Case murate senza preavviso nel “Bronx della Bassa”

Operai. Piastrellisti che lavorano spesso in nero anche a 200 chilometri dalla propria abitazione. Partono alle 5 e tornano alla sera stanchi con la sola voglia di gettarsi su un letto. Ma sulla soglia di casa una sorpresa amara: la porta di ingresso di quel mini appartamento per cui pagano anche 600 euro di affitto mensili è stata murata per ordine della polizia municipale. Motivo addotto? Carenze igienico sanitarie. Accade a Sassuolo, nel modenese, un paesone che sembra divenuto terra di sperimentazione per le politiche securitarie. Non bastava lo sgombero estivo del “Palazzo verde” di via S. Pietro, né l’orrendo pestaggio a cui è stato sottoposto il cittadino marocchino El Idrissi, il 19 febbraio scorso. Ora al centro del contendere ci sono alcune palazzine situate in via Adda nel quartiere Braida, ormai indicato come il “Bronx della bassa”. «Uno dei palazzi è suddiviso in 4 scale – racconta Andrea La Padula della segreteria provinciale modenese del Prc – Ci sono i locali della Cgil, della Cisl, dei Testimoni di Geova, la sede locale del Prc, persino una Coop. In una ci sono circa settanta mini appartamenti, abitati tanto da italiani quanto da immigrati». Il territorio ha le sue problematicità, ma le soluzioni adottate sembrano più adatte per una campagna elettorale che per una seria politica. Si murano le porte di casa lasciando le persone a dormire in alloggio di fortuna e a volte senza neanche poter prendere i vestiti e i documenti, perché i bagni sono sporchi e ci sono scarafaggi. «Allora si faccia intervenire l’ufficio d’igiene – continua l’esponente del Prc – e poi gli scarafaggi di cui si parla hanno invaso tutta Modena, anche nel palazzo in cui vivo dobbiamo procedere periodicamente a disinfestazioni». Ma non basta: si vive in una condizione di allarme continuo, volanti e camionette delle forze dell’ordine che bloccano strade, perquisiscono, fermano chiunque passi nella zona soprattutto di notte. Gli spacciatori, il vero problema reale, si sono dileguati, i comuni cittadini, soprattutto se immigrati, vivono sotto assedio continuo. La Padula e sua moglie, giorni addietro, di ritorno da una assemblea sono stati fermati e trattenuti per oltre un’ora: la sola accusa quella di essere usciti da uno dei palazzi incriminati. Oltre 230 agenti impiegati per il controllo della zona. Secondo Paolo Brini, del Comitato Centrale Fiom Cgil, le cose non sono come appaiono. Non solo si stanno ripetendo da copione i fatti che portarono allo sgombero del Palazzo Verde, ma dietro c’è un vero piano di speculazione edilizia: «Ho visto poco tempo fa il film “Le mani sulla città” e mi è sembrato che parlasse di noi – commenta – Parlo di fatti noti: la Fondazione Cassa di risparmio di Modena ha messo a disposizione 540 mila euro per un progetto di “risanamento del quartiere” promosso dal Comune. Oltre il 60% della spesa e non certo per beneficenza. Le famigerate palazzine verranno demolite, ne sorgeranno delle altre a costi maggiori e la zona, in cui sono situati i due migliori hotel di Sassuolo, verrà rivalutata». Ci sarà anche edilizia pubblica, di cui beneficeranno alcune famiglie con minori, mentre i lavoratori immigrati, che in gran parte hanno lasciato al proprio paese la famiglia, dovranno trovare altra sistemazione. Nel frattempo dopo il presidio e la manifestazione di sabato scorso, le realtà antirazziste si stanno organizzando per una mobilitazione da effettuare alla fine di aprile. Non solo: attraverso l’associazionismo, si cerca di provare a costruire momenti di convivenza e di socialità fra migranti e autoctoni per arginare il formarsi di barriere discriminatorie. Ma Mohammed, che abitava nell’appartamento 611, e che da sei giorni va al lavoro in ciabatte senza potersi ne cambiare né lavarsi non può aspettare tanto. E con lui gli abitanti degli altri 10 appartamenti murati. La sua vita non è un problema di ordine pubblico.