Cento: rischiamo di trovarci isolati

«L’eventuale assenza di Francia e Germania ci creerebbe grossi problemi, perché rischia di rendere la partecipazione italiana alla forza multinazionale di pace subalterna all’asse creato da Gran Bretagna e Stati uniti, che prende quota anche a causa della recentissima richiesta Usa di una nuova risoluzione per la definizione delle regole di ingaggio». Così il sottosegretario all’Economia Paolo Cento dei Verdi, che pure si dice favorevole alla missione in Libano, sottolineando, tuttavia, che la scelta del governo Prodi deve essere accompagnata da iniziative chiare, portate avanti da sinistra radicale e pacifisti, «per non cedere alla lobby militarista che esiste nella maggioranza. La missione in Libano deve essere pagata con i soldi della difesa». Cento ribadisce anche il suo «no» all’altra discussa missione, quella in Afghanistan: «Il contingente italiano dovrebbe essere ritirato».

Sottosegretario Cento, quali sono i problemi relativi alla partecipazione italiana alla missione in Libano?
Innanzitutto io credo che la parziale indeterminatezza della risoluzione 1701 dell’Onu si presti a delle interpretazioni ambigue inaccettabili. Deve essere chiaro che l’Italia partecipa alla missione in Libano solo come forza di interposizione di pace. E non ha il compito di disarmare gli Hezbollah. Dare al nostro contingente questo compito significa legittimare una intromissione nella sovranità di un popolo. Cosa che è assolutamente in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione. Se si dovesse realizzare questa ipotesi credo che nel centro sinistra si aprirebbe un conflitto serio.

Come giudica l’eventuale non partecipazione alla missione in Libano di Francia e Germania?
Mi pare rappresenti un problema: l’Italia potrebbe trovarsi in una situazione di sostanziale isolamento, utile solo a rafforzarne una posizione di subalternità rispetto all’asse formato da Stati uniti e Gran Bretagna, che prende quota anche a causa della recentissima richiesta Usa di una nuova risoluzione relativa alle regole di ingaggio.

E, nel caso in cui non partecipassero Francia e Germania, il governo cosa dovrebbe fare?
Di questo possibile mutamento di scenario il governo deve tener conto e riferire alle camere, perchè verrebbero meno delle condizioni importanti. Analoga considerazione rispetto alla richiesta Usa. Andrebbe poi messo all’ordine del giorno una fondamentale questione, quella relativa all’invio di un contingente non solo nel sud del Libano, ma anche nella striscia di Gaza. Lì continua ad esserci una pressione militare israeliana fortissima, che non può essere trascurata. Se di questo non si parla, corriamo il rischio che la forza multinazionale si trasformi solo in un’altra operazione di polizia globale.

C’è poi il problema dei costi, che si prevedono essere ingenti: 600 milioni di euro per tutto il prossimo anno, 250 milioni di euro solo fino a dicembre…
E si tratta di cifre che potrebbero aumentare nel caso in cui all’Italia andasse la guida della forza multinazionale. Da questo punto di vista io credo la missione in Libano non debba in alcun modo diventare il pretesto con il quale vengono aumentate le spese militari. Non possono essere sacrificati pensioni, diritti, sociali, diritti ambientali. Le risorse vanno trovate nell’ambito del bilancio della Difesa.

Si parla della possibilità di aumentare quel bilancio attraverso un’operazione di assestamento che destina alla Difesa le maggiori entrate fiscali, derivanti dalla lotta all’evasione. Potrebbe, a suo avviso, rappresentare una soluzione?
No. Sarebbe un modo come un altro per aumentare le spese militari. Bisogna invece ridurre il nostro impegno in altre parti del mondo. A partire dall’Afghanistan, dove i nostri militari restano senza il consenso sostanziale della sinistra radicale, che pure ha dato grande prova di responsabilità votando per il rifinanziamento della missione a Kabul. Inoltre dovrebbero essere rivisti anche i capitoli di spesa relativi alle commesse militari. Bisogna, ad esempio, intervenire contro l’acquisto, preventivato dal governo Berlusconi, di 131 elicotteri caccia.

Fino ad adesso, però, queste questioni sono state solo accennate dalla sinistra radicale. Si tradurranno in iniziative?
Io credo che, quando il decreto arriverà alle camere per la riconversione, sinistra Ds, Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione debbano porre questi temi con forza. Ma non solo: rivolgo un appello affinché queste proposte vengano fatte proprie anche dai pacifisti cattolici, che intendono opporsi alla lobby militarista, che pure esiste nella coalizione.

Dunque bisognerà aspettare la riconversione del decreto per sentire una voce unica che dica parole chiare?
Si tratta di coordinare le varie iniziative, affinché queste istanze vengano poste anche all’esecutivo nella sua prossima riunione da parte dei ministri pacifisti. Così come dovranno essere poste durante la discussione sulla finanziaria.