Cerchi sul cielo di Gaza

La gente parla di una nuova guerra. Dice che i vicini –si vergogna a dire che sta parlando di sé – stanno facendo scorta di cibo e candele . “La gente è terrorizzata”. Dice “gente” invece di “noi”. “Tutti sentono i tamburi di guerra, tu no?”

Anche per me la guerra è già iniziata e Israele deve cantar vittoria delle nostre paura. Una o due settimane fa ho visto un F-16 che disegnava cerchi nel cielo. La gente ha pensato immediatamente a un segnale, una minaccia, un avvertimento. Si è messa a ricordare gli avvenimenti del 2008. Diceva che il 27 dicembre 2008 un aereo israeliano, probabilmente lo stesso, s’era messo a disegnare cerchi nel cielo e proprio allora la guerra era iniziata.
Congratulazioni, Israele, hai vinto la guerra psicologica contro Gaza. No, non ti basta essere l’unica potenza al mondo che assedia fisicamente un intero popolo, vuoi anche che diventi pazzo. La gente aveva cominciato a riprendersi dalla guerra del 2008-2009, a respirare sollevata, e tu subito hai fatto girare la voce di una nuova guerra. Che stupida sei, ma davvero pensi che stai vincendo?
Si, alcuni credono alle voci. Si sono messi a comprare un po’ di roba, dal latte materno ai medicinali. Ma hai per caso sentito parlare di una sola famiglia che voglia andarsene da Gaza? Domanda assurda per te, vero? Com’è possibile che non si scappi se la paura ti fa tremare dalla testa ai piedi? Tu vai a nasconderti in rifugi sicuri, prepari evacuazioni massicce, compri tonnellate di maschere anti gas anche se viene lanciato il più piccolo dei razzi. Noi compriamo le candele per illuminare le case e la farina per cuocere il pane, mentre tu usi l’esercito per radere al suolo le nostre città. Inutile cercare rifugi sicuri, noi non ne abbiamo, e non disponiamo di nessuna tutela contro il gas e meno che mai contro le bombe al fosforo. Cerchiamo protezione in Dio, nel suo amore, stiamo vicini ai nostri familiari e a tutti quelli con cui condividere amore e calore.
Sai, Israele? Mi ricordi la favola dello scienziato e della rana. Tu – in questo caso lo scienziato – ordini alla rana di saltare e lei obbedisce. Le amputi le zampette anteriori e gli ordini di saltare. La rana si dimena, si sforza e riesce in qualche modo a saltare. Le amputi le zampette posteriori e le ordini di saltare, ma stavolta la rana non ce la fa. Allora annunci arrogante la tua grande scoperta: quando una rana resta senza estremità non salta perché diventa sorda. Si, è per la sordità che la rana non si muove e non per l’amputazione delle quattro estremità… Non è questo che stai facendo tutti e ogni giorno con i palestinesi? Negli ultimi sessant’anni ci hai tagliato lentamente a pezzi, un pezzo dopo l’altro. Ci hai obbligato ad
una vita senza membra. Via un pezzo, poi l’altro, poi il terzo e poi il quarto… Continui su di noi le tue sperimentazioni e mostri al mondo che riusciamo ancora a saltare. E quando ci avrai tagliato l’ultimo pezzo, dirai che non saltiamo perché siamo diventati sordi. Ci incolpi della miseria della nostra vita quotidiana, come se l’occupazione, le guerre, l’assedio e le crudeltà non esistessero, fossero cose estranee.
Potremmo anche abituarci ad una vita senza membra, ma non significa che perderemo la capacità di muoverci. Strisceremo per terra per raccattare un po’ di cibo. Voi continuerete ad essere l’oppressore, lo scienziato pazzo che fabbrica false teorie scientifiche. Vivere amputati delle proprie membra significa voler vivere qualsiasi tipo di vita pur di restare nel nostro paese, cui legittimamente apparteniamo. Israele, quando ci strappi via le membra, noi perdiamo la capacità di saltare perché ci hai fatto a pezzi, non perché siamo diventati sordi. E invece ci rendiamo volutamente sordi alle tue minacce, ai tuoi illogici proclami perché, francamente, nulla di ciò che dici o fai ci convincerà ad abbandonare questa terra. Forse qualcuno di noi vede nei cerchi disegnati nel cielo un segno di guerra; altri potrebbero considerarli una sorta di recinto di filo spinato che pone dei limiti persino al cielo. Ma per la rana, i cerchi nel cielo sono la ragione per tenere la testa alta e guardare il sole senza curarsi delle membra amputate.

*scrittrice, vive a Gaza, Palestina.