Caro prezzi, stangata in vista sui trasporti

Indignata la risposta delle associazioni dei consumatori alla proposta di Lunardi di aumentare le tariffe di ferrovie e Anas

Si preannuncia caldo l’autunno dei consumatori, minacciati dagli ulteriori rincari di prezzi e tariffe. Per ultima, ma solo in ordine di tempo, la sortita del ministro Lunardi, che ha proposto di aumentare le tariffe delle ferrovie e dell’Anas. Ma i consumatori non ci stanno e dopo un’estate dalla temperatura mite e dai prezzi bollenti, già a settembre sono pronti a scendere sul piede di guerra, minacciando per il prossimo 14 uno sciopero della spesa e il “black out” dei consumi elettrici. Intesaconsumatori non risparmia critiche al ministro delle Infrastrutture «per la bella pensata d’agosto»: «Evidentemente a Lunardi non basta che in Italia ci siano i telefoni, il gas, la luce, i farmaci, la benzina, le banche e le assicurazioni più care d’Europa. Perché non avere anche i treni più cari? Abbiamo già il servizio più scadente, perché non fare pendant con le tariffe?». E al governo che, «dall’introduzione dell’euro non ha mosso un dito per impedire che l’inflazione mangiasse i redditi di lavoratori e pensionati», viene chiesto di «bloccare l’ennesima stangata a carico dei cittadini». Richiesta per altro già avanzata dal segretario del Prc, Fausto Bertinotti, che ha proposto all’Unione un’iniziativa forte per dire alla maggioranza che non verrà accettato alcun aumento delle tariffe, insistendo sulla necessità di un «riadeguamento di salari, stipendi e pensioni».
Il tutto al termine di un semestre in cui, come afferma l’Istat, l’indice del costo della vita è stato corretto al rialzo, con un’inflazione salita a luglio al 2,1%. Un dato tanto più grave se si pensa che l’Istituto nazionale di statistica, nonostante i buoni propositi del presidente Luigi Biggeri, stenta ancora a riformare un paniere che non registra più la vera incidenza dell’aumento dei prezzi di prima necessità, quelli che pesano di più sulla borsa della spesa dei ceti a reddito fisso.

Se sul fronte dei trasporti si preannuncia una serie di rincari, l’apertura delle scuole non riserva migliori prospettive. E’ di ieri una nota di Altroconsumo che vuole vederci chiaro sulle spese annuali per l’acquisto dei libri. Secondo uno studio condotto dall’associazione, l’aggravio che si prospetta per le famiglie italiane è pari a 8 milioni di euro, ciò a causa dello sforamento dei tetti di spesa previsti per l’adozione dei libri. Per questo, il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, ha inviato ieri una diffida alla ministra Moratti, invitandola a intervenire immediatamente nei confronti delle scuole che si sono dimostrate inadempienti rispetto ai tetti di spesa fissati dal Miur. In soccorso delle famiglie, molti Comuni si sono attivati proponendo dei veri e propri kit-scuola: uno zaino, un diario, un astuccio, penne, matite e due quaderni a 25 euro. Il che, purtroppo, non riduce comunque l’incidenza del costo dei libri sul bilancio familiare.

Ma, più in generale, quanto costano cultura e intrattenimento attraverso i prodotti multimediali? «Sempre più per le famiglie», evidenzia una ricerca di E-media che sottolinea come l’Italia sia tra le nazioni più care d’Europa. Infatti l’esborso per prodotti come tv, cinema, giornali e cd ci assegna di fatto un posto alto sul podio, assieme a Gran Bretagna e Spagna.

Altro capitolo dolente, quello delle tariffe. Secondo il Rie (Ricerche industriali energetiche) la stangata su luce e gas è dietro l’angolo. Da ottobre scatterà un rincaro rispettivo del 5 e del 3,5%, con un aggravio di circa 47 euro l’anno a famiglia. Come se non bastasse, i mesi successivi potrebbero essere addirittura peggiori e se la corsa al petrolio non si fermerà, si profilano altri rincari: fino a oltre 110 euro a famiglia l’anno. «La situazione è grave», spiega Davide Tabarelli, uno degli esperti del Rie, «l’aumento del greggio ha provocato un rialzo dei prezzi del 20%». E’ il caso di ricordare che, ogni 3 centesimi di aumento del carburante, si determina una ricaduta sull’inflazione con un incremento dello 0, 1%.

Chi andrà a beneficiare di tutta questa serie di rincari? Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil, non ha dubbi: «A guadagnarci – dice – saranno soprattutto quei settori che fissano i prezzi e non sono sottoposti ad alcuna concorrenza. Il lavoro autonomo, in sostanza. Il che non farà che generare un oligopolio della grande distribuzione e la speculazione del piccolo commercio che trarrà giovamento da questa fase di transizione. Gli unici a pagarne le spese – sottolinea Lapadula – saranno i lavoratori a reddito fisso e i pensionati. Cosa che non fa che confermare l’idea che la ricchezza sia ormai sempre più polarizzata».