Capo Teulada, la Nato si ritira

Caporetto della Nato in Sardegna. Dopo un vertice molto teso e nervoso tra i comandanti dei diversi contingenti nazionali dell’Alleanza, «Destined glory», l’esercitazione in corso dal 29 di settembre nel poligono di Capo Teulada è stata sospesa. Nella notte tra mercoledì e giovedì 37 navi da guerra, 54 aerei, una ventina di sommergibili nucleari e 8.500 soldati si sono trasferiti nella base interforze di Quirra, sul tratto sud-orientale delle coste sarde, dove ancora per qualche giorno la Nato conta di proseguire le manovre di addestramento. I pescatori di Sant’Antioco e del Golfo di Palmas hanno vinto. Per una settimana hanno schierato i pescherecci al centro del poligono e hanno bloccato la guerra simulata. La stessa cosa, probabilmente, accadrà a Villaputzu, il piccolo paese costiero compreso nella base di Quirra, dove da oggi si dovrebbe ricominciare a sparare. Nello stesso giorno della capitolazione Nato la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha annunciato una visita in Sardegna, che comincerà lunedì prossimo proprio da Quirra. Nella zona intorno al poligono, tassi di tumori al sistema emolinfatico molto superiori alle medie nazionali fanno ritenere fondato il sospetto che nella base siano sperimentate o stoccate armi all’uranio impoverito. Dopo Quirra, la commissione visiterà anche Teulada, dove il protocollo di utilizzo della base prevede non soltanto la possibilità di fare le esercitazioni, ma anche quella di testare qualsiasi tipo di arma, comprese quelle all’uranio impoverito.

A sostenere i pescatori c’è un fronte ampio, che comprende, oltre ai movimenti antimilitaristi e pacifisti, la giunta regionale sarda (un centrosinistra allargato a Rifondazione comunista). Tre giorni fa Renato Soru ha incontrato i pescatori di Teulada, schierandosi con loro contro i vertici Nato e contro il ministero della Difesa, che sinora non ha dato risposta alla richiesta della Regione Sardegna di aprire un tavolo di confronto per stabilire tempi e modi della riduzione della presenza militare nell’isola, a cominciare dalla base per sommergibili atomici della Us navy nell’arcipelago della Maddalena.

Appoggio alla protesta dei pescatori è venuto anche dal deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli: «Credo che la guerra, nelle sue diverse manifestazioni, abbia scandito e regolato troppo a lungo i ritmi della vita dei pescatori in Sardegna. Con notevoli danni economici e morali. Mi batterò in ogni modo affinché abbiano gli indennizzi arretrati e perché le esercitazioni cessino, non soltanto a Teulada ma in tutta l’isola».

Con un’interrogazione il senatore Gianni Nieddu, capogruppo dei Democratici di sinistra nella commissione Difesa del Senato, ha chiesto che il ministro Antonio Martino convochi un tavolo tecnico tra il ministero, i rappresentanti dei pescatori di Sant’Antioco, la Regione Sardegna e le autorità militari per siglare un accordo che indennizzi i pescatori per i danni subiti. Nieddu chiede anche che Martino risponda alla richiesta di Soru di ridurre le servitù militari. «La Regione sarda sollecita da tempo la rinegoziazione delle servitù militari – spiega Nieddu – e a tale richiesta corrisponde l’inaccettabile indisponibilità del ministero della Difesa. A nessuna delle marinerie sarde, inoltre, sono stati corrisposti gli indennizzi relativi agli anni 2003 e 2004. Nelle acque sud-occidentali dell’isola la pesca è periodicamente bloccata dalle esercitazioni militari. Nell’area interdetta cercano di svolgere la propria attività i pescatori di venti comuni, centinaia di persone. C’è dunque la necessità di far sì che l’attività della Nato non pregiudichi il diritto di mantenere attiva e in grado di produrre un reddito sufficiente l’attività di pesca». Proprio per questo in passato la Regione e il ministero hanno stipulato un protocollo d’intesa che prevede indennizzi per i pescatori e il limite dei centoventi giorni l’anno per le esercitazioni. «Ma questo protocollo di intesa – dice Nieddu – ha bisogno di un aggiornamento, che preveda la possibilità di dare forza di legge agli indennizzi per i pescatori e per i proprietari delle barche».