“Campinas, in Brasile. Al 2° Comitato Direttivo della FDIF”

Dal 30 novembre al 5 dicembre si è tenuta a Campinas, in Brasile, un’importante sessione del Comitato Direttivo della Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIF). Hanno partecipato delegazioni da tutto il mondo: dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa e dall’America. In questa occasione la FDIF ha ricevuto ufficialmente dalle mani della Ministra brasiliana delle Donne, Nilcea Freire, le chiavi della nuova sede internazionale, a San Paolo, che fu donata direttamente dal presidente Lula nel 2005.
Questo Comitato direttivo è molto importante per la prospettiva di rilancio della FDIF che offre sul piano internazionale. E’ il secondo direttivo che si tiene dopo il grande Congresso che c’è stato a Caracas, due anni fa, e che è stato preceduto dal Comitato direttivo preparatorio che si tenne a Roma nel novembre 2006.
Le discussioni di questo Direttivo sono state presiedute da Marcia Campos, presidente della FDIF, da Ilda Carrera, in rappresentanza della vicepresidente Ruth Neto, e da Mayada Abassi, vicepresidente.

Il Direttivo ha fatto un bilancio delle attività e dell’organizzazione in ogni continente, in un anno ricco di iniziative internazionali di cui la FDIF è stata parte attiva: il Forum Sociale Mondiale di Belém, il Simposio internazionale dei popoli di lingua portoghese di San Paolo, la 63ma Sessione dell’Onu per la Donna, la V Conferenza regionale in America Latina, la Conferenza sulla Crisi alimentare in Asia, la Conferenza sul disarmo del Messico, sulle Basi americane in Colombia e la Quarta Flotta da guerra degli Usa, la campagna permanente di solidarietà per la liberazione dei Cinque eroi cubani e la solidarietà con il popolo palestinese, la maggior parte già documentate nei numeri precedenti di “Oltre confine”. Il Direttivo inoltre ha indicato i passi da fare per ampliare la rete di contatti della Federazione in ogni paese, le azioni e le campagne volte a promuovere e allargare la partecipazione delle donne.

Le prossime scadenze che la FDIF si è impegnata ad affrontare riguardano le Conferenze dell’Onu nel 2010, in particolare, la Conferenza di Copenaghen sull’ambiente, che si sta svolgendo in questi giorni, “che bisogna seguire con molta attenzione poiché la linea dei monopoli statunitensi è quella di bloccare lo sviluppo di nazioni sovrane per sottometterle più facilmente” (Marcia Campos); la Conferenza Pechino+15 che si svolgerà a New York (tenendo conto che nell’ultimo quinquennio c’è stato un duro attacco ai diritti stabiliti nella precedente Conferenza, in particolare a quelli riproduttivi); e ancora, il FSM che si terrà in Senegal nel 2011, e “che sarà un’eccellente occasione per intensificare le nostre attività con le organizzazioni africane”; il Millennium Goals, in cui bisognerà rilanciare la lotta per l’uguaglianza di genere e per la eliminazione delle disuguaglianze etnico-sociali; l’organizzazione del centenario dell’8 marzo.

“In tutte queste conferenze e anniversari è molto importante che le nostre strutture insistano sul debito riguardo alla crisi finanziaria, sull’accesso al lavoro per le donne, noi dobbiamo sottolineare che l’unico modo per fronteggiare la realtà sempre più diffusa di famiglie più grandi con donne che lavorano e perciò si affidano a strutture sociali come asili nido, scuole, lavanderie e ristoranti popolari, in modo da poter andare a lavorare. Questa è la nostra battaglia, la battaglia di tutta la società; questo è un problema sociale di diritti umani che la nostra organizzazione deve prendere nelle sue mani con decisione”.
Fra le risoluzioni discusse e votate dal Direttivo vi sono quelle che esprimono solidarietà con Cuba, contro l’embargo e per la liberazione dei cinque ingiustamente nelle carceri statunitensi; solidarietà con la Palestina contro il muro e le aggressioni di Israele; con la Repubblica popolare coreana contro le provocazioni della Corea del sud e degli Usa, condanna dell’equiparazione, in Europa, tra fascismo e comunismo; contro la crisi; per l’autodeterminazione del popolo saharawi.

