Cari compagni, non vogliamo sempre essere quelli del “ve lo avevamo detto!”…

Prendo parola sulla questione “lavavetri a Firenze” perché francamente sono un po’ frastornato da quello che leggo e ascolto.
Come molti sapranno, circa due anni fa a Bologna ci fu – per così dire – “l’anteprima” di questo brutto e deprimente film.
Il Sindaco Sergio Gaetano Cofferati apri una delle sue ormai innumerevoli campagne “legge ed ordine” proprio sui lavavetri.
Anche in quella occasione fu detto che erano troppo aggressivi e che c’era un racket che li governava. Poi, dopo la reazione – nostra e di tante altre associazioni ed individualità cattoliche e laiche – nettamente contrarie a questa campagna razzista e securitaria, la Procura della Repubblica accertò che questo racket non esisteva.
Unico risultato concreto raggiunto fu l’espulsione di tre bengalesi rinchiusi nel CPT!
L’Amministrazione dovette fare un passo indietro, ma questa campagna – assieme alle altre – contribuì a scavare il solco che oggi separa una parte significativa della città dal Sindaco. Allora, quando ci fu sottoposto l’ormai famoso “documento sulla legalità”, che non votammo, dicemmo che questa discussione non era “ideologica” o “campata in aria”, ma era molto concreta e riguardava il modo in cui l’Unione avrebbe amministrato in discontinuità con i precedenti governi locali di centro-destra e di centro-sinistra e che si scontravano due diverse idee di città e di società.
Dicemmo anche che non si poteva fare il contrario di quanto si era scritto nel programma elettorale e che noi non eravamo disponibili a partecipare, pur rimanendo nella maggioranza, ad un’amministrazione che non avesse invertito la rotta verso i settori più deboli della città.
Dichiarai più volte pubblicamente che a Bologna si sperimentava una modalità di operare del futuro PD, che – se “l’anomalia” Cofferati avesse prevalso – sarebbe divenuta uno dei discrimini fondativi di quel partito e che, per salvaguardare l’unità della coalizione di centro-sinistra ed evitare il ritorno delle destre, quella tendenza doveva essere tolta dal dibattito cittadino.
Ogni qualvolta rivendicavamo una nostra autonoma posizione rispetto ad atti della Giunta, la parte moderata della coalizione ci accusava di ogni tipo di nefandezze (il sostegno all’illegalità, il ritorno delle destre, il momento inopportuno, la troppa rigidità ideologica, la personalizzazione della politica, la sopravvalutazione della specificità bolognese e così via), ma – fatto ancora più stravagante – c’era sempre (si è ripetuto anche ultimamente!) qualche dirigente nazionale del nostro partito che pubblicamente “ci tirava le orecchie”.
Quello che non posso fare a meno di notare e che, anche in questo caso, la “linea politica” del PD di Cofferati sia divenuta la linea nazionale di tante amministrazioni di centro-destra (scontato) e di centro-sinistra (meno scontato).
Così sui lavavetri, sui writers, sui migranti, sui Rom, sulla casa e gli spazi sociali e, soprattutto, sul precariato, questione per noi politicamente centrale.
Ad esempio, sui “pittori di strada” detti writers – nuovo pericoloso nemico della convivenza civile, oggi a Bologna e, c’è da scommerci, tra poco dell’intera nazione – l’idea dell’assessore Mancuso è quella di istituire un pubblico registro nel quale venga schedato chi acquista quelle pericolose armi da fuoco chiamate in gergo “bombolette spray” e che, magari, in un futuro prossimo, venga anche istituito un nucleo speciale di polizia. Ancora una volta l’unica risposta ad un fenomeno giovanile è la repressione.
Tutto quello che si è sperimentato a Bologna, in un clima che ha favorito persino una comunanza di visioni tra il Sindaco e Alleanza Nazionale, ha poi prodotto il Patto per la Sicurezza e l’idea Piddista (come descritta anche da Ritanna Armeni) che “sicurezza e legalità” non sono né di destra né di sinistra.
Questa estate infuocata – in tutti i sensi – ci ha consegnato un accordo su pensioni e mercato del lavoro che fa carta straccia del programma elettorale, 4 bambini Rom morti in un incendio, 15 lavavetri denunciati a Firenze, 2 Centri Sociali sgomberati lo stesso giorno a Bologna (centro-sinistra) e Verona (centro-destra), un gruppo dirigente nazionale del futuro PD che studia come toglierci di mezzo e, dulcis in fundo, di nuovo Cofferati che esplicitamente dice: “nel 2009 (prossime elezioni amministrative, n.d.a.) possiamo vincere anche senza il Prc” (n.b.: l’ultimo sondaggio conosciuto lo dà, dal 56% iniziale, al 39%!!).
A noi non piace essere sempre quelli del “ve lo avevamo detto” e le nostre orecchie assomigliano oramai a quelle di Pluto. Ci piacerebbe invece che tutti iniziassimo a capire ed ascoltare con maggiore attenzione alle tendenze politiche, sociali, economiche e culturali che provengono dalle piccole province dell’impero perché forse – come dice anche Rina Gagliardi in un bel articolo su “Alternative per il socialismo” – è vero che “…Man mano, insomma, che si consuma la perdita di potere degli Stati-Nazione e dei luoghi decisionali centrali, il conflitto periferico, dal basso, è destinato a sua volta a crescere di intensità e di protagonismo…”.
*segretario Provinciale PRC-SE Bologna