Capezzone: sì alla legge Biagi anche se l’Unione non vuole

RICCIONE – «Abbiamo scelto fin dal primo giorno del congresso: marceremo col centrosinistra. Ma non ci faremo mettere i piedi in testa da nessuno». Daniele Capezzone è stato appena riconfermato segretario del Partito radicale.

Voi cambiate schieramento. Ma non rischiate di contraddire voi stessi? Per esempio, stando nel centrodestra, avete appoggiato, o non avete contrastato, la legge Gasparri che regola le tv. L’Unione vuole abolirla.
«Anche noi siamo per l’abolizione».

Però nel 2002 lei ne dava un giudizio diverso rispetto alla sinistra. La sinistra la considerava un regalo a Berlusconi, lei sosteneva che avrebbe favorito gli oligopoli dell’editoria italiana.
«Non l’abbiamo mai difesa».

Ma non l’avete ostacolata.
«Era chiaro a tutti che si trattava di una legge su misura per Mediaset. In un convegno lo dicemmo apertamente e indicammo anche la soluzione ideale che era la privatizzazione della Rai. La penso ancora così».

Come la mettete con la legge Biagi? All’Unione non piace.
«Il centrosinistra vuole abolirla. Non siamo d’accordo. Noi vogliamo estenderla. Oggi garantisce solo i dipendenti, bisogna includere anche altri lavoratori fuori mercato. Ci vuole più blairismo. Per questo ci siamo noi».

Ed è per questo che lei si candida a ministro del Welfare?
«Sciocchezze. All’Economia candidiamo Francesco Giavazzi. E spero che il professore accetti. Consideriamo il suo programma economico un manifesto dei radicali».

Come pensate di convivere nel centrosinistra?
«È una coalizione dove viene tollerato un Diliberto che va a parlare con gli hezbollah siriani e va a ossequiare Castro dopo i processi sommari e le fucilazioni. Perché non ci possiamo stare noi? Chi è più pericoloso: noi o Bertinotti che vuole eliminare la proprietà privata?».

Per il ministero degli Esteri puntate sulla Bonino?
«Chi meglio di lei? Sull’Iraq ha la posizione più ragionevole. Non dobbiamo ritirare i soldati, ma dobbiamo andare lì tutti. E si devono vergognare Chirac e Putin che ieri commerciavano armi con Saddam e oggi non danno un euro per la ricostruzione del Paese».

Con quale atteggiamento entrate nel centrosinistra?
«Prima di tutto chiediamo il diritto di fare le nostre battaglie sui temi a noi cari, senza la pretesa degli alleati di metterci sotto tutela».

Facciamo una lista di quelle che lei chiama battaglie. Che cosa chiedete a Prodi di far approvare?
«Cominciamo dai Pacs. Le coppie di fatto devono diventare legge. Noi faremo di tutto perché questo avvenga. Le coppie omosessuali devono poter accedere al matrimonio e, perché no?, avere diritto alle adozioni. Poi abolizione del Concordato, amnistia, cancellazione delle leggi punitive in materia di droga».

Ma perché volete irritare i futuri alleati chiedendo l’abolizione del Concordato?
«Dobbiamo essere l’unico Paese al mondo che firma accordi con la Chiesa? La Chiesa sia libera di comportarsi come le pare, ma senza protocolli particolari e senza privilegi. Tempo fa Rutelli la pensava come noi. Mentre il cardinale Casaroli e Andreotti firmavano il nuovo Concordato, lui manifestava contro».

Ma se respingeranno tutto questo, voi uscirete dal centrosinistra?
«Stiamo per entrarci. E siamo determinati a restarci».