Al III “SOS Africa”, l’azione di solidarietà della FDIF con l’Africa avviata nel 2003, importanti sono stati gli interventi delle delegate africane con cui veniva ribadito il loro rifiuto degli aiuti degli imperialisti e l’accoglienza della solidarietà “dal sud al sud”.
I punti centrali degli interventi sono stati: la crisi economica, alimentare, energetica e climatica e gli effetti devastanti in Africa, la lotta per la parità di genere e contro le violenze domestiche, la mortalità infantile, la partecipazione delle donne alle lotte di liberazione, il microcredito, la guerra e lo sviluppo. È stato sottolineato l’importante contributo del governo brasiliano, attraverso la costituzione del Ministero della Negrità, alla politica di promozione dell’uguaglianza razziale.

Gli altri temi, svolti nei giorni del Direttivo, e su cui si sono espresse le delegate, sono stati la crisi alimentare, economica e i suoi effetti sulle lavoratrici, e l’integrazione regionale. Su questi temi pubblichiamo una parte delle riflessioni della delegazione europea.
Oltre 1 miliardo di persone vivono in povertà senza sufficiente cibo e acqua potabile, questa è la terribile eredità di decenni di politiche neoliberiste e le conseguenze della globalizzazione del sistema [capitalistico] di produzione alimentare e agricola.
L’attuale situazione economica e finanziaria colpisce in modo differente le lavoratrici e i lavoratori. Essa colpisce in modo differente le lavoratrici dei paesi ricchi e quelle dei paesi in via di sviluppo.

Tutti i settori dell’economia sono colpiti più o meno duramente dalla crisi, tuttavia quei settori dove la presenza di donne e di migranti è più alta, come il tessile e i servizi, in Europa, attualmente stanno ricevendo meno finanziamenti dai governi. Quelle, invece, come l’automobilistico e l’industria pesante, settori in cui la presenza maschile è maggiore, stanno ricevendo maggiori finanziamenti.
Le donne sono più presenti nei settori dove è più alta la disoccupazione, il lavoro part-time, meno qualificato e meno pagato, i lavori c.d. atipici.
Solitamente la povertà viene associata con i paesi in via di sviluppo dove la mancanza di cibo e di acqua potabile è una sfida quotidiana per le donne. Ma anche nelle aree più ricche del mondo la povertà è un rischio reale. Secondo la definizione comunemente accettata dall’Europa, viene considerata a rischio di povertà quella parte di popolazione che ha un reddito al di sotto del 66% del reddito medio del proprio paese. In ogni caso, 78 milioni sono, secondo i dati statistici, le persone considerate a rischio di povertà in Europa (19% bambini).

La persistente tendenza alla femminizzazione della povertà dimostra che le attuali politiche economiche dell’Unione Europea non mirano a risolvere i problemi economici e sociali delle donne.
La FDIF deve dare voce ai reali bisogni e alle preoccupazioni delle donne che subiscono la povertà, la discriminazione sociale, lo sfruttamento, la disoccupazione, a livello europeo e a livello locale, sia pubblico che privato.
Le organizzazioni delle donne hanno un ruolo fondamentale da svolgere nel riaffermare i diritti delle lavoratrici e la loro capacità di continuare ad essere la parte attiva della società.
L’indipendenza economica delle donne è cruciale per l’uguaglianza fra uomini e donne, e l’accesso di tutte le donne alla sicurezza sociale è essenziale per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere. Per questo noi chiediamo l’estensione della cassa integrazione, falcidiato dalla
crisia tutte le lavoratrici e ai lavoratori, anche precari.
Infine, bisogna sottolineare un aspetto che sta diventando sempre più significativo nei paesi europei, e cioè lo sfruttamento degli immigrati, e in particolare delle donne migranti, le quali svolgono una crescente parte dei lavori di assistenza alle popolazioni anziane e ai bambini, ecc., in assenza dei servizi sociali. Noi chiediamo, pertanto, l’estensione di tali servizi sociali alle donne immigrate, affinché non si crei una nuova disuguaglianza fra le donne europee e le immigrate.

*Comitato Centrale PdCI