Cgil. Tesi alternative, queste sconosciute

«C’è il rischio che le tesi alternative non vengano presentate in tutti i luoghi di lavoro». Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, che ieri ha presentato le due tesi su contratti e democrazia, non usa mezzi termini. La fase congressuale in Cgil è appena iniziata. Proprio in questi giorni stanno svolgendosi le prime assemblee nei luoghi di lavoro, e già si avvertono quelli che lui stesso chiama «nervosismi». In cosa consistono? Più di tanto il segretario della Fiom non dice. Anche perché, sottolinea, «ancora siamo all’inizio del percorso». C’è qualcuno, però, che sta tentando di trasformare l’impostazione del quindicesimo congresso della Cgil: da documento unico, con alcune proposte di tesi alternative, a uno scontro tra due documenti contrapposti. Ma questo non è esattamente quanto deciso dalla Cgil, che nei vari direttivi ha deciso non solo per il documento unico ma, attraverso il lungo lavoro delle commissioni, ha ammesso alcune tesi alternative, tra cui quelle presentate da Rinaldini. Chi vuole far apparire le tesi alternative come un “documento globalmente alternativo” cerca non solo di far degenerare un confronto libero sui contenuti ma di impallinare le posizioni “dissidenti” nella fase più delicata, ovvero nel momento del confronto, e del voto, nei luoghi di lavoro.
Rinaldini, e gli altri dieci firmatari del Comitato direttivo nazionale, non ci stanno e ricordano che il pluralismo in questo momento «è una sfida democratica per tutta l’organizzazione». Il segretario della Camera del lavoro di Brescia, rileva che c’è un impianto unitario «condiviso» nel documento congressuale. «Oggi noi chiediamo ai lavoratori “cosa pensi? ” e non “con chi ti schieri? “». Carlo Baldini, esponente dell’area programmatica “Eccoci”, non ha dubbi: «La Cgil è attesa a una grande prova di democrazia».

«Presentare le tesi come se fossero mozioni globalmente alternative è fuori luogo», sottolinea Rinaldini. Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, in questo congresso «si rischia il peggio del correntismo». Una cattiva premessa a tutto il discorso sulla indipendenza che viene fatto in ogni occasione. E Cremaschi già che c’è mette le mani avanti: «Come considera la Cgil questi quattro anni? Una stagione o una fase di conflitto? Se necessario, bisognerà scioperare contro Prodi se non abroga la legge 30». Ma il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani si è mai pronunciato su questo andamento un po’ fuori dai binari dell’avvio del congresso della Cgil? «C’è bisogno di un messaggio chiaro del segretario generale», risponde Mirto Bassoli, segretario della Camera del lavoro di Reggio Emilia. Per il momento compare una dichiarazione del segretario organizzativo della Cgil Mauro Guzzonato: «Il congresso della Cgil si svolge con modalità nuove rispetto al passato: un impianto unitario e 10 tesi, su cui vi sono alcune posizioni alternative. Confermo che tutte le opinioni devono vivere nel dibattito, e così mi pare sia già adesso, per favorire dappertutto una partecipazione ampia e un pronunciamento democratico. Ci sono tutte le condizioni, le volontà e gli strumenti perché questo avvenga», conclude Guzzonato.

Nel merito delle tesi alternative, «non si può non dimenticare – sottolinea Rinaldini nel presentare la “tesi otto” – che in Italia non ci sia una emergenza legata alle retribuzioni». «Crediamo vadano aumentate le retribuzioni reali», aggiunge. Sull’altra tesi, quella sulla democrazia sindacale, Rinaldini mette in evidenza che «il voto è un diritto democratico». E’ sbagliato, quindi, pensare al referendum sui contratti come a una “concessione” delle sigle sindacali. «La democrazia non è un optional», conclude Rinaldini.