Casa Bianca, l´ora dei falchi “Non c´è tempo per trattare”

Il più chiaro è stato Dick Cheney. Parlando martedì alla Aipac (American Israel Public Affairs Committee) il vicepresidente aveva avvisato ancora una volta l´Iran: «Non permetteremo mai che Teheran abbia armi nucleari. Se l´Iran continua a sfidare la comunità internazionale andrà incontro a serie conseguenze».
Le dichiarazioni iraniane di ieri – «gli Stati Uniti hanno i mezzi per procurare danni e dolori, ma a loro volta potrebbero provare danni e dolori» – rafforzano la linea del vicepresidente da sempre capofila – insieme all´ambasciatore alle Nazioni Unite John Bolton – di una decisa azione (anche militare) contro il regime teocratico di Teheran.
Da New Orleans, dove si è recato per la decima volta dal disastro Katrina dell´estate scorsa, anche il presidente Bush mette in guardia (attraverso il suo portavoce Scott McClellan) l´Iran: «Abbiamo sempre detto molto chiaramente che non permetteremo all´Iran un programma per processare l´uranio arricchito entro i suoi confini». E anche il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld – che aveva tenuto finora una posizione più moderata – ha attaccato gli ayatollah, accusandoli di “interferenza” su quanto accade nel vicino Iraq: «Dirò questo sull´Iran. Stanno facendo entrare gente in Iraq per compiere azioni che mettono in pericolo il futuro degli iracheni. Hanno fatto entrare in Iraq gli “Iranian Qods Force”, gruppi di guardiani della rivoluzione. Lo sappiamo per certo, ed è qualcosa che prima o poi dovranno rimpiangere».
Le minacce iraniane rendono più difficile le posizioni all´interno dell´amministrazione di chi come il Segretario di Stato Condoleezza Rice – che su questo aveva avuto il pieno appoggio di Bush – si era fatto garante della proposta russa; il Dipartimento di Stato continua a puntare sulla soluzione diplomatica – «c´è ancora tempo», ha detto ieri la Rice. E il suo vice Nicholas Burns ribadisce che «toccherà ai nostri alleati nel mondo dimostrare che sono pronti ad agire», evocando la possibilità di «sanzioni mirate» contro l´Iran. Ma la posizione delle “colombe” diventa ogni giorno che passa più debole.
Non sono di grande aiuto per i moderati neanche le dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite. Kofi Annan – «dovremmo tutti abbassare i toni polemici e dare spazio alla calma e alle discussioni serie», ha detto rispondendo a Cheney – la cui linea del «discutiamo e aspettiamo» viene considerata da Bolton un modo per fare guadagnare tempo prezioso all´Iran. E il fatto che la Russia si sia schierata con il Segretario Generale dell´Onu («siamo convinti che non c´è alcuna soluzione militare per questa crisi; mi pare che anche le sanzioni, usate come mezzo per risolvere una crisi, non abbiano mai raggiunto il loro obiettivo nel corso della storia recente», ha detto l´ambasciatore di Mosca al Palazzo di Vetro, Lavrov, al termine di una riunione con Kofi Annan) non fa che insospettire ancora di più la Casa Bianca.
Kofi Annan predica moderazione ma il rischio, dicono alcuni diplomatici all´Onu coperti dall´anonimato, «è quello di un nuovo scontro tra Stati Uniti e Nazioni Unite. E questa volta la spaccatura potrebbe vedere da una parte i paesi occidentali (compresa Germania e Francia che sull´Iraq erano decisamente contrari alla Casa Bianca) e dall´altra parte Russia e Cina, alla guida di paesi islamici, di dittature più o meno camuffate ed anche di un alleato importante degli Usa come il Pakistan, appena scottato dall´accordo nucleare tra Washington e l´India». In questo quadro va letta anche l´offensiva diplomatica Usa a Ginevra sui diritti umani e l´annuale rapporto del Dipartimento di Stato sull´argomento. In testa alla lista dei paesi che meno rispettano i diritti umani figurano l´Iran e la Cina.
Al Pentagono nessuno apre bocca su una possibile azione militare contro Teheran, l´unico commento che si riesce ad avere è che «noi dobbiamo prevedere tutti gli scenari possibili, anche i peggiori». Gli Stati Uniti sono convinti che l´Iran menta quando dice che il suo programma nucleare è solo per uso civile e secondo l´intelligence del Dipartimento della Difesa Teheran dispone già di uranio sufficiente per costruire dieci ordigni. Finora la strategia vincente alla Casa Bianca e al Pentagono era quella che prevede di far fare il “lavoro sporco” a Israele; un bombardamento sul modello di quello compiuto dai caccia israeliani nel 1981 contro il reattore nucleare di Saddam Hussein. I piani del Pentagono vengono aggiornati in tempo reale, seguendo l´agenda politico-diplomatica e adesso non si esclude la possibilità di un intervento diretto anche delle forze americane; si tratta di un´ipotesi remota, dell´«ultima possibilità», e prevede attacchi (aerei) limitati anche a postazioni militari iraniane lungo il confine.