Caro Sansonetti…

Sinistra è una bella parola che diventa indecente quando viene usata al posto di anticomunismo. Succede spesso ultimamente.
Leggetevi il pezzo di Sansonetti su Liberazione del 17 scorso. Sansonetti ha un’indubbia qualità. Non manda a dire le cose, le dice. Viva la faccia. Non ha paura delle parole e delle battaglie politiche. Bene. Ma neanch’io mando a dire le cose.
Dunque: già prima, e con ancor più veemenza dopo la manifestazione dell’11 ottobre, si sta creando una contrapposizione tra comunismo e sinistra. Comunismo mi è chiaro cosa sia. Anche sinistra fino a un po’ di tempo fa, ora comincio a nutrire qualche dubbio. Cos’è sinistra? L’ho sempre intesa come un senso positivo che attraversa tanta gente, nel passato addirittura masse, di appartenenza e orientamento diverso, ma con al fondo tratti comuni molto importanti come l’intolleranza verso l’ingiustizia, la diseguaglianza, la guerra, che portano all’azione e alla lotta.
Ora Sansonetti – e prima di lui Bertinotti – indica Sinistra come un modo per “andare oltre” il comunismo così da non rinchiudersi in una stucchevole e ottusa casamatta. Sapete che c’è? Io sono convinta che si tratti di altro. Sono convinta che la manifestazione dell’11, con la sua straordinaria egemonia comunista e con la sua capacità di coinvolgere e unire chi comunista non è o non è più (come sempre hanno fatto e devono fare i comunisti), crei qualche prurito di troppo. E mentre chi è comunista ha la straordinaria umiltà di cercare l’altro, ha la consapevolezza forte che da soli non si vince, chi si è appropriato della parola Sinistra come sinonimo di anticomunismo fa esattamente l’operazione inversa. Criminalizza e irride il comunismo come “difesa di certezze”, come “la paralisi, la rinuncia, la sostituzione della politica con l’autocontemplazione”, tant’è che da tutto ciò ne sarebbe derivata la terribile sconfitta elettorale di primavera.
Qui c’è una sostituzione dei fatti che ha qualcosa di psichiatrico. Ad essere sconfitta a primavera è stata La sinistra arcobaleno che aveva rifiutato con orrore la falce e martello sul suo simbolo, che aveva avvisato tutti di considerare il comunismo una semplice tendenza culturale che faceva il paio con altre tendenze culturali. Evidentemente agli elettori non è piaciuta una Sinistra così composta. Perché non prenderne atto, perché rinchiudersi in una casamatta – questa sì – che ha quasi trent’anni di sconfitte alle spalle?
Caro Sansonetti, ad essere sconfitta a primavera è stata la sinistra di cui parli tu, perché il suo punto di vista, che tu vorresti ricostruire, è debole; più precisamente ancora: perché la sinistra senza i comunisti non esiste. Possibile che la strada intrapresa dal Pds, poi Ds, ora Pd non insegni nulla? Come non comprendere che l’inesistenza politica del Pd è il prodotto più compiuto di quell'”andare oltre”, senza sapere né chiedersi come, con chi, per chi, per cosa? Un indistinto capace di accogliere tutto e il contrario di tutto.
Noi comunisti non ci consideriamo né perfetti né autosufficienti, ma utili sì. Non ci sentiamo una tendenza culturale ma un pensiero forte. Non ci autocontempliamo, ma ci battiamo per riportare un po’ di ragione in un paese devastato dal berlusconismo e dall’inesistenza di un’opposizione di classe. E siamo così testardi, ma anche così umili, da mettere noi stessi e il nostro partito al servizio del superamento della diaspora comunista, perché altrimenti non vai “oltre”, ma – come ci insegna la storia più recente – vai solo indietro.