”C’è una disperata ricerca di un ‘buon nemico”’

“Il problema in queste ore a Washington, probabilmente, sarà quello di ristabilire la credibilità nel mondo intero della grande Potenza americana. Staranno pianificando una rappresaglia con missili Cruise contro Kabul, in Afganistan, contro O-Bin Laden, anche come gesto simbolico. Ma sarà questa una operazione fallimentare dal punto di vista militare, strategico, politico. Le soluzioni vengono inventate sul momento, senza una riflessione convincente. Non esistono più i comunisti da sconfiggere al mondo; non esiste più il ‘nemico’. Gli americani se lo devono inventare. Sono rimasti soli, ma hanno ancora la capacità di far esplodere le ‘bombe’. Oltre tutto hanno creato dei mostri; dei Frankenstein del fanatismo islamico che sono stati addestrati; hanno appreso la lezione molto bene, sanno manovrare a livello operativo, anche in situazioni complesse e difficili e maneggiano bene le ‘bombe’. La storia, quasi in una nemesi, sta ritorcendosi contro l’America. Sono questi i limiti della potenza americanaGrande, con un immenso arsenale militare in cerca di ‘un buon nemico’. Ma che non riesce a trovare. E la situazione è destinata a peggiorare con maggiore instabilità e credibilità per gli Stati uniti”. E’ questo il primo commento dello storico Gabriele Kolko, nell’intervista a il manifesto, mentre passano sullo schermo le immagini apocalittiche del peggiore attacco terroristico sferrato all’America, trasmesse in tutto il mondo dalla Cnn. Kolko è autore di “I limiti della potenza americana dal 1945 ad oggi” tradotto da Einaudi, e di “Anatomia di una guerra in Vietnam”, nonché di “Anatomia di una pace in Vietnam” del 1998; e infine di “Un secolo di guerre”, pubblicato nel 1999 dalla “New Press”. E’ Professor Emeritus alla York University di Toronto, in Canada; nonché cofondatore della prestigiosa rivista marxista: “The Monthly Review”.

Quali le motivazioni della conduzione della politica estera americana che hanno portato a questo atto, terroristico e apocalittico?

E’ questo il risultato di una politica perseguita dagli Stati uniti da Reagan, George Bush Senior, Clinton. Il contesto cambia, ma di poco. Gli americani, in Afganistan, in Algeria, in Arabia saudita, Egitto hanno negli ultimi dieci o quindici anni reclutato, addestrato e finanziato le persone sbagliate: la Cia, in Afganistan, ha condotto una operazione in funzione antisovietica, finanziando i Mujahiddin con 6 milioni di dollari. Venne considerata dai servizi segreti un vero successo. Mezze figure del fanatismo islamico vennero incoraggiate e ‘appaltate’. Sono questi oggi i principali responsabili della stragrande maggioranza degli assetti strutturali del fondamentalismo islamico. Sono tutti veterani dell’operazione della Cia in Afganistan; provengono dall’Algeria, dall’Arabia saudita, dall’Egitto, dalla Palestina; sono tutti reduci, ben armati e addestrati. O-Bin-Laden è uno dei tanti, il nome più noto. Dietro ai Talebani, in Afganistan appoggiati dagli Usa stanno i Pakistani. Il Pakistan costituisce un elemento dell’assetto geopolitico, molto importante, perché appoggia i Talebani afgani e fa parte della coalizione dei paesi dell’Est asiatico (Seato) fra gli alleati degli Stati uniti. Ne risulta una spirale infernale da cui gli americani nonriescono a uscire. Essi hanno lavorato con tutti i fanatici islamici in varie parti del mondo. Li hanno mandati a combattere in Afganistan ed in funzione antisovietica. Ma ora che il nemico sovietico non c’è più, che fare? E’ il quesito a cui in queste ore gli strateghi attorno al tavolo della Casa Bianca non sanno cosa rispondere…

La rete televisiva Fox News, ora riporta che l’attacco al Pentagono viene considerato dal Presidente Bush un atto di guerra, cui si risponderà subito in difesa…

E’ certo possibile che Washington conduca una rappresaglia contro Kabul, in Afganistan. Anzi, non ci sono dubbi che la rappresaglia militare con i Cruise avverrà subito. E’un gesto anche simbolico, ma anche questa volta gli Stati uniti verranno sconfitti, come avvenuto in Vietnam.

