Cesare Salvi: «Sono stati fatti molti errori, adesso bisogna evitare il galleggiamento»

Il giorno dopo la rinuncia di Massimo D’Alema alla presidenza della Camera in nome della tenuta delle coalizione e «per il bene del Paese», abbiamo parlato con Cesare Salvi, vicepresidente del Senato e coordinatore della “Sinistra Ds per il socialismo” delle ipotesi di governo a cui sta lavorando il premier in pectore Romano Prodi, che adesso ha un problema in più: far tornare i conti con il più grande partito della coalizione e dell’Ulivo.

Senatore Salvi, si apre adesso una fase molto delicata per i Ds e per l’Unione. Cosa succederà sul piano istituzionale?

Si è creata una situazione molto sgradevole perché erano in conflitto due personalità della sinistra italiana, oltre tutto molto identitarie per i rispettivi partiti e tutte e due all’altezza del compito. E’ certamente positivo che alla fine ci sia stata una soluzione. Rimane l’interrogativo sul dilettantismo politico di qualcuno, che evidentemente non ha prevenuto questa situazione.

Si poteva evitare con una trattativa più esplicita?

Si poteva evitare con un po’ più di professionalità politica a suo tempo, così come si potevano evitare un poche di sciocchezze che sono state dette in campagna elettorale. Ma ormai l’importante è porsi il problema alle spalle e vedere come sanare le ferite, che sono di due tipi: uno rispetto all’opinione pubblica, al nostro elettorato, e ne ha parlato Sansonetti nel suo editoriale, perché chiunque di noi vada un po’ in giro per la strada sente e avverte che questa viene considerata una falsa partenza. Secondo: nel corpo dei Ds questo esito viene vissuto molto male.

Una falsa partenza ma anche un errore di valutazione, o no?

Qualcuno di sicuro ha sbagliato. Adesso bisogna evitare che si producano conseguenze negative rispetto a una situazione che è già molto difficile.

Qual’è la mossa vincente?

La mossa vincente è, primo, non commettere altri errori nella partita istituzionale. Chiunque conosca il Parlamento sa che la situazione al Senato è ai limiti della crisi. Per poter eleggere Franco Marini nella prima giornata di votazioni abbiamo un margine di soli due volti. Poi ci sarà il passaggio del Quirinale, anche quello molto delicato. Quindi, se il primo è maggiore saggezza in questi passaggi di apertura, il secondo, altrettanto importante, è far partire bene il governo, perché è del tutto chiaro che Berlusconi ha assunto una posizione con un progetto preciso, un percorso di guerra: da qui fino a luglio ci sono infatti i passaggi istituzionali di cui abbiamo detto; poi ci sono le elezioni amministrative, con alcune situazioni per noi di grande sofferenza, parlo di Milano, di Napoli e della Sicilia; infine c’è il referendum sulla Costituzione, e spero che nessuno del nostro campo si illuda di avere già vinto, come si illudeva di avere cinque punti di vantaggio alle politiche.

E c’è l’Iraq: a fine giugno si decide il ritiro o il rinnovo della missione…

Adesso bisogna che tornino. Non sarebbero capiti ulteriori bizantinismi. E speriamo che non arrivi anche l’Iran, mentre Berlusconi cerca di creare nell’opinione pubblica, e purtroppo in parte ci sta riuscendo, l’idea di una vittoria mutilata, puntando sul fatto che di fronte a queste difficoltà ci sia qualche inciampo.

La prima cosa da fare?

Importantissimo è che il governo sia fatto presto e dia subito segnali di cambiamento. Io vedo il rischio enorme che non ci si muova con la necessaria determinazione. Non possiamo risolvere i problemi con il “galleggiamento”. Pensiamo a un tema solo, certamente tra i più importanti: il precariato. I giovani ci hanno votato, è stato un voto “francese”. Cosa facciamo allora con la legge 30? Cominciamo con un tavolo, riunioni, vertici sindacali, concertazioni in cui ognuno dice la sua, o si assume l’iniziativa legislativa? Faccio una proposta: cambiamo subito i contratti a termine. Non tutti sanno che non far parte della legge 30, ma di un decreto di Berlusconi del 2002 che cambiò il “pacchetto Treu”. Poi bisogna dare un segnale al Sud.

Che ha manifestato con il voto una grande sofferenza e una grande insofferenza…

Ci sono infatti alcuni dati che colpiscono: i lavoratori delle piccole imprese del Nord, se non capisco male, dai dati scomposti nelle zone delle province, non nelle cinture urbane, hanno votato a destra come i loro datori di lavoro; le periferie urbane delle città del Sud, dove c’è un disagio sociale che in alcuni casi è un dramma, hanno votato a destra. Il dato positivo è quello dei giovani, ma il ceto medio urbano che vota a sinistra, che voti Rifondazione o Ds, da solo non può bastare.

Parliamo del partito. Adesso cosa succederà?

Fassino ci ha detto che adesso importante è partir bene con l’incarico istituzionale e col governo. Subito dopo si va in Direzione e si deciderà tutto, compresa la sua posizione. Non è irrilevante la scelta che farà D’Alema, che mi pare orientato a non entrare al governo. E nella logica delle cose che dopo la formazione del governo ci sia un certo percorso.

Che riguarda anche il destino dei Ds?

Questo è il punto fondamentale, su cui vorrei spendere una parola. La mia impressione è che ancora una volta non se ne farà niente, benché questo sia un partito che da dieci anni vive in perenne incertezza sul suo avvenire. Non è vero che l’Ulivo è andato bene in queste elezioni. C’è un’evidente parte di elettorato che ha votato Prodi alla Camera e Bertinotti al Senato. C’è stato il voto giovanile, ma rimane un differenziale che attesta che l’Ulivo è inchiodato da cinque anni al 31%. La vittoria alla coalizione l’hanno portata gli altri partiti: il centrosinistra l’altra volta nel proporzionale aveva 45 punti, adesso ne ha quasi 50; Ds e Margherita ne avevano 31,1 e adesso sono a 31,2.

Dunque un progetto che non decolla?

Questi non vanno avanti, né tornano indietro, ma un punto è chiaro: un partito che come sua unica identità si presenta come una forza che vuole superarsi è difficile che abbia una forza attrattiva. Io ho proposto una moratoria da qui a settembre. La priorità è adesso il governo. Da qui a settembre vediamo di far partire bene il governo; cerchiamo di capire che cosa è successo; poi si prenda una decisione molto chiara e netta, in un senso o nell’altro. Perché questo galleggiamento continuo è la cosa più micidiale che ci sia.