Cancellata l’interlocuzione con le popolazioni, aggirata la Ue

Le parole della governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, sul carattere europeo della scelta dell’alta velocità in Val di Susa, meriterebbero probabilmente l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Europa nei suoi confronti. Lo dico con ironia ma anche con una certa irritazione conoscendo la presidente da tempo antico ed essendo lei solita sottolineare il suo europeismo. L’interpretazione delle normative europee proposta dalla presidente nelle interviste ma, cosa assai peggiore, nell’attività di governo mi appare ricca di strafalcioni imperdonabili. E la sua interpretazione della Via (valutazione impatto ambientale) è per me assai più in linea con la legge Lunardi, legge obiettivo, che con la direttiva europea messa in mora precisamente dal governo Berlusconi. Per non parlare della direttiva sulla valutazione di impatto strategica (Vas) ancora non recepita dal governo delle destre nonostante i tempi scaduti e la richiesta dell’Europa. Una Via fatta solo per mitigare gli impatti delle opere semplicemente non esiste. La Via si fa per decidere quo ante quale opera si fa tra varie alternative e, solo in seconda istanza, il come. Escludere come fa Bresso l’alternativa tra progetti comparati per scegliere il migliore significa semplicemente venir meno alla Via. Così come contrapporre la decisione centrale a quella locale e delle popolazioni. Non è così. Le procedure di Via sono finalizzate precisamente alla codecisione con apposite procedure di informazione, partecipazione ed espressione di volontà. Quello che manca alla Val di Susa non è l’informazione, ma la possibilità partecipativa e decisionale. Nascondersi dietro il paravento dell’Europa per le decisioni sulla modalità di realizzazione del corridoio è per me un altro strafalcione. L’Europa decide i corridoi, non i tragitti e le modalità, che spettano agli Stati. Altrimenti avrebbe ragione Berlusconi a dire che il ponte dello Stretto lo vuole Bruxelles. L’Europa invece pretende la Via e qui torniamo al punto di prima. Se si fosse a suo tempo sottoposto a Via europea il progetto di alta velocità italiano probabilmente non saremmo oggi in questa situazione assurda. Invece per l’alta velocità italiana si è scelta la strada di costruire il consenso dall’alto. Così si sono imposte scelte del tutto incongrue sia sulle tecnologie che sui percorsi che sulle norme operative, in forme non consone agli interessi del Paese. E’ bene ribadire che alternative ci sono sempre state, puntualmente proposte e puntualmente non valutate. Dall’alto. E infatti il consenso è rimasto nell’alto e non è mai stato condiviso “dal basso” sino al conflitto di oggi che rischia di essere molto grave. E allora sono io a dire a chi parla di alta velocità voluta dall’Europa: «Vi sfido ad applicare le norme europee, la vera valutazione di impatto ambientale, le norme sugli appalti e a vedere se l’alta velocità che voi difendete le passa». Anzi, questa proposta l’abbiamo già rivolta al tavolo programmatico a tutte le forze dell’Unione e su tutte le questioni aperte, dagli inceneritori, alle centrali a carbone, ai gassificatori e a tante altre. Mettiamo un’asticella al livello delle norme europee, quelle inadempiute dal governo Berlusconi al punto da meritarsi oltre 150 procedure di infrazione, e riesaminiamo tutto, leggi e scelte concrete, a partire da qui, dall’Europa reale. Questa sì che sarebbe una scelta programmatica che ci farebbe evitare, andando al governo, di rischiare di completare semplicemente le cattive opere di Berlusconi.