Carceri segrete, la Ue chiede agli Usa la verità

La Presidenza britannica prende carta e penna e scrive a nome dei 25 una bella lettera a Washington in cui chiede al governo statunitense di chiarire le accuse sui voli e sulle carceri segrete della Cia, su quelle Guantanamo in miniatura sparse nel vecchio continente. Ed è bello pensare che sia stato Tony Blair a firmare la missiva. Sempre ieri il Consiglio d’Europa di Strasburgo (un’istituzione che non ha niente a che fare con la Ue, ma che vigila sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo) ha deciso di aprire «un’indagine formale» per fare luce sulle attività segrete della Cia nel territorio europeo, partendo dalle carceri, passando per i sequestri di presunti terroristi, saltando agli scali di aerei-prigione e terminando con l’eventuale collaborazione di agenzie di intelligence europee. Si moltiplicano nel frattempo anche le indagini nazionali, dalla Danimarca, che accusa la Cia di aver violato per 14 volte il suo spazio aereo, alla Svezia, alla Norvegia, all’Austria. In Islanda la stampa parla di 67 scali sospetti. E così lo scandalo lanciato alcuni mesi fa da alcuni piccoli giornali locali, come il Diario de Mallorca, raccolto e rimpolpato ad inizio novembre dal Washington Post e da Human Rights Watch, adesso finisce per convincere anche i governi e le istituzioni europee che chiedono finalmente lumi all’alleato nordamericano. Intanto Washington continua a fare orecchie da mercante: non ci sente e pertanto non dice nulla. La lettera dei 25 è nata sotto le pressioni della Danimarca e dei Paesi bassi che nel consiglio dei ministri degli esteri di lunedì scorso hanno chiesto alla Presidenza britannica di verificare se le notizie pubblicate fossero vere: «Se questi rapporti sono veri, è meglio che si faccia chiarezza», disse nell’occasione l’olandese Bernard Bot.

Il Post e Hrw parlano di carceri segrete in Romania e Polonia mentre le tracce degli aerei-prigioni toccano la Spagna, le Isole Baleari e Canarie in particolare, i paesi scandinavi ed anche l’Austria, senza scordare i sequestri realizzati dalla Cia in Italia e Germania. La lettera arriva dopo alcune settimane di imbarazzo, settimane in cui la Commissione, ed il titolare agli interni Franco Frattini, non hanno certo brillato per attivismo.

Competente è invece il Consiglio d’Europa, che ieri ha chiesto «formalmente» informazioni sul caso ai 45 paesi che hanno firmato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. «Considerando la natura molto seria delle denunce – ha affermato il Segretario generale Terry Davis – la risposta dell’Europa dovrebbe andare più in là delle dichiarazioni politiche e delle domande». È solo l’ottava volta dal 1953 che viene lanciata un’indagine formale, con l’obiettivo, spiega ancora Davis, di «verificare cosa è successo, se è successo qualcosa, come è successo e chi ne è implicato. Ciò dovrebbe permetterci di vedere più da vicino come i governi garantiscono il rispetto della Convenzione dei diritti dell’uomo nel quadro della lotta al terrorismo e, se necessario, proporre misure per prevenire violazioni future». Nella sostanza il Consiglio d’Europa, istituito nel 1949, serve a ben poco, fatto salvo proprio il potere di verificare il rispetto della Convenzione, di cui è garante. Il Tribunale europeo sui diritti umani, un organo dal Consiglio, emette infatti sentenze che hanno valore vincolante per gli stati membri (ma non per Washington, allergica alla legislazione sopranazionale).

E Davis fa sul serio: ha inviato ai 45 stati membri una lettera datata 21 novembre in cui reclama informazioni da inviare al massimo entro il 21 febbraio 2006. Nel concreto ogni governo dovrà verificare e dimostrare in che maniera la sua legge assicura controlli adeguati sui funzionari o sulle agenzie straniere, come può impedire che si producano arresti e detenzioni segrete oltre a dover verificare se vi partecipano agenti dello stesso paese interessato. L’indagine è ambiziosa, anche perché secondo le informazioni riportate dalla stampa le carceri erano conosciute solo nella alte sfere, dal premier e qualche funzionario di primo piano dell’intelligence. Ma non è nemmeno l’unica visto che anche l’Assemblea parlamentare dello stesso Consiglio d’Europa si è data da fare incaricando il senatore svizzero Dick Marty di verificare le operazioni europee della Cia. Venerdì a Bucarest Marty presenterà il primo frutto del suo lavoro, indagini che si concentrano su 31 voli e sulle immagini satellitari dei luoghi indicati da Hrw come centri di detenzione in Polonia e Romania.