Camp Darby: Cluster bombs e ipocrisia

Le notizie che rimbalzano da alcuni mesi sulle agenzie di stampa di tutto il mondo, grazie a Julian Assange e alla sua Wikileaks, fanno emergere una serie di verità molto scomode per governanti nazionali e locali, tra queste le recentissime rivelazioni sulle armi in dotazione alla base statunitense di camp Darby. Rivelazioni che umilmente ci permettiamo di ampliare e circostanziare.

Le cluster bombs depositate a camp Darby -come rivelato dai cablogrammi inviati dall’ex ambasciatore USA R. Spogli al Presidente USA – sono accatastate insieme ad altre micidiali armi di distruzione di massa, come ad esempio quelle all’uranio impoverito, che nel 1999 hanno ucciso (e continuano ad uccidere ancora oggi) le popolazioni dell’ex Jugoslavia, i traccianti al fosforo bianco usati contro le popolazioni irachene di Falluja nel 2004, i proiettili all’uranio arricchito sperimentati nell’ultima aggressione contro il Libano nel 2006.

La lista potrebbe continuare a lungo, comprendendo forse anche testate nucleari, di cui da sempre si parla come possibile munizionamento in dotazione alla base.

Armi che ogni giorno transitano da camp Darby attraverso i nostri mari, le nostre strade e i nostri cieli, per rifornire le truppe statunitensi e israeliane (camp Darby ha due i depositi classificati in Israele) che combattono in Afghanistan, Pakistan, Iraq e in molte altre missioni “coperte” in Africa, Asia e Medio Oriente.

Le amministrazioni locali non hanno mai brillato nel denunciare questi traffici di morte, proponendo generiche mozioni solo dopo forti pressioni dei movimenti antimilitaristi.

Recentemente le blande e sempre ambigue dichiarazioni per una riconversione della base si sono trasformate in scelte politiche di collaborazione stretta tra la base statunitense e le attività produttive e aeronavali presenti sul nostro territorio. Parliamo dell’ampliamento del canale dei navicelli e della costruzione dell’Hub all’interno dell’aeroporto Dell’Oro.

Scelte caldeggiate con entusiasmo dal Sindaco di Pisa e dai suoi mentori di partito, e che determineranno uno sviluppo straordinario della base USA di camp Darby.

A fronte di questi progetti in corso d’opera, le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Filippeschi e dal deputato PD Fontanelli sulle rivelazioni di Wikileaks ci sembrano più imbarazzate frasi di principio che orientamenti reali, un plastico esercizio d’ipocrisia politica, in attesa che si calmino le acque. Il business civile/militare deve andare avanti, nonostante le cluster bombs.

Per la salute e la sicurezza delle popolazioni locali, per la vita e la stabilità delle popolazioni colpite ogni giorno dalle bombe inviate da questa base di morte, le scelte di amministratori responsabili dovrebbero essere ben altre: la sensibilizzazione e mobilitazione dei cittadini per chiedere la chiusura immediata di camp Darby e l’allontanamento di tutte le armi di distruzione di massa dai nostri territori.

In attesa che il nostro Sindaco prenda la testa di questa salutare battaglia in difesa della sua comunità e della pace nel mondo, ci assumiamo temporaneamente l’onere di rilanciare con forza la richiesta di smantellamento e riconversione di questa base di morte.

Chiediamo per questo l’immediata sospensione dei lavori di ampliamento del canale dei navicelli – utile al raddoppio dei traffici di armi della base – e il blocco dei lavori per l’Hub aeronavale, dal quale partiranno truppe e armi a stelle e strisce per le operazioni di guerra in Afghanistan e negli altri paesi devastati dalle occupazioni militari USA /NATO.

Il Comitato per lo smantellamento e la riconversione ad usi esclusivamente civili della base USA di camp Darby (Comitato NoCampDarby)
www.viacampdarby.org [email protected]