Camp Darby raddoppia

Gli americani pronti a costruire una seconda base accanto a quella da cui sono partite armi, mezzi e munizioni per le guerre nell’ex Jugoslavia e in Iraq. A gestirla un contrattista privato del Pentagono
L’impianto sarebbe ormai saturo, da qui la necessità di un ampliamento. Il collegamento con il porto di Livorno avverrà attraverso lo scolmatore dell’Arno, che verrà reso navigabile

Camp Darby, la grande base logistica Usa tra Livorno e Pisa, potrebbe essere raddoppiata. Secondo fonti confidenziali, citate ieri dal Tirreno, plenipotenziari statunitensi stanno conducendo da mesi colloqui riservati per ottenere un’altra area su cui costruire una seconda base da affiancare alla prima. La zona potrebbe essere la piana di Guasticce, sempre tra Livorno e Pisa, vicino all’interporto e allo scolmatore (che verrebbe reso navigabile con chiatte) dove è disponibile una superficie di un milione di metri quadri. La nuova base sarebbe probabilmente gestita da un contrattista del Pentagono con personale civile. La notizia è esplosiva ma non inattesa. Camp Darby è la base logistica che rifornisce le forze terrestri e aeree Usa nell’area mediterranea, nordafricana e mediorientale. Secondo il rapporto ufficiale del Pentagono Base structure report 2003, essa comprende 147 edifici con una superficie di 8 km quadrati. E’ l’unico sito dell’esercito Usa in cui il materiale preposizionato (Carri M1, Bradleys, Humvees) è collocato insieme alle munizioni (comprese quelle a uranio impoverito). Il loro numero, secondo dati parziali forniti da Global Security, potrebbe superare il milione e mezzo. Altre strutture per il rifornimento e l’addestramento, comprendenti 341 edifici in proprietà e 58 in affitto, si trovano in tre località in provincia di Livorno e in due in provincia di Pisa.

Con la fine della guerra fredda Camp Darby, come le altre basi Usa e Nato in Italia, ha acquistato una importanza ancora maggiore. Da qui è partita gran parte degli armamenti e altri materiali usati dall’esercito e dall’aviazione Usa nelle due guerre contro l’Iraq e in quella contro la Jugoslavia. Ora, nel quadro della ridislocazione delle forze Usa dall’Europa settentrionale e centrale a quella meridionale e orientale, il Pentagono ha necessità di aumentare la capacità della base, ormai satura. Non basta però potenziare le installazioni interne e allargare il Canale dei Navicelli che la collega al porto di Livorno. Occorre altro spazio per costruire una seconda base.

Il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi (Ds) ha dichiarato che la notizia, anche se non ufficiale, è credibile. Ha quindi aggiunto: «Laddove si aprissero elementi di trasparenza anche in rapporto alla base militare di Camp Darby già esistente, se ne potrebbe discutere. Certo che guarderemo con ben minore simpatia se invece questa proposta si circonderà di segretezza e di logiche esclusivamente militari». A parte il fatto che la costruzione di una base militare risponde sempre a logiche esclusivamente militari, il sindaco di Livorno dovrebbe sapere che tipo di trasparenza c’è da aspettarsi dal comando di Camp Darby. Come è emerso dalle successive inchieste dei giudici Casson e Mastelloni, Camp Darby ha svolto sin dagli anni `60 la funzione di base della rete golpista costituita dalla Cia e dal Sifar nel quadro dei piani segreti «Stay Behind» e «Gladio»: qui furono addestrati i neofascisti pronti a entrare in azione e conservate le armi per il colpo di stato. Camp Darby ha a che vedere anche con la tragedia del Moby Prince del 10 aprile 1991, in cui perirono 140 persone: quella notte nel porto di Livorno era in corso una operazione segreta di trasbordo di armi dirette probabilmente in Somalia (come ben documenta E. Fedrighini in “Moby Prince”, ed. Paoline).

Nel 2000 – secondo notizie raccolte da Global Security e mai smentite – a Camp Darby si rasentò la catastrofe. Il soffitto di alcuni depositi pieni di missili, testate esplosive, proiettili e detonatori, aveva cominciato a cedere. Fu quindi necessario rimuovere, in una operazione durata 12 giorni in piena estate, oltre 100 mila testate e proiettili esplosivi. La rimozione, estremamente rischiosa, venne effettuata con speciali mezzi teleguidati e robot. Tutto, naturalmente, nel più assoluto segreto. Le stesse autorità civili italiane furono tenute all’oscuro. Ancor più la popolazione che, durante l’estate, cresce di numero essendo questa una località di villeggiatura.

La realtà è che Camp Darby, come le altre basi statunitensi, pur essendo in territorio italiano è inserita nella catena di comando del Pentagono e quindi sottratta a qualsiasi meccanismo decisionale italiano. The Shell agreement – il memorandum d’intesa tra i ministeri della difesa di Italia e Usa sull’uso di installazioni/infrastrutture da parte delle forze statunitensi in Italia, stipulato il 2 febbraio 1995 durante il governo Dini – non intacca questo “principio” in quanto attribuisce alle autorità italiane compiti relativi alla sicurezza della base, non facoltà di stabilirne l’uso. In tal modo il Pentagono sta trasformando sempre più l’Italia in trampolino di lancio della «proiezione di potenza» statunitense verso sud e verso est. E’ una strategia non solo militare, ma politica: per superare le resistenze che vengono da quella che Rumsfeld definisce la «vecchia Europa» (impersonificata da Germania e Francia), Washington fa leva sugli amici più fedeli (e soprattutto ossequienti), tra i quali si distingue l’Italia. C’è da chiedersi: che posizione prenderà (se verrà eletto) il futuro governo di centro-sinistra su tale questione? E’ su questo che il sindaco di Livorno dovrebbe chiedere trasparenza e cominciare a discutere.