Castelli assalta l’inchiesta sui rapitori Cia

Il ministro della giustizia Roberto Castelli annuncia che farà il possibile per ostacolare il procedimento contro i 22 funzionari della Cia accusati di aver rapito a Milano, il 17 febbraio 2003, l’egiziano noto come Abu Omar, nell’ambito del programma di extraordinary rendition antiterrorismo. Con tre provvedimenti di giugno, luglio e settembre la magistratura milanese ne aveva ordinato l’arresto. E ora toccherebbe al ministero trasmettere a Washington le rogatorie con le richieste di estradizione che riguardano, tra gli altri, l’ex capocentro della Cia a Milano Robert Seldon Lady. «E’ una questione estremamente delicata. Stiamo esaminando le carte – ha dichiarato il guardasigilli leghista – Ma siamo di fronte a un magistrato militante e bisogna guardare con grande attenzione», ha aggiunto con i toni del linciaggio verso il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, coordinatore del pool antiterrorismo. «E’ noto che sia militante, la sua partecipazione alle primarie è una conferma», ha insistito Castelli. Per lui i magistrati dovrebbero essere privi dei diritti politici, specie quelli come Spataro, già segretario del Movimento per la giustizia e impegnato contro le sue riforme. Il ministro vuole «capire bene se il teorema è fondato o se è legato all’antiamericanismo che attraversa purtroppo la sinistra. Io mi sento autorizzato a pensare che lui nei confronti degli Usa non sia così imparziale». E’ la cultura del sospetto. E come sempre l’ingegner Castelli dà il meglio sugli aspetti giuridi: «Siccome la legge dà al ministro la facoltà di decidere se dare esito o meno alla richiesta della magistratura, caso rarissimo perché la magistratura è indipendente, è evidente che la ratio è che è il ministro a decidere sulla fondatezza di queste accuse». Questo «ministro-giudice-ultimo», per ora, esiste solo nella testa di Castelli: la fondatezza delle accuse la valutano i giudici e nella specie quelli di Milano davanti ai quali, anche in caso di mancato inoltro delle rogatorie, i 22 agenti Usa potranno essere processati in contumacia, come qualsiasi altro latitante.

Le carte, firmate da Spataro e dall’altro procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici che come lui si occupa da decenni di indagini sul terrorismo, sono al ministero dal 10 novembre, da quando cioè è stata tradotta l’ultima ordinanza d’arresto (è del 27 settembre e riguarda tre cittadini Usa). Sono migliaia di pagine e aal ministero si apprende che Castelli ha raccomandato la massima attenzione, ma il senso della dichiarazione di ieri, al di là dello sgradevole attacco a un magistrato, è tutto politico. Il guardasigilli si impegna a evitare all’amministrazione Bush l’imbarazzo (assai relativo) di lasciar cadere nel vuoto una richiesta di assistenza giudiziaria proveniente da un paese alleato come l’Italia. E’ fin troppo evidente che il governo Usa non estraderà mai funzionari e agenti della Cia ma certo avrebbe qualche difficoltà a mettere per iscritto un rifiuto motivato: il trattato di estradizione Usa-Italia, infatti, non consente di negare l’estradizione per il solo fatto che gli interessati sono cittadini degli Stati Uniti, e non è immaginabile che Washington metta nero su bianco che quei 22 agivano per conto dell’amministrazione.

Castelli ha voluto ricordare il suo «rapporto eccellente» con il segretario di stato Usa alla giustizia Alberto Gonzales e la sua recente visita a Washington nella quale non ha fatto parola della vicenda Abu Omar: «Abbiamo aperte una serie di questioni molto delicate che impongono uno forzo da entrambe le parti per andare avanti nella collaborazione, che fra noi c’è sempre stata», ha detto il ministro. Il riferimento secondo i suoi collaboratori è anche all’omicidio di Nicola Calipari, il dirigente del Sismi ucciso da soldati Usa il 4 marzo scorso a Baghdad mentre riportava a casa la nostra Giuliana Sgrena, vicenda sulla quale indaga la procura di Roma e per la quale il governo italiano ha inoltrato alcune rogatorie senza fin qui ottenere risposte dagli Usa.

Spataro per tutto il giorno ha ricevuto telefonate e messaggi di solidarietà e non ha replicato al guardasigilli. Il procuratore capo di Milano Manlio Minale in una nota assicura che la richiesta di estradizione «così come tutte le valutazioni e le decisioni assunte» nel caso Abu Omar sono state da lui «pienamente condivise» e «tutte confermate dal gip e dal tribunale del riesame». Il procuratore Milano aggiunge «la stima personale» verso il collega e ricorda l’incarico conferito proprio ieri a Spataro dalla New York University «di coordinatore di uno studio sul terrorismo internazionale, unitamente a personalità e magistrati di altissimo livello» tra cui lo spagnolo Baltazar Garzon, il francese Jean Louis Bruguière e il britannico Peter Clark capo dell’antiterrorismo di Scotland Yard. L’Anm ha difeso Spataro e i togati del Consiglio superiore della magistratura Ernesto Aghina, Paolo Arbasino, Maria Giuliana Civinini, Francesco Menditto, Giuseppe Salmé e Giovanni Salvi chiedono al Csm di aprire una «pratica a tutela» del procuratore aggiunto di Milano. Contro Castelli sono intervenuti i partiti dell’Unione ma anche Erminia Mazzoni, responsabile giustizia dell’Udc, è perplessa: «Non è sulla base della militanza o meno dei magistrati che si prendono decisioni del genere…».