Capezzone: D’Alema apprezza i neocon? Abbiamo stravinto

«Abbiamo stravinto», Daniele Capezzone, a nome dei radicali, brinda a Massimo D’Alema e gli dà il benvenuto «su quelle che sono state per anni le nostre posizioni. Non siamo più isolati». E’ da una settimana che Radio Radicale aveva ripreso a martellare sui neo-con, demonizzati dalla destra e dalla sinistra in Italia. La riabilitazione fatta dal presidente dei Ds al convegno di Firenze – «preferisco i nuovi conservatori che lottano per la democrazia ai vecchi conservatori che sostenevano le dittature» – sembra musica alle orecchie radicali. E in particolare a Daniele Capezzone che all’American Enterprise Institute, il think tank neocon, presentò tre anni fa il suo libro Uno choc radicale per il XXI secolo . «Bene, bene. I neo-con non sono più i perfidi mangiatori di bambini, i principi delle tenebre. Mi fa piacere sentire queste parole di D’Alema come anche quelle così ragionevoli di Fassino e di Prodi sull’Iraq».
La politica estera dell’Unione è un punto molto delicato del programma, sta cambiando qualcosa?
«Trovo un filo positivo nelle prese di posizione degli ultimi giorni. Mi resta un piccolo dubbio su Giuliano Amato, che due anni fa ci riprese perchè apprezzavamo i neo-con».
Ma neppure D’Alema si è convertito, dice che sono meglio dei vecchi conservatori e basta.
«Attendo le stesse parole anche da Amato. Le parole di D’Alema sono importanti perché finisce finalmente la demonizzazione di Michael Ledeen e Richard Perle e si riconosce che la loro è una delle poche realtà nel mondo che si interroga sulla promozione della democrazia».
I neo-con parlano di «esportazione della democrazia».
«Alcuni, è vero. E a me non piace. Ma da qui a identificarli con l’amministrazione Bush come è stato fatto in Italia, ne passa».
Ma non può negare che sono unilateralisti e militaristi.
«E’ vero, ma non tutti. Io credo però che sia importante interloquire con loro, cogliendo l’ottimo delle loro riflessioni e provando con loro a immaginare strumenti diversi dalla carta unilaterale e militare. Ho detto al Foglio qualche giorno fa: se si prende un testo di Ledeen e si traduce in italiano, può diventare una mozione del centrosinistra».
Lei è un provocatore.
«Sull’Iran, per esempio, Ledeen non propone interventi militari, chiede di puntare sull’uso dei media per dare la parola ai democratici iraniani».
L’Iraq e ora la riabilitazione dei neo-con vi inducono ad altri passi nell’Unione?
«La Rosa nel pugno sta creando un’atmosfera positiva nel centrosinistra. Noto con amarezza che il governo italiano è stato assente al convegno in Barhein su democrazia e Medio Oriente: Fini ha preferito restare a Milano a fare un comizio sulla legge sulla droga».