società e dalla maggioranza della Fiom. Il documento punta l’indice contro le accuse di brogli elettorali lanciate da Cremaschi e contro la manifestazione di Firenze del 29 settembre indetta da Lavoro e società «sbagliata nei contenuti, con adesioni che hanno prodotto seri elementi di inquinamento». Allo stesso tempo il documento spinge in direzione dell’unità sindacale, per rinsaldare il rapporto Con Cisl e Uil, in vista della manifestazione di metà novembre che aprirà la vertenza sulla questione salariale, le iniziative sul precariato, la stagione dei rinnovi contrattuali e il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego. Da questi appuntamenti «il rapportò unitario trarrà ulteriore vigore e potrà ancor più arricchirsi e consolidarsi». Inoltre, nel «pieno rispetto della sovranità del Parlamento» la Cgil auspica che il Governo garantisca «l’approvazione del Ddl entro la fine di dicembre e il percorso concertati-vo nel caso intendesse recepire modifiche proposte in sede parlamentare».
Critico sul documento Rinaldini, che aveva sostenuto la bocciatura del Protocollo sul Welfare al comitato centrale della sua organizzazione: «Trovo paradossale che dopo un voto così ampio a favore del sì – ha detto il numero uno della Fiom – si decida un percorso che coinvolge gli organismi dirigenti che di fatto mette al centro della discussione il voto espresso al comitato centrale della Fióm. Si apre un problema democratico». Nella Fiom si è aperto lo scontro con la minoranza riformista che fa capo al segretario nazionale Fausto Durante: «La risposta di Rinaldini al direttivo Cgil è deludente – ha spiegato Durante – e configura un’ipotesi di separazione, astrazione della Fióm dalla Cgil che non vabene. È necessario discutere le scelte della Fiom a tutti ì livelli confederali, c’è una distanza tra l’analisi fatta dalla maggioranza della Fiom e il mondò reale». L’avvio del confronto per Durante serve a «evitare che Fiom e Cgil prendano strade alternative». Ma per Cremaschi la resa dei conti è già iniziata: «In alcune realtà – sostiene – ci sono i segnali dell’avvio di una vera e propria caccia alle streghe nei confronti di delegati e militanti della Cgil che hanno fatto campagna per il no». Da Corso d’Italia sottolineano che «non c’è alcun processo, piuttosto è in atto un chiarimento politico». Le dichiarazioni di Cremaschi sono considerate come un segnale di difficoltà, dopo che le sue stime sul calo di partecipazione al referendum sono state smentite dagli oltre 5 milioni di votanti che per l’82% si sono pronunciati per il sì.