Cancellare la figura del cococò

Una proposta di legge per dire basta alla precarietà: ieri il centro diritti Pietro Alò e il giuslavorista Nanni Alleva hanno presentato il disegno che mira a riscrivere il complesso delle leggi sul lavoro. A partire dalla recente legge 30, ma agendo anche sul «Pacchetto Treu» e sul decreto 368 che ha liberalizzato i contratti a termine. La prima esigenza – sottolinea Alleva – riguarda l’opportunità di comunicare «che non vogliamo tornare alle vecchie leggi»: non si vuole riproporre il modello classico dell’operaio Fiat alla linea di montaggio, ma si fanno i conti con la trasformazione del lavoro. Una delle idee più innovative riguarda proprio il ribaltamento di un vecchio stereotipo, quello che collega i diritti al grado di controllo subito dal lavoratore: «Il diritto del lavoro è stato appeso al gancio sbagliato – spiega Alleva – Non è più l’appartenere o meno a una catena di montaggio che deve darti diritto a una giusta retribuzione o alla tutela dal licenziamento ingiustificato, ma il tuo essere dipendente da un’organizzazione del lavoro decisa da altri, e – insieme – l’impossibilità di controllare il risultato di quell’attività economica». E’ la «dipendenza socio-economica», già presente nelle proposte di legge della Cgil, criterio che dovrebbe riformare l’articolo 2094 del codice civile superando la divisione tra subordinati e parasubordinati, riunificandoli sotto un «contratto unico». Se l’organizzazione è decisa dall’impresa, e la tua sopravvivenza dipende dal compenso erogato, sei sottoposto alla cosiddetta «doppia alienità»: ecco perché sei dipendente.
Su questa «rivoluzione culturale» si basa la prima proposta di Alleva: riformare il codice civile cancellando la figura del parasubordinato – «vera via di fuga all’italiana» – e distinguendo chiaramente il dipendente dall’autonomo. C’è poi il tema dei contratti a termine: bisogna tornare a causali precise, che dovranno essere giustificate sul contratto del lavoratore. Si dovrà anche stabilire un tetto che eviti la ripetibilità all’infinito (scatta l’assuznione a tempo indeterminato dopo 18 mesi a termine nell’arco di 5 anni). Ai sindacati è lasciata la possibilità di concordare causali speciali, ma dovrà essere fatto con un accordo unitario delle organizzazioni maggiormente rappresentative: i sindacati, spiega Alleva, non possono sostituirsi tout court alla legislazione, allora almeno garantiamo la massima rappresentatività .
La proposta Alleva riporta la somministrazione alla sua «ratio» originaria; evita l’appalto di mera manodopera (escludendo le alte specializzazioni intellettuali) e ricostruisce la responsabilità delle imprese committenti rispetto ad appalti ed esternalizzate: stessi trattamenti e diritti per i lavoratori di committente e appaltante, obbligo di reintegro in caso di cessazione dell’appalto. Lavoro nero: rendere il sindacato protagonista delle vertenze, dandogli la possibilità di citare il datore di lavoro per «comportamento antisindacale». Sulla risarcibilità dei danni per i lavoratori, infine: collegare organicamente diritto del lavoro e civile, per avere risarcimenti pieni.
La proposta piace a Rifondazione. Il ministro Paolo Ferrero si è detto «d’accordo con l’impostazione di Alleva, anche se c’è da fare un grande lavoro perché queste idee diventino maggioritarie nel governo». Giovanni Russo Spena spiega che «nel Prc c’è già un gruppo di quasi 60 senatori pronto a sostenere quelle idee». D’accordo con Alleva anche i sottosegretari Rosa Rinaldi e Alfonso Gianni.
Per Gloria Buffo (sinistra Ds) «la proposta è buona, soprattutto sul punto della dipendenza socio-economica, presente anche nel disegno di legge “Precariare stanca” e nelle proposte Cgil. Io lascerei solo più spazio alla contrattazione». Stesso apprezzamento da parte di Carlo Podda (Fp Cgil, che esprime gli stessi dubbi sulla contrattazione), e Paolo Beni, presidente dell’Arci. Per Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, «bisogna ridisegnare l’intero lavoro italiano, a partire dalle collaborazioni fino a ridare diritti nel mondo degli appalti e delle esternalizzazioni». Giovanni Battafarano, parlando per conto del ministero del lavoro, ha spiegato che «il governo, come prevede il programma, vuole parificare entro la fine della legislatura i costi del lavoro dipendente e flessibile, e presenterà nelle prossime settimane le linee guida sulla riforma dei contratti e termine».
Resta controverso il tema del rapporto parasubordinato: dal ministero è arrivata la circolare sui call center, che mostra chiaramente come non si voglia rimettere mano all’articolo 2094, perpetuando la divisione tra lavoratori subordinati e parasubordinati. Si spera invece che a quel tavolo le idee di Alleva e della Cgil (che si impegna nell’articolo qui accanto) vengano portate avanti con convinzione in modo da cancellare questa forma discriminante di lavoro.