Perché? Quali possono essere i vantaggi di un attacco missilistico per la credibilità degli Stati uniti rispetto al mondo?

Mi sono recato in Afganistan e le assicuro che non è davvero un territorio nel quale la potente e tecnologica macchina da guerra del Pentagono, altamente sofisticata, possa prevalere. Non saranno certo sufficienti missili Cruise per eliminare dalla faccia della terra i ‘mostri’ creati proprio dagli Stati uniti. La storia della conduzione della politica estera americana degli ultimi cinquant’anni ci ha dimostrato che l’impiego della forza bruta militare, ha prodotto, come risultato, soltanto fallimenti, a livello strategico e militare. Fallimento che si è verificato anche quando gli Stati uniti sono stati costretti a confrontarsi con superpotenze al loro stesso livello di armamento, come l’Unione sovietica oppure la Cina. Di fatto, gli strateghi americani, non riusciranno mai ad arrivare a chi comanda queste schegge impazzite del fondamentalismo islamico. I missili sono inutili

E’dunque un fallimento della strategia a livello militare e geopolitico?

Voglio includere anche uno dei più grandi fallimenti dei servizi segreti dell’America. Tanto la Cia che il Nsa (National Security Agency) hanno ignorato quanto era già stato annunciato da O-Bin-Laden, tre settimane fa in un settimanale londinese. In un’intervista ha ipotizzato un drammatico e spettacolare attacco contro l’America. Perché i servizi non ne hanno tenuto conto, lanciando un segnale di allarme? Quanto all’arsenale militare americano, esso è strutturato per colpire centri urbani mediante l’impiego di altissima tecnologia avanzata. Non è questo il contesto ambientale dell’Afganistan. Tale contesto non esiste in Afganistan né tantomeno in tutti i paesi del Terzo Mondo presi di mira dal Pentagono: i cosiddetti stati-canaglia come sono etichettati questi paesi. Dalla guerra del Vietnam in poi, esiste una coazione a ripetere da parte del gigante americano, quale che sia il contesto. Solo che non esistono più comunisti da sconfiggere. Il nemico se lo devono inventare. Per le soluzioni, applicano le stesse del passato. Sono questi i limiti della grande Potenza americana.

La conduzione della politica americana nel mondo è in continuità con la storia degli ultimi cinquant’anni?

Molto peggiore nella fase odierna, perché questo attacco costituisce una svolta politica della storia del mondo. Di fatto è emerso il più grosso fallimento dell’America, a livello di pianificazione strategica: gli Stati uniti saranno sempre più costretti a doversi confrontare con i Paesi del Terzo Mondo. E non sono preparati. Il Pentagono ha – lo ribadisco – dai tempi del Vietnam in poi una struttura altamente focalizzata per colpire centri urbani, ma si trova dinanzi, sempre più frequentemente, paesaggi con deserti e cammelli. Gli Usa sono grandi, potenti, ma tutta la loro forza non sanno come impiegarla. Hanno bisogno di un ‘buon nemico’, ma non riescono a trovarlo. O-Bin-Laden stesso è un nemico inventato. Il problema dell’America oggi è quello di sempre; una politica senza una coerenza, una riflessione, un disegno politico. E’ il problema che non sono riusciti a risolvere in America latina, in Centro America. Ora hanno di nuovo un problema con il nemico da trovare o piuttosto da inventare. Il programma dello scudo spaziale, abbracciato da Bush, non è che rappresentazione di questo fatto.