Caro libro, quanto mi costi

Inchiesta di Altroconsumo alla vigilia dell’apertura del nuovo anno scolastico. Le famiglie spenderanno in media il 2,4% in più rispetto all’anno scorso. Le più esose sono le scuole medie. Ma il ministero nega: «La situazione è sotto controllo»

ROMA
Ci risiamo: anche quest’anno il ritorno sui banchi di scuola sarà un vero salasso per le tasche di studenti e genitori. Un’indagine dell’associazione Altroconsumo, che già negli anni passati si era interessata di monitorare l’andamento dei prezzi dei libri scolastici, ha verificato che l’aumento medio per il prossimo anno scolastico è del 2,4%. La ricerca dell’associazione ha preso in considerazione un campione di 29 scuole medie (per un totale di 600 classi) e 34 scuole superiori (solo le prime classi, in tutto 250) sparse in otto città italiane: Bari, Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino. Per avere un’idea di quanto costi mandare i figli a scuola ve tenuto conto che l’indagine di Altroconsumo si è limitata a considerare i libri obbligatori: restano fuori dal conteggio, dunque, i dizionari e i libri consigliati.

La scuola più cara in assoluto? Non ci sono dubbi: la scuola media. Per questo grado di scuola esiste ancora il tetto ministeriale: con decreto, ogni anno, viene stabilito qual è il limite massimo di spesa. Quest’anno viale Trastevere se l’è presa comoda e il decreto è stato pubblicato solo il 3 giugno, quando la maggior parte delle scuole aveva già stabilito la lista dei libri. Tuttavia, si tratta di una dilazione che giustifica solo parzialmente i collegi docenti, visto che da tre anni il limite è sempre quello. Limite che d’altro canto raramente viene rispettato, anche se è obbligatorio, senza che per questo siano mai scattate particolari sanzioni.

Per i ragazzi che andranno in prima media (scuola dell’obbligo, è il caso di ricordarlo) il portafogli dovrà sborsare quest’anno, in media, 274 euro (+2% rispetto all’anno scorso). Il tetto ministeriale è di 280 euro. Ma nel 44% dei casi viene sforato: l’anno scorso «soltanto» il 36% delle classi sfondava il limite. Il «vizio», insomma, si estende a macchia d’olio.

Le seconde medie, invece, se ne infischiano del tetto (da tre anni invariato) che è di 108 euro: in media, infatti, se ne spendono 116. In terza media passa la paura (si fa per dire) e si ritorna nei paraggi del tetto stabilito, che è di 121 euro. Le famiglie, infatti, spenderanno 124 euro in media, «solo» il 38% delle classi ha sforato il limite, ma l’aumento rispetto all’anno precedente rimane, comunque, del 2,3%.

Alle superiori non è possibile fare un raffronto con il tetto ministeriale, poiché da due anni è stato tolto. Quindi, tutti liberi. E infatti, ad eccezione dei licei scientifici, la spesa è pazza. Le scuole più care in assoluto sono i licei classici (una spesa media di 330 euro, 6,4% in più rispetto all’anno scorso) e gli istituti tecnici (292 euro in media, per un aumento del 6,9%). Gli scientifici, invece, vanno in controtendenza con un bel meno 4,5%, che comunque significa pagare in media 244 euro. Infine, una curiosità: le città in cui i rincari sono stati più selvaggi sono Napoli e Roma. Quelle meno care sono invece Torino e Milano.

I dati hanno scatenato una ridda di dichiarazioni e un comunicato un po’ piccato del ministero dell’istruzione, che quest’anno ha già dovuto affrontare le polemiche scaturite dalla decisione di affidare il business dei libri spediti per posta alla società Bol, di casa Mondadori. «La situazione è tenuta costantemente sotto controllo – scrivono dal ministero, sottolineando che la ricerca si basa su un campione molto limitato – con una circolare dell’11 luglio scorso i direttori regionali sono stati chiamati a fare specifiche verifiche sui casi di sforamento dei tetti di spesa». In attesa che il monitoraggio dei direttori regionali – che sicuramente sarà più esaustivo – venga reso pubblico non resta che sentire le ricette suggerite da più parti. La Cgil scuola, per bocca del segretario Enrico Panini, chiede al ministero di impegnarsi a calmierare i prezzi, ma anche di destinare risorse «per sostenere le famiglie a basso reddito che mandano i figli alle scuole pubbliche, invece di pensare sempre e soltanto a ripagare chi li iscrive alle scuole private». Inoltre, propone Panini, si potrebbero rilanciare nuove strategie «come quella del comodato d’uso». Mentre Angela Nava dei Genitori democratici ricorda: «Il Comitato per il monitoraggio sul caro libri non viene più convocato da anni. Io credo che i genitori debbano vigilare e denunciare, in modo organizzato, quando i prezzi dei libri aumentano senza una ragione». Pratico ma di buon senso, il consiglio di Altroconsumo: «Non affrettatevi a comprare tutti i libri – dice Michele Cavuoti, curatore della ricerca – spesso infatti rimangono inutilizzati. Meglio iniziare l’anno scolastico e capire quelli di cui c’è davvero bisogno».