Cgil: «Prodi, fino alla fine della legislatura»

«Anche se di stretta misura» ora c’è un governo sul quale «la Cgil dà un giudizio positivo», e che «deve durare per l’intera legislatura».
E’ inevitabile, alle speranze si alternano i timori. Se da una parte, alle elezioni, ha prevalso chi aveva come riferimento «un programma vicino alle nostre analisi, preoccupazioni e proposte», come dice il segretario della Cgil Guglielmo Epifani nel corso della conferenza stampa convocata ieri in Corso d’Italia, dall’altro l’interrogativo sulla sua effettiva attuazione è d’obbligo.

Al più grande sindacato italiano serve un segnale, che il segretario generale chiama «di discontinuità». Il programma dell’Unione «non è il nostro programma», dice Epifani. «Noi abbiamo il nostro», aggiunge. «Ci sono però punti di convergenza sulle analisi di fondo».

Tre i temi sui quali insiste la Cgil: precarietà del lavoro, «il senso della battaglia è lo stesso di quello francese»; cuneo fiscale e della «difesa e dell’incremento del reddito dei lavoratori e dei pensionati», come viene sottolineato nel documento finale del Comitato direttivo nazionale; le politiche di sviluppo, «a partire dal mezzogiorno». La condizione sine qua non, però, è che si riprenda subito il dialogo con le parti sociali. L’aspirazione della Cgil è quella di “riprogettare il paese”. Una prospettiva, quindi, che non potrà essere “ad assetto variabile”. La Cgil ha interesse che ci sia un premier forte e nello stesso tempo un accordo unitario che tenga sulla lunga distanza. Entrambi le condizioni sono per il momento oggettivamente difficili. La prima, per le note vicende elettorali; la seconda, perché la Cisl di Bonanni è la stessa di quella di Pezzotta. Un piccolo segnale lo si è avuto proprio in questi giorni: se da una parte c’è una Cgil che dice no alla “Grosse Koalition”, il sindacato di via Po è di parere completamente opposto.

Non bisognerà aspettare molto per la verifica. Se è vero che «tra le prime cose da fare» c’è l’intervento sulla precarietà, l’unità sindacale verrà messa a dura prova. Lo stesso Guglielmo Epifani su questo tema ha usato molta cautela. Reduce da un confronto piuttosto acceso in direttivo, il segretario della Cgil parla sì di cancellazione della Legge 30, ma accompagnata da «un pieno» che sia in grado di rimpiazzare «il vuoto» che si verrebbe a creare. Tenendo conto del fatto che la Cgil non pensa proprio a «un ritocco», viene auspicata un’altra legge sul mondo degli atipici che abbia come punto di riferimento «il contratto a tempo indeterminato». Giorgio Cremaschi parla di «scontro duro» nel corso del direttivo nazionale, in cui la parola «cancellazione» (della legge 30) era stata, appunto, “cancellata” in un primo tempo dal testo del documento finale. Cremaschi critica anche le nostalgie “concertative” che riprendono a serpeggiare in Cgil. «E’ un suicidio perché il paese è spaccato a metà e l’altra metà è concentrata proprio nelle regioni industriali. Per uscirne dobbiamo provare a costruire nuovi rapporti di forza in cui il blocco sociale berlusconiano venga smontato».

Che il voto del 9 aprile consegni al sindacato più interrogativi che certezze dal punto di vista della composizione sociale lo sottolinea anche il segretario generale della Cgil: Ha pesato nel recupero del centrodestra questa insistenza sui temi del fisco? Quali dinamiche sociali si stanno innescando al Nord? E’ solo la preoccupazione per la competizione globale? «E’ chiaro che – sottolinea Epifani – in assenza di una politica che sappia fare il suo mestiere prevalga l’interesse immediato».

Una parte del documento finale viene dedicata al tema della riforma costituzionale, che presto tornerà ad accendere gli animi del paese sotto forma di un referendum. «La Cgil conferma l’impegno a che il referendum sulla riforma costituzionale – si legge nel documento – veda una larghissima partecipazione e un netto risultato che cancelli il testo approvato nella passata legislatura. Per questo chiama le proprie strutture e i propri militanti a un impegnno straordinario a sostegno del Comitato unitario “Per la difesa della Costituzione”, presieduto dal presidente Scalfaro».