Capezzone: sfida liberista

ROMA – Boccia Giulio Tremonti e promuove Francesco Giavazzi. Che il segretario dei Radicali Daniele Capezzone avesse il dente avvelenato con il ministro dell’Economia si era già capito qualche mese fa, quando, dopo averlo accusato di posizioni «a-liberali o anti-liberali», aveva invitato Fausto Bertinotti a dargli la tessera honoris causa di Rifondazione. Ma ora, dopo la stroncatura politica, arriva anche quella editoriale. «Ci sono due libri da leggere. Uno è quello di Tremonti, per dissentirne. L’altro è quello di Giavazzi, per farne il nostro programma, il nostro manifesto», ha detto ieri Capezzone al congresso radicale. Il primo è Rischi fatali (Mondadori), ed è stabilmente in classifica. Il secondo è Lobby d’Italia (Rizzoli), ed è entrato anch’esso in graduatoria nonostante un lancio in tono minore rispetto al saggio del ministro dell’Economia. «Non ho niente di personale nei confronti di Tremonti, che considero persona di grandi capacità e spessore. Uno dei pochi politici che abbiano un disegno strategico. Solo che non è un disegno liberale», argomenta il segretario dei Radicali. Mentre «radicalmente» diverso è il messaggio che Capezzone coglie dal libro del professore di Economia politica alla Bocconi e al Mit di Boston: «Un contributo fondamentale alle liberalizzazioni e al mercato, contro le lobby e le corporazioni che vivono su rendite comode, parassitarie, finora inattaccabili». Ecco perché «fa benissimo Giavazzi a chiedersi perché, mentre i tassisti di New York sono afgani, curdi, vietnamiti, i tassisti di Castelfranco Veneto siano invece tutti di Castelfranco Veneto, dove contemporaneamente i lavoratori italiani sono una minoranza». Capezzone contrappone le tesi di Giavazzi a quelle del premier Silvio Berlusconi, che avrebbe scritto al presidente del comitato delle professioni: «Pensiamo che gli albi regolati per legge siano molto meglio delle libere associazioni anglosassoni». Rivendicando, Capezzone, che invece i Radicali «con il professor Giavazzi, sono convinti del contrario»: che la strada da seguire sia quella delle associazioni all’inglese. L’autore di Lobby d’Italia si dice tutt’altro che sorpreso. «I Radicali hanno sempre fatto queste battaglie. Sarebbe utile che ne facessero un tema di campagna elettorale», suggerisce Giavazzi. «Può contarci», replica Capezzone.