Centinaia di migliaia di lavoratori rispondono all’appello dei partiti comunisti indiani

Centinaia di migliaia di lavoratori, il 12 marzo scorso, hanno risposto all’appello dei due partiti comunisti, il Partito Comunista dell’India (Marxista) e il Partito Comunista dell’India, e di altre forze minori della sinistra a manifestare nelle strade del centro della capitale New Delhi “contro la politica antipopolare” del governo centrale indiano.

Secondo gli strumenti di comunicazione locali, si è trattato della più grande concentrazione di massa convocata dai partiti comunisti dagli anni 90 dello scorso secolo.

Nel corso del corteo, i manifestanti hanno scandito parole d’ordine contro la proposta di bilancio presentata dal governo per il 2010, che aggrava le già precarie condizioni di vita di centinaia di milioni di indiani, richiedendo misure efficaci contro il continuo amento dei prezzi dei beni di prima necessità e dei combustibili e per contrastare la crescita della disoccupazione. Tra le richieste contenute nella piattaforma di convocazione della dimostrazione, c’è la richiesta della democratizzazione dell’accesso alla terra, attraverso la distribuzione ai contadini poveri di migliaia di ettari, del rafforzamento e generalizzazione del sistema pubblico di distribuzione dei generi alimentari e della repressione di tutte le manovre speculative finalizzate alla lievitazione dei prezzi.

Dati ufficiali indicano che, nell’ultima settimana di febbraio, gli aumenti dei prezzi dei combustibili hanno raggiunto l’11,4% e quelli dei generi alimentari il 17,8%. Alcuni prodotti hanno addirittura raddoppiato il loro prezzo sul mercato.

Secondo i partiti della sinistra indiana, ben l’80% della popolazione non è attualmente in grado di disporre del minimo essenziale necessario per la sopravvivenza.