Catastrofe umanitaria

L’ordine regna a Baghdad: esecuzioni sommarie, fosse comuni, saccheggi. In arrivo, le epidemie causate dall’acqua resa imbevibile dall’accanimento delle bombe intelligenti sugli acquedotti e poi la morte per fame, con tonnellate di cibo che aspettano, oltre le frontiere, che il fuoco amico la smetta di bersagliare camion e autoambulanze. Ma non preoccupatevi: lo spot della liberazione è stato mandato in onda, con tanto di sottotitoli in arabo, e i contratti petroliferi sono già stati firmati dalla cupola mafiosa che ha orchestrato lo show globale della liberazione dell’Iraq.

Il collasso degli ospedali
Ma le truppe mandate a recitare lo show della “liberazione” non sono sufficienti per proteggere gli ospedali già resi fatiscenti da anni di sanzioni. Ieri la Croce Rossa Internazionale, che è stata costretta a sospendere l’assistenza dopo l’ennesimo episodio di “fuoco amico”, lanciava l’allarme sulla situazione di Baghdad dove, molto probabilmente, «non ci sono più ospedali funzionanti a causa dell’anarchia e dei saccheggi». E’ dura, la Croce Rossa, nel richiamare le forze statunitensi al loro dovere di occupanti che «secondo le regole stabilite dalla Convenzione di Ginevra, debbono garantire il rispetto dell’ordine nelle aree sotto il loro controllo».

Invece, i marine che hanno occupato la capitale lasciano i saccheggiatori assolutamente indisturbati anche quando, come è successo ieri nell’ospedale Al Kindi al centro di Bagdad, le bande armate sono entrate nei corridoi e hanno portato via letti, attrezzature elettriche ed equipaggiamento medico. Dall’altro capo della città un altro grande ospedale, il Medical City, è stato risparmiato dai saccheggiatori e non certo perché qualcuno ha cercato di interporsi: semplicemente perché aveva smesso di funzionare per mancanza di acqua, luce e medicine, ormai da parecchi giorni. Ma sono tutti i 33 ospedali della capitale a non essere più in grado di fornire assistenza. «E’ l’intero sistema sanitario di Bagdad ad essere colassato» è la denuncia della Croce Rossa internazionale.

Del resto le truppe d’occupazione non soltanto non proteggono gli ospedali ma non si peritano nemmeno di seppellire i morti. D’altronde perché dovrebbero? I farmaci in dotazione li dispensano dall’antica regola osservata dagli eserciti di conquista di qualsiasi latitudine: seppellire i cadaveri per evitare epidemie. Pare che soltanto gli inglesi, come racconta l’australiano John Pilger, abbiano rispettato l’antica consuetudine dalle parti di Bassora. Forse perché non si fidano più delle rassicurazioni dei propri superiori che ai tempi della prima guerra del Golfo li avevano mandati allo sbaraglio. Questa volta, prima di seppellire i cadaveri contaminati, hanno indossato delle tute protettive per ripararsi dalle radiazioni dell’uranio impoverito, secondo le autorità militari perfettamente innocue. Radiazioni con cui, naturalmente, gli iracheni “liberati” dovranno fare i conti per gli anni a venire.

Ma già parlare di futuro, vista la situazione, sembra eccessivamente ottimista. Se nella capitale appena conquistata il caos è totale anche nel sud la situazione degli ospedali è al collasso. Secondo quanto riportato dall’Organizzazione mondiale della sanità la popolazione civile di Bassora e Nasiriya rischia di venire rapidamente spazzata via dalle epidemie di colera, tifo e dissenteria se le truppe d’occupazione – qui arrivate da quasi un mese – non riusciranno a garantire un minimo di sicurezza che consenta alle agenzie umanitarie di lavorare.

Tonnellate di cibo
I magazzini pieni sono stati mostrati in televisione. Si tratta di trentamila tonnellate di cibo che il Pam, il Programma alimentare mondiale, non sa come fare entrare nel paese. Fino ad oggi il Pam riusciva a distribuire le sue razioni quasi a tutti i 27 milioni di abitanti appoggiandosi alle strutture del Sistema di distribuzione pubblica iracheno. Naturalmente gli angloamericani non potevano certo lasciare filtrare il fatto incontrovertibile che il sistema, strutturato in 15 governatorati locali, fosse molto efficiente: avrebbe offuscato l’immagine del perfido regime da abbattere. Figuriamoci poi arrivare a comprendere che sarebbe stato necessario mantenere quel sistema anche a occupazione avvenuta, per raggiungere la popolazione civile nelle zone interne del paese. Ed è esattamente quanto chiede il Pam: il ripristino della funzionalità del Sistema di distribuzione pubblica allestito da Saddam, pena la morte per fame di alcuni milioni di persone.

Inoltre le difficoltà della distribuzione alimentare sono state aggravate dai giochetti propagandistici dei militari, che hanno utilizzato il cibo per comprarsi le milizie locali oltre che per gli spot televisivi. Adesso le bande armate, lasciate agire indisturbate a Bassora, secondo quanto riportato dai giornalisti indipendenti, sono intenzionate a mettere le mani sulle derrate alimentari appena i primi camion dovessero passare il confine, soprattutto visto che le truppe d’occupazione non hanno intenzione – né, probabilmente, alcuna possibilità effettiva – di garantire i famosi corridoi umanitari. Anche in questo caso approssimazione e incompetenza stanno facendo più danni delle bombe.

La sorte dei bambini
Le immagini dei civili dilaniati dalle bombe fanno impressione ma, come ben sanno gli operatori delle agenzie umanitarie, le vittime delle epidemie causate dalla mancanza di acqua potabile, di cibo e di medicinali saranno molte, molte di più. Anche nelle città che per prime sono state “liberate”, come a Um Qasar, i saccheggi hanno seriamente minato il funzionamento degli ospedali. L’Unicef ha segnalato l’estendersi della dissenteria infantile in città, e una manciata di medici sta cercando di mantenere in funzione l’unico ospedale di tutta la zona. L’impegno più che ventennale dell’Unicef – che fra l’altro, in questi giorni, sta continuando a denunciare l’impiego di confezioni alimentari del tutto simili alle cluster bomb – non ha impedito che la sede centrale di Bagdad venisse assaltata e razziata come è successo prima alle ville della nomenclatura, poi alle ambasciate e infine agli uffici statali. Robert Fisk, dell’Indipendent, ha raccontato la distruzione degli uffici, dei computer e degli archivi dell’Unicef, che raccoglievano dati sulla situazione sanitaria della popolazione e sulla mortalità infantile, distruzione avvenuta sotto lo sguardo rilassato dei marine, risultati invece molto solerti nel fare fuoco sui civili che non si fermano prontamente ai posti di blocco.

“Come pensano di costruire il nuovo Iraq” si chiede Fisk “se lasciano che tutto ciò che costituisce l’ossatura amministrativa di uno Stato venga distrutto? “. E Fisk continua a raccontare la disperata resistenza dei guardiani di un silos di farina, che hanno cercato di difendere con le armi il deposito pubblico, mentre otto soldati della Terza divisione di fanteria statunitense se ne stavano tranquillamente a osservare la scena centro metri più lontano. Evidentemente sono questi gli ordini se non è stata allestita nessuna scorta armata nemmeno per proteggere le 13 tonnellate di prodotti medici d’urgenza che l’Oms cerca di fare arrivare agli ospedali della capitale irachena. Forse, prima di farneticare di nuove conquiste imperiali i neo-conservatori dovrebbero studiare un po’ di storia per capire che differenza passa fra Giulio Cesare e il generale Custer.