Caspio: “coincidenze esplosive”

Nella Valle Padana, dove sono stati scoperti altri grossi giacimenti petroliferi, Cina e Jugoslavia finanziano i movimenti separatisti lombardi e veneti, fornendo loro anche armi e consiglieri militari, perché completino il distacco dall’Italia. Dopo che l’oleodotto Milano-Genova è stato sabotato da gruppi armati di camicie verdi, i governatori di Lombardia e Veneto firmano un accordo per la costruzione di un nuovo oleodotto che porterà il greggio, estratto nella Valle Padana dalle compagnie petrolifere cinesi, nel porto di Bar e da qui a Shanghai. Fallito il tentativo di Roma di riprendere in mano la situazione con l’esercito, gruppi terroristici padani colpiscono la stessa capitale.
Fantapolitica? Non tanto: una situazione di questo tipo si sta verificando nella regione del Caspio. Immaginare uno scenario analogo in Italia (mettendo l’Italia al posto della Russia, Cina e Jugoslavia al posto di Stati Uniti e Turchia, Lombardia e Veneto al posto di Cecenia e Azerbaigian) è un utile esercizio per immedesimarci in tale situazione.
Vi sono nella regione del Caspio riserve petrolifere accertate stimate in 18-35 miliardi di barili: molto inferiori a quelle del Medio Oriente (675 miliardi), ma superiori a quelle degli Stati Uniti (22) e del Mare del Nord (17). Dovrebbero esservi anche altri giacimenti che, secondo stime ottimistiche, potrebbero ammontare a 235 miliardi di barili. Vi sono inoltre grosse riserve di gas naturale, equivalenti a quelle nordamericane.

La sfera di interessi Usa
Ciò spiega perché, una volta disgregatasi l’Unione sovietica, gli Stati uniti proclamano, per la prima volta esplicitamente nel 1994, che la regione del Caspio rientra nella “sfera d’interessi” statunitense. Nello stesso anno, l’Azerbaigian (che fa parte con la Russia della Comunità di stati indipendenti) firma i primi accordi con compagnie petrolifere statunitensi ed europee: l’anglo-statunitense Bp-Amoco si assicura una prima concessione petrolifera di durata trentennale. Nello stesso anno scoppia la guerra in Cecenia (repubblica della Federazione russa).

Coincidenze
Altre significative “coincidenze” si verificano nel 1999. In quell’anno viene inaugurato l’oleodotto nord che collega il porto azero di Baku sul Caspio col porto russo di Novorossiisk sul Mar nero: da qui il greggio avrebbe dovuto essere trasportato al porto bulgaro di Burgas (sempre sul Mar nero) e, via terra attraverso il “corridoio 8”, fino all’Adriatico e quindi in Europa. Ma, subito dopo essere stato aperto, l’oleodotto viene sabotato dai ribelli ceceni. Nello stesso anno, Stati uniti e Nato attaccano la Jugoslavia, provocando nei Balcani una situazione tale da rendere improponibile l’apertura di questa via.
Contemporaneamente, nel 1999, viene inaugurato l’oleodotto che, passando a sud del territorio russo, collega Baku al porto georgiano di Supsa sul Mar nero. E’ una vera e propria svolta geostrategica, frutto principalmente della politica statunitense: l’apertura dell’oleodotto mette fine all’egemomia russa sull’esportazione del petrolio del Caspio.

Nuovi oleodotti
Nello stesso anno, sempre su iniziativa statunitense, viene compiuto l’altro decisivo passo: Turchia, Azerbaigian, Georgia e Kazakistan firmano a Istanbul un accordo per la costruzione di un altro oleodotto in grado di trasportare un milione di barili di greggio al giorno da Baku sul Caspio al porto turco di Ceyhan sul Mediterraneo. Il suo costo, stimato in 2,4 miliardi di dollari, è tale da scoraggiare perfino una compagnia come l’Amoco che, per bocca del suo vice-presidente esecutivo, fa presente che esso verrà a costare un miliardo di dollari in più di altri progetti alternativi. Ma l’oleodotto interessa agli Stati uniti soprattutto dal punto di vista strategico. E’ quindi lo stesso presidente Clinton che, nell’annunciare la conclusione dello “storico accordo” al vertice dell’Ocse tenutosi a Istanbul nel 1999, garantisce che il progetto verrà sostenuto finanziariamente dalle principali agenzie federali statunitensi. Subito dopo il governo degli Stati uniti apre ad Ankara il Caspian Finance Center, con il compito di finanziare questo e altri progetti nella regione del Caspio.
Il sostegno statunitense alla realizzazione dell’oleodotto Baku-Ceyhan non è solo finanziario. Dato che il tracciato più corto ed economico è quello che passa attraverso il territorio curdo in Turchia, la “pacificazione” di quest’area diviene ancora più importante. Da qui il ruolo decisivo svolto dagli Stati Uniti nella cattura di Ocalan, che avviene, non a caso, sempre nel 1999.
Nella partita che si gioca per il controllo dell’area strategica del Caspio si usano, ovviamente, tutte le carte: non solo economiche e politiche ma anche militari. Queste ultime vengono giocate sia sul tavolo che sottobanco. La Nato sta estendendo apertamente la sua influenza in quest’area, aggregando vari paesi al suo programma di Partnership for Peace, anticamera a un futuro ingresso nell’Alleanza: in tale quadro, ad esempio, gli Stati uniti formano gli ufficiali dell’esercito kazakistano, mentre consiglieri statunitensi e turchi operano nell’Azerbaigian.
Allo stesso tempo, con la regia dei servizi segreti statunitensi e l’appoggio finanziario delle monarchie del Golfo, i ribelli ceceni ricevono dalla Turchia armi, munizioni, sistemi di comunicazione e quant’altro serve alla loro guerra.
Non mancano però le opere meritorie. Quando il governo dell’Azerbaigian ha deciso di abbandonare l’alfabeto cirillico per adottare quello latino (a riprova della sua occidentalizzazione), sono stati pubblicati nuovi libri scolastici, tra cui una enciclopedia in cinque volumi per la formazione storica dei ragazzi. Nessun problema per la spesa: alla redazione e pubblicazione ci ha pensato la statunitense ExxonMobil, convinta dell’importanza che i ragazzi leggano libri di storia. Soprattutto quando a scriverli è la più grande compagnia petrolifera del mondo.