Cgil: sintesi relazione Cofferati

Il quadro economico e il Dpef.
Ha aperto i lavori del Comitato direttivo della Cgil, il segretario generale Sergio Cofferati che, dopo aver tracciato un quadro della situazione economica italiana , ha indicato la posizione della Cgil sui prossimi temi di confronto con il Governo.
“Siamo in presenza di un rallentamento delle economie mondiali – ha detto- confermata anche dalle analisi del Fondo monetario internazionale. Il Giappone è in una fase esplicitamente recessiva, mentre la ripresa dell’economia americana è molto lenta. Ciò produce, in un sistema integrato in cui le economie sono connesse fra di loro, effetti immediati sull’economia europea, con scansioni diverse nei singoli Paesi. In Italia, nel secondo trimestre di quest’anno il prodotto interno lordo si è ridimensionato, la produzione industriale è diminuita, sono diminuiti gli investimenti in beni durevoli”.
E’ questo uno scenario, per Cofferati, che mette bene in evidenza i limiti del documento di programmazione economica del Governo, su cui già la Cgil aveva espresso un giudizio negativo.
“Mentre fallisce il tentativo strumentale di indicare un ‘extra-deficit’ da consegnare come responsabilità al governo precedente, si conferma sempre più che le ipotesi di crescita indicate dal Governo sono ‘irrealistiche’.” E’ facile -dice Cofferati- prevedere fin da adesso, per il minor gettito che si determinerà nei prossimi mesi, un possibile scostamento dalle previsioni contenute nel Dpef , che avrà effetti non sull’andamento economico dell’anno in corso, ma su quello del prossimo anno. Chi, come il ministro dell’economia o il Governatore della Banca d’Italia aveva ipotizzato un boom economico per la seconda metà dell’anno, dovrà probabilmente spiegare che per “cause esterne” una parte rilevante delle ipotesi contenute del Dpef dovranno essere riviste.
Sarà questa l’argomento che il Governo userà strumentalmente per tentare, nella seconda metà dell’anno, di “ridimensionare le spese correnti, gran parte cioè delle spese per le politiche sociali e per il personale”.
“Dunque – prosegue Cofferati- non avremo nessun effetto di sostegno all’economia dalle politiche previste dal governo, anche perché lo stesso Dpef, fatto per rispondere ad aspettative create durante la campagna elettorale, privo di politiche espansive, sostiene esclusivamente l’offerta a discapito della domanda e dei consumi. E’, quella del Governo, una politica economica che si basa esclusivamente sulla riduzione dei costi, siano questi derivanti da salari, tutele o diritti”.

Mezzogiorno.
“Il mezzogiorno -dice- è stato cancellato dagli interventi di medio e breve periodo. Non ci sono politiche specifiche. Nel frattempo si manomette e si rallenta l’attuazione delle normali procedure della programmazione negoziata. Anche se si usa in parlamento lo strumento del decreto legge per accelerare gli interventi infrastrutturali , non c’è poi ricaduta concreta rispetto all’attivazione di investimenti o agli effetti sul piano dell’occupazione. Una cosa è mettere su carta una linea per tracciare strade o ferrovie, altra è aprire i cantieri”.

Previdenza.
Secondo Cofferati, in questo quadro nazionale e internazionale di tensioni economiche, si preparano manovre, da parte del Governo, per una riforma anticipata della previdenza.
“Anche se -dice- nel Dpef non sono fissate quantità di riduzione dell’andamento della spesa previdenziale, è altrettanto vero che vi è descritta con precisione un’ipotesi di modifica della legge Dini (e questo, anche se i dati delle ultime rilevazioni indicano che la spesa previdenziale è in linea con quanto previsto dalla legge del 95, con le correzioni del 97). Già il documento di programmazione indica dunque una modifica della legge di riforma prima di qualsiasi verifica dell’andamento della spesa. Inoltre si è affacciata, dalle stanze del ministero del Tesoro, l’ipotesi, poi smentita, che si potesse modificare, già con la legge finanziaria, un parte delle regole e delle dinamiche alla legge di riforma”.
La Cgil riconferma la sua posizione: un secondo pilastro previdenziale disponibile per tutti con l’utilizzo volontario del trattamento di fine rapporto e correttivi all’andamento della spesa soltanto se venisse confermata l’esistenza di problemi nell’immediato o nella prospettiva di breve e medio periodo (il punto più delicato dell’assetto complessivo della riforma del 95, l’arco di tempo cioè che incrocia il periodo transitorio con il consolidamento della prima fase del sistema contributivo).
“Se la gobba di origine demografica più volte indicata verrà confermata, allora -dice Cofferati- si affronterà quel problema, non altro”.
La stessa preoccupazione dei tagli ipotizzati dal Tesoro, desta, nel leader della Cgil, l’idea del ministro Maroni.
“Sono due ipotesi diverse -dice-, ma quella del ministro del Welfare, punto di mediazione tra interessi liberisti e populisti, è insidiosa e devastante nei suoi effetti di medio e lungo periodo. Se passasse infatti l’idea prefigurata di diminuire in maniera consistente i contributi dei nuovi assunti, è evidente che, anche se una parte potesse essere utilizzata per la previdenza complementare, i giovani che entreranno nel mercato del lavoro in una fase successiva ad oggi, avranno, alla fine del percorso, una previdenza pubblica sensibilmente inferiore. E non vale l’argomento affacciato, che tutto ciò porterebbe ad una riunificazione con i lavoratori parasubordinati. La riunificazione avverrebbe infatti al ribasso, senza risolvere i problemi dei primi, aprendone altri e portando, nel medio periodo, ad un dissesto dei conti previdenziali con il concreto rischio, a quel punto, di pesanti riduzioni delle pensioni di chi oggi è già al lavoro”.

I pericoli di un doppio regime.
Per Cofferati il pericolo di introdurre un ‘doppio regime’ fra lavoratori è regola che si tenterà di imporre anche su altri fronti come quello dei diritti. “E’ una ‘ipotesi corporativa’ utile al governo per cercare di ridurre contrasti e obiezioni, mirata a tranquillizzare gran parte della platea, perché il danno maggiore non è per quelli che oggi lavorano, ma per quelli che ancora non ci sono, che non hanno né voce, né volto”.
Un esempio di ‘attentato’ ai diritti dei lavoratori è per il segretario Cgil la proposta di modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
“Tuttavia -dice- l’insidia maggiore non è la modifica dell’articolo 18 in quanto tale. A sostenere la sua legittimità c’è il voto di dieci milioni di italiani che hanno detto ‘no’ al referendum abrogativo, così come c’è l’articolo 3 della Carta europea di Nizza che prevede, in esplicito, il divieto di licenziare senza giusta causa o giustificato motivo”.

Legge Finanziaria.
“Proporremo -dice Cofferati- a Cisl e Uil una discussione ed un confronto per arrivare ad un orientamento univoco, senza rinunciare alle soglie invalicabili del rispetto del sistema dei diritti. A Cisl e Uil, prima, e al Governo poi, speriamo unitariamente, chiederemo che vengano fissati principi affinché, all’interno della legge finanziaria, non vengano toccati i meccanismi redistributivi. La riduzione della pressione fiscale deve valere per i redditi da lavoro e da pensione. Dovremo pensare a salvaguardare in primo luogo quella fascia che, sia fra i lavoratori dipendenti che fra i pensionati, sta al limite, perché spesso esclusa dai vantaggi fiscali e indirettamente anche dai vantaggi contrattuali. Occorre riproporre l’idea di una fiscalizzazione dei contributi per i lavoratori dipendenti fino a un reddito di 25 milioni e di una imposta negativa per i pensionati fino allo stesso reddito. Non possiamo lasciare in alcun modo alla demagogia del governo la propaganda elettorale del milione ai pensionati più poveri che poi non si traduce in nulla”.

Contrattazione.
“L’1,7 di inflazione programmata è inadeguato, perché lontano dai valori dell’inflazione reale. La Cgil riconferma, come riferimento nella contrattazione, le funzioni dei due livelli contrattuali e nel contratto nazionale la difesa del potere d’acquisto e dove è possibile, e lo decidono le categorie, l’utilizzo dell’andamento di settore”.
In merito alla vicenda dei meccanici, Cofferati ha ipotizzato una iniziativa confederale a sostegno “non solo della difesa del contratto, ma per la definizione di normative e leggi che diano certezza di rappresentanza e impediscano atti arbitrari, privi della necessaria legittimazione dovuta all’esercizio democratico”.

Globalizzazione.
Cofferati ha riconfermato come punto di riferimento per ogni iniziativa il documento dei sindacati mondiali, presentato a Genova. “Per costruire una più efficace iniziativa internazionale -dice- occorre anche consolidare canali di confronto con quella galassia di giovani interessati ai problemi della globalizzazione. Senza confondere compiti e ruoli, si può partire dal rapporto con le singole organizzazioni e utilizzare questo reticolo per favorire la partecipazione di migliaia di giovani. Dobbiamo inoltre – ha aggiunto- rafforzare la presenza della Cgil nelle organizzazioni sindacali della polizia e in quelle nascenti delle forze dell’ordine. Dobbiamo difendere la libertà di manifestare secondo le regole della democrazia, respingendo e contrastando ogni ipotesi di violenza, teorizzata, praticata o anche solo tollerata. Questo deve essere, insieme alla condivisione degli obiettivi, il discrimine di iniziative comuni con altre organizzazioni”.

Il rapporto con il Governo.
“Il governo – ha detto Cofferati- cerca di applicare i suoi strumenti programmatici con arroganza e con forzature. E’ in atto una tendenza liberista,accompagnata da forme di populismo. C’è anche da mettere in conto il tentativo di isolare la Cgil, accreditando l’idea che il sindacato si muova per interessi meramente politici di contrasto al Governo”.
Da questo tentativo ci si difende con ‘compostezza’. Ogni volta che ci sarà confronto- dice- il merito della proposta sindacale dovrà essere esplicito. “Dovremo sostenere con argomenti ogni singola idea e fare sforzi perché non ci siano elementi di debolezza nelle nostre iniziative, da quelle organizzate per discutere i nostri orientamenti, a quelle esterne per contrastare iniziative altrui non condivisibili. Dovremo pensare a come rendere visibile la nostra linea senza dare il fianco a strumentalizzazioni. La difesa è davvero nelle nostre idee e nella fermezza con cui le sosteniamo